Piedi piatti: quando diventano un problema?

Autore: Dott. Mario Cervone de Martino
Pubblicato: | Aggiornato: 13/11/2018
Editor: Top Doctors®

Il piede piatto è una caratteristica di tutti i bambini fino agli 8-12 anni di vita. Il Dott. Mario Cervone de Martino, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Napoli, ci spiega le caratteristiche di questa condizione e in quali casi è necessario intervenire

Le caratteristiche del piede piatto

Un piede alla nascita è generalmente piatto, questo perché la pianta allargata nei bambini fornisce una maggiore superficie di appoggio ed un conseguente prezioso aiuto durante i loro primi passi.
Nei bambini molto piccoli e fino ai 7-8 anni, i piedi piatti sono una costante per almeno due motivi:

  • L'arco plantare deve ancora svilupparsi;
  • Nella pianta dei piedi è presente una quantità di tessuto adiposo tale da rendere poco visibile le volte longitudinali interna, esterna e anteriore trasversa.

Durante il normale percorso di crescita, i piedi del bambino si snelliscono e cominciano a svilupparsi sempre di più gli archi plantari. È intorno agli 8-12 anni di vita che il piede del bambino subisce una trasformazione che lo farà diventare “adulto”.
L’incidenza dei piedi piatti fino ai 4-5 anni è di circa l’80%, per poi diminuire notevolmente fino agli 8 anni di età, periodo in cui bisogna decidere se eventualmente intervenire chirurgicamente. Le cause spesso sono idiopatiche (ovvero non dipendenti da fattori esterni) ed esistono forme congenite legate a malformazioni del retropiede tra cui la più frequente è la sinostosi astragalo-calcaneare.

Come ci si accorge del piede piatto?

Un bambino con i piedi piatti è facilmente riconoscibile poiché questa patologia è accompagnata da un valgismo del retropiede (pronazione), insieme ad un valgismo delle ginocchia, che si traduce nella camminata con le gambe ad “X” tipica dei bambini fino ai 5 anni di età. Dopo i 5 anni inizia lo sviluppo in lunghezza dell’arto inferiore soprattutto legato alla cartilagine del ginocchio, che correggerà naturalmente il valgismo delle ginocchio e di conseguenza del retropiede, con la successiva scomparsa del piede piatto.

Come si diagnostica?

Il primo a rendersi conto del piattismo dei piedi è il pediatra che in genere dopo i 2 anni invia il bambino ad una visita ortopedica specialistica. Il piede piatto si diagnostica staticamente col l’ausilio di un podoscopio o dinamicamente con l’esame baropodometrico.

In cosa consiste la terapia?

Secondo la moderna letteratura specializzata, in genere si tende a non trattare il piede piatto fino agli 8-9 anni. Dopo quest’età si valuterà se il piede si sia normalizzato e in caso contrario si potrà ricorrere ad una chirurgia mini invasiva mediante l’infissione di viti nell’articolazione sottoastragalica che limiteranno il movimento del retropiede (intervento di Artrorisi).

 

Dott. Mario Cervone de Martino
Ortopedia e Traumatologia

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