Perfusione chemioterapica diretta nelle neoplasie

Autore: Prof. Filippo Lococo
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Abbiamo sentito parlare della possibilità di eseguire una chemioterapia direttamente all’interno del torace per contrastare alcuni tumori. In quali casi può essere eseguita?  È una metodica sicura e quali sono i punti di forza rispetto agli interventi tradizionali? Risponde il Prof. Filippo Lococo, Professore Associato della Chirurgia Toracica della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma

Perfusione chemioterapica diretta: di cosa si tratta?

L’idea di utilizzare i farmaci chemioterapici direttamente a contatto con gli organi interessati da una malattia tumorale non è certo team di mediciun’idea nuova. Già da decenni tale metodica viene utilizzata nell’addome insieme alla chirurgia per contrastare alcuni tumori che hanno una diffusione a tutto il peritoneo. Per quello che riguarda il torace, in realtà da alcuni anni, alcuni Team chirurgici in Italia ma soprattutto all’estero (Germania leader europea in questo campo) hanno sviluppato dei protocolli sperimentali che prevedono l’uso di farmaci chemioterapici a temperatura elevata (tra i 41° C ed i 42.5° C) a diretto contatto con il polmone e soprattutto con la pleura. Infatti, i casi che maggiormente possono beneficiare di tali protocolli sono i tumori della pleura ed in particolar modo il mesotelioma pleurico maligno. Nel dettaglio, oltre la chirurgia tradizionale (che prevede l’asportazione pressoché totale della pleura) si combina l’efficacia della chemioterapia (di solito Sali di platino) che viene perfusa nella cavità pleurica con una soluzione salina, portata a più di 40°C. Tale perfusione viene mantenuta per circa un’ora ed integra la chemioterapia post-intervento, con il vantaggio di avere minori effetti collaterali per il paziente e probabilmente una migliore efficacia complessiva. Il vantaggio sta proprio nell’evitare di far circolare tutto il chemioterapico nel sangue poiché solo una parte di esso viene assorbito mentre la maggior parte rimane ed agisce a contatto diretto con la pleura. Va detto che si tratta di protocolli sperimentali e che pertanto richiedono un’attentissima valutazione iperspecialistica per selezionare al meglio i pazienti candidabili.

Anche alcune forme di carcinosi pleurica (tumori di altre sedi che colonizzano la pleura) possono beneficiare di tale trattamento, ma l’indicazione è molto limitata e sempre condivisa da un gruppo multidisciplinare di esperti in materia.

Nel centro dove lavoro ad esempio (U.O.C. di Chirurgia Toracica del Policlinico Gemelli- Università Cattolica di Roma, Direttore Prof. Margaritora), abbiamo la possibilità di eseguire tali procedure grazie al prezioso contributo di specialisti, tecnici e macchinari dedicati a questa metodica, con ottimi risultati post-operatori in termini di sicurezza del malato (primo obiettivo di ogni trattamento sperimentale). Chiaramente è utile ribadire come non molti pazienti affetti da tumore della pleura possano essere candidabili, ma ci impegniamo a spingere l’innovazione sempre in avanti per cercare di curare al meglio sempre più pazienti e nel migliore dei modi.

Prof. Filippo Lococo
Chirurgia toracica

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