Prevenire l’infarto con integratori a base di olio di pesce o di Omega3

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Gli integratori a base di olio di pesce o di Omega3 fanno bene al nostro organismo? Non esistono ancora delle certezze su questo tema e si tende a fare molta confusione a riguardo. Noi lo abbiamo chiesto alla Prof.ssa Graziella Bruno, esperta in Medicina Interna a Torino.

Che cosa sono gli Omega3?

Con il termine Omega si definisce il gruppo di acidi grassi polinsaturi essenziali che il nostro organismo deve assumere necessariamente attraverso l’alimentazione, la loro carenza potrebbe favorire l’insorgere di rischi di danno d’organo. Infatti, questi acidi grassi hanno un ruolo significativo perché aiutano a prevenire e a curare patologie cardiovascolari e infiammatorie, contribuiscono alla formazione della costituzione della membrana cellulare e sono considerati precursori di altre molecole coinvolte in diverse funzioni cellulari.

Quali alimenti contengono Omega3?

Gli Omega3 si trovano in grande quantità in deversi tipi di pesce:

  • Sgombro
  • Salmone
  • Tonno
  • Sardine
  • Acciughe
  • Pesce spada
  • Merluzzo
  • Trota

Inoltre è anche presente nella frutta secca come le noci o le mandorle e nei legumi.

Recenti studi osservazionali hanno notato una diminuzione del rischio cardiovascolare quando l’assunzione di pesce e di semi oleosi è maggiore. Nelle persone anziane in salute è stato riscontrato un mantenimento di alti livelli di Omega3 nel loro sangue in prelievi effettuati a distanza di anni.

A chi suggerisce quindi l’integrazione con Omega3?

L’alimentazione mediterranea, pur essendo la più idonea a mantenere basso il rischio di infarto, è poco seguita dalla stessa popolazione italiana. Il consumo di pesce è basso così come quello di semi oleosi. La legittima preoccupazione di molte persone in merito ai dati sull’inquinamento delle acque da microplastiche, mercurio e metalli pesanti, rischia di rallentare ancor di più l’inserimento del pesce nel nostro menù familiare. Personalmente, alla luce della mia lettura delle evidenze scientifiche, mi sento di suggerire l’assunzione quotidiana di integratori a base di Omega 3. Ciò che deve guidare l’approccio clinico, in attesa di future evidenze, è il rapporto rischio beneficio. Il rischio di effetti collaterali è pressoché nullo e il potenziale beneficio invece di grande interesse in persone di età superiore a 50-55 anni. Ovviamente, l’assunzione deve essere continua per almeno 5 anni ed essere iniziata sotto controllo medico. È fondamentale infatti fare riferimento a quanto riportato sull’etichetta dell’integratore ed assumere le dosi corrette, su consiglio medico.  

Vi è evidenza di beneficio anche nelle donne in gravidanza, con una riduzione del rischio di parto pretermine. Allo stesso modo, pazienti con valori di trigliceridi elevati, hanno beneficio dall’integrazione con Omega 3, ma a dosi più elevate, da concordare con il medico. Recentemente è stato mostrato che in pazienti diabetici e non, con iperlipemia mista (colesterolo e trigliceridi elevati), già trattamento con statine e quindi con valori ottimali di colesterolo-LDL, l’aggiunta di Omega 3 per 4-5 anni consente una riduzione del 25% di eventi cardiovascolari. 

Prof.ssa Graziella Bruno
Medicina interna

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