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Parliamo di prolasso vaginale

Il pavimento pelvico è una rete di sostegno costituita da tessuto muscolare e tessuto connettivale. Approfondiamo l’argomento con il Dott. Giampaolo Siena, specialista in Urologia

Da cosa è causato?

Nel corso del tempo, la massa muscolare può diminuire, questo è un fenomeno noto come sarcopenia, che tende ad aumentare con l'avanzare degli anni. Inoltre, si perde il trofismo legato alla presenza degli estrogeni, soprattutto dopo la menopausa.

Tutto ciò favorisce il cedimento di questa rete di sostegno naturale chiamata pavimento pelvico.

Altri fattori che contribuiscono al prolasso includono:

  • parti multipli o complessi che determinano microfratture,
  • obesità,
  • stazionarietà prolungata,
  • sforzi fisici intensi,
  • fumo di sigaretta, che contribuisce a bronchite e tosse cronica, aumentando così la pressione addominale e il carico sul pavimento pelvico.

Come si riconosce il prolasso vaginale?

I principali sintomi del prolasso sono:

  • la percezione di una protrusione durante l'igiene intima o una sensazione di ingombro a livello vaginale,
  • sensazione di svuotamento vescicale incompleto,
  • urgenza urinaria,

  • blocco urinario,
  • disturbi legati alla sfera sessuale o intestinale, ad esempio stitichezza.

Come si previene?

Per prevenire il prolasso, è importante eliminare i fattori di rischio e rinforzare la muscolatura pelvica tramite esercizi fisioterapici.

Indicazioni all'intervento chirurgico per il prolasso vaginale

L'intervento chirurgico per il prolasso può essere necessario quando i sintomi diventano significativi. Questo può avvenire tramite un approccio transvaginale, di solito associato all'asportazione dell'utero, o tramite chirurgia addominale mediante laparoscopia o chirurgia robotica. Le moderne piattaforme robotiche consentono un intervento preciso e dettagliato, riducendo il rischio di complicazioni.

Come avviene l'intervento?

Durante l'intervento, viene posizionata una rete biocompatibile sul versante interno della parete vaginale, che funge da supporto per gli organi prolassati. La rete viene fissata al promontorio sacrale, una struttura scheletrica stabile, che consente di ricollocare gli organi prolassati nella loro sede anatomica naturale.

L’intervento è sicuro e i rischi di recidiva sono contenuti (intorno al 2-4%), tuttavia, in alcuni casi di recidiva, è possibile ripetere l'intervento.

Ritorno alla normalità

Dopo l'intervento, è consigliabile un periodo di riposo di almeno 6-8 settimane per favorire la cicatrizzazione, inoltre bisognerebbe evitare sforzi e la stazionarietà prolungata.