Perché ogni anno si verificano tanti infortuni al legamento crociato?

Autore: Dott. Roberto Pozzoni
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Editor: Antonietta Rizzotti

Gli infortuni del legamento crociato anteriore si verificano in modo frequente soprattutto in ambiti sportivi. Il Dott. Roberto Pozzoni, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Milano, spiega come deve essere trattata la lesione che interessa il ginocchio e in cosa consiste l’intervento in artroscopia.

La lesione del legamento crociato nello sport

Il legamento crociato anteriore è un fascio di tessuto connettivo fibroso che stabilizza il ginocchio impedendo lo spostamento della tibia rispetto al femore durante i movimenti di flessione, estensione e rotazione del ginocchio. La sua lesione può avvenire a causa di traumi da sollecitazioni meccaniche che insorgono soprattutto durante l’attività sportiva; questo infortunio è più frequente negli sport con componente rotazionale come calcio, sci e pallacanestro.

Come viene trattata la lesione del crociato?

La diagnosi di rottura del legamento crociato anteriore (L.C.A.) è clinica, confermata da esami strumentali dedicati, quali la R.M.

In base alla gravità della lesione, all’età del paziente, alla sua richiesta funzionale e allo stile di vita che conduce, l’infortunio al L.C.A. può essere trattato in diversi modi:

  • Conservativo: il paziente dovrà rispettare riposo lavorativo e sportivo e sottoporsi ad un periodo di fisiokinesiterapia, volto a rinforzare la muscolatura dell’arto inferiore e a migliorare il controllo neuromuscolare dell’articolazione.
  • Chirurgico: intervento di trapianto tendineo pro L.C.A. o, in rari casi, intervento di “sutura” legamentosa.

Il trattamento chirurgico è indicato nelle lesioni totali, nei pazienti con richieste funzionali specifiche e anche a scopo preventivo. Infatti, l’instabilità articolare derivante dalla rottura del L.C.A. determina movimenti preternaturali responsabili di sovraccarico funzionale con possibili lesioni meniscali, capsulo-legamentose e/o cartilaginee.

In che cosa consiste l’intervento in artroscopia?

L’intervento si esegue con tecnica artroscopica, asportando il legamento lesionato che verrà sostituito con autotrapianto (tendine proveniente dallo stesso paziente) o allotrapianto (tendine proveniente da donatore) o trapianto artificiale.

È una procedura chirurgica che può essere eseguita in anestesia spinale o generale e che prevede l’esecuzione di tunnel ossei, attraverso i quali inserire l’innesto tendineo che verrà fissato mediante viti o sistemi di ancoraggio che si appoggiano sulla superficie ossea.

Ad oggi la chirurgia aperta (tradizionale) è riservata alla riparazione di lesioni associate periferiche quali lesioni ai legamenti collaterali e/o lesioni ad inserzioni tendinee periarticolari.

La fase riabilitativa

La fase di riabilitatazione, dopo una ricostruzione del L.C.A., è molto importante e deve rispettare degli step specifici. Il neo-legamento non deve essere sottoposto a stress articolari e pertanto la corretta guarigione deve rispettare i tempi biologici di osteointegrazione. Recenti studi hanno infatti dimostrato che le ri-rotture del L.C.A. sono, nella massima parte dei casi, determinate da tempi di recupero brevi.

Attualmente il ritorno allo sport, dopo una ricostruzione del L.C.A., è di 8/12 mesi. Una corretta tecnica chirurgica, unitamente ad un adeguato programma riabilitativo, consentono al paziente di ritornare a praticare sport a livello agonistico, raggiungendo performance e gestualità tecnica pre-infortunio.

Perché le lesioni al crociato nel calcio sono così numerose?

Il numero di lesioni al L.C.A., soprattutto nel calcio, ha visto un incremento rispetto agli ultimi 20-30 anni; questo perché è cambiato il modo di allenarsi (aumento della velocità di esecuzione del gesto tecnico) e perché è aumentata la richiesta funzionale.

Non dobbiamo tuttavia dimentica che, negli ultimi anni, sono cambiati i terreni di gioco (campi sintetici) e i materiali tecnici (scarpini, tacchetti). I principali meccanismi traumatici che portano a rotture del L.C.A. sono i movimenti rotazionali e in iper-estensione e iperflessione. Una corretta preparazione fisica, allenamenti dedicati e esercizi di propriocettività, possono ridurre l’incidenza di questa lesione ormai molto frequente nell’ambito sportivo.

Dott. Roberto Pozzoni
Ortopedia e Traumatologia

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