Piccolo manuale della felicità: imparare a superare i momenti no

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 10/11/2018
Editor: Top Doctors®

Tutti quanti siamo alla continua ricerca della felicità. Molte volte però, la confondiamo con ciò che la nostra cultura e società ci impone di fare/essere per raggiungere l’agognata meta. In questo articolo, i maggiori esperti in psicologia ci invitano a fare una riflessione su noi stessi e sulla ricerca della felicità.

 

Nelle profondità dell’essere umano si trova il paradiso perduto, quello stato di “pienezza” interiore che si suole chiamar felicità, la pietra filosofale che vive nel nostro io e che passiamo tutta una vita a cercare. Purtroppo la società ci ha convinto che la nostra felicità dipenda dai mille fattori esterni che ci circondano: menzogna!

Questa affermazione rappresenta la forma più sbagliata di concepire il mondo.

Bisogna entrare nell’ordine di idee che la felicità non appartiene solamente agli altri: si tratta di un bene fondamentale a cui tutti possiamo, anzi, abbiamo il diritto di accedere.

Accettare i luoghi comuni, vivere ogni giorno come una vittima, accettare tutto quello che ci succede passivamente, significa vivere davvero?

È arrivata l’ora di rimboccarsi le maniche e di liberare la testa dalle credenze sbagliate. Non bisogna seguire nessun padrone, bisogna ribellarsi e rifiutare di credere che quello che pensano gli altri sia la cosa migliore per te. Inizia a decidere per te stesso, assumiti le tue responsabilità e riprendi in mano le redini della tua vita.

Essere sinceri con se stessi implica un esercizio cosciente e costante, che inizia con la domanda: chi sono io? Di cosa ho veramente bisogno? Che cosa mi impedisce di stare bene?

 

Si tratta di effettuare un salto quantico: da fuori a dentro. Se rimaniamo fuori, continueremo imperterrite con condotte neurotiche (devo cambiare la macchina, il lavoro, mi preoccupa la vita di coppia, la famiglia e gli amici per essere felice…).

Fermati a riflettere.  Questi cambi non sono autentici! Ci regalano un momento di felicità fuggevole, che scomparirà rapidamente e lascerà un vuoto dietro di sé.

Che succede? Sarà che forse stiamo proiettando le nostre frustrazioni all’esterno, essendo stati educati per essere “politicamente corretti”: andiamo a scuola per imparare la matematica, ma poi non sappiamo prenderci cura di noi stessi.  

Ci hanno riempito di concetti che ci allontanano dalla nostra vera essenza (guadagna bene, sposati, trova un lavoro, forma una famiglia...). Tutte azioni buone per gli altri, ma non per noi stessi: sembra quasi che, se non seguiamo un protocollo prestabilito, appariremo come degli ingrati.  Di conseguenza saremo lì, a costruirci una vita perfetta agli occhi degli altri…

Domandati: ma tu, sei soddisfatto?

Se sei convinto che la felicità risieda nelle cose materiali, allora ti stai annullando, ti stai autolimitando e ti stai costruendo intorno dei paletti che ti allontanano sempre di più dalla vera pienezza: siamo gli unici responsabili di quello che abbiamo.

Ci sono molti trucchi per fare pace con noi stessi e riuscire a raggiungere il nostro lato più profondo. Ma esistono due condizioni senza le quali questo non è possibile: amarsi ed essere sinceri con noi stessi. Se non ti prendi cura di te stesso, non lo faranno neanche gli altri.

Essere sinceri con noi stessi è un esercizio che richiede destrezza e coraggio. La voce dell’ego, il nostro principale nemico, è sempre viva e pronta a prenderci in giro con pensieri egoisti…ma fortunatamente la vita è più saggia di noi, e ci fa pagare le conseguenze con sentimenti di tristezza, angoscia ed ansia generalizzata senza un apparente perché.

Forse perché hai fatto scappare occasioni importanti di crescita personale per paura, forse perché è più facile seguire l’ego che ascoltare quello che ci suggerisce il cuore.

Se ti senti così, fatti un esame di coscienza. Ti vuoi bene? Sei sincero e contento con te stesso? La verità rende liberi. E se ti rendi conto che non hai i mezzi necessari per uscirne da solo, puoi iniziare con un esercizio di umiltà: chiedi aiuto!

Non ci hanno mai educato a farlo, ma nasciamo con un enorme potenziale: perché non sfruttarlo?

Trasformiamoci in un modello per noi stessi e per i nostri figli. Il vero cambio a livello sociale è sempre preceduto da un cambio a livello individuale.

E, prima voltare pagina, rifletti: quanto hai amato e quanto amore hai ricevuto?

Alla fine, è l’unica cosa che importa.

 

 

 

Articolo scritto con la collaborazione della dottoressa Marina Bassas Vivó 

 Redazione di Topdoctors

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