Prostatite acuta e cronica: caratteristiche principali

Autore: Prof. Federico Guercini
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La prostatite è una malattia molto frequente poichè secondo statistiche aggiornate colpisce in Europa dal 5 al 10% degli uomini in età fertile. Ma, nonostante il forte impatto sociale di questa patologia, così invalidante per coloro che la subiscono, permane scarsamente oggetto di ricerche scientifiche approfondite, in quanto sia le Società Farmaceutiche che gli Urologi sono più interessati a studiare le patologie prostatiche cosiddette maggiori, cioè l’ipertrofia benigna (IPB) ed il cancro. Ce ne parla il Prof. Federico Guercini, esperto in Urologia a Roma

 

Nella nostra vastissima esperienza (oltre 20 anni di studio) abbiamo visto migliaia di pazienti disperati trattati come “malati immaginari”uomo, finestra, pensieri o nella migliore delle ipotesi come malati il cui consiglio terapeutico più comune era quello “di non pensarci, tanto non c’è niente da fare”.

E inoltre di solito le terapie somministrate dipendono da una visione  prostatocentrica cioè con riferimento esclusivo alla ghiandola prostatica e a sue infezioni più o meno evidenti poichè eseguendo spermiocolture si evidenziano spesso nelle prostatiti croniche, contaminazioni batteriche che portano automaticamente il medico a somministrare ripetuti quanto inutili ciclo di antibiotici.

Come possono essere classificate le prostatiti?

Possiamo grosso modo catalogare le prostatiti in:

  • Prostatite batterica acuta
  • Prostatite batterica cronica
  • Prostatite abatterica cronica

Prostatite batterica acuta

La prostatite batterica acuta è la meno comune ed è provocata da un’infezione della prostata di tipo batterico spesso con coinvolgimento dei testicoli (epididimi) ed è solitamente conseguente ad un’infezione a trasmissione sessuale.

Alla visita rettale la prostata appare aumentata di volume, di consistenza molliccia e la sua palpazione provoca normalmente dolori violenti.

I sintomi sono quelli tipici dell’infezione genito-urinaria:

  • Brividi di freddo
  • Febbre alta che regredisce con sudorazione profusa
  • Dolore lombare e genitale
  • Dolore scrotale (se interessati gli epididimi)
  • Bruciore minzionale con aumento della frequenza ed urgenza fino nei casi più gravi arrivare alla ritenzione acuta di urina.

Dal punto di vista degli esami di laboratorio, nelle urine si rilevano altissime concentrazioni di batteri nelle urine e nello sperma, mentre a livello ematico si può evidenziare un rialzo del PSA totale anche con valori superiori a 20 ngr/ml.

La terapia una volta individuato l’agente infettante, è sempre basata sulla somministrazione di antibiotici e antiinfiammatori. La prognosi è assolutamente fausta e se ben trattata la malattia scompare nell’ambito di 7-10gg.

Prostatite batterica cronica

La prostatite cronica batterica è solitamente la conseguenza di una prostatite acuta mal curata oppure la conseguenza di molteplici uomo giovaneripetute “mini prostatiti” sottovalutate. In questi casi i batteri creano nella prostata i cosiddetti “biofilms batterici” cioè nidi fibro-mucosi all’interno dei quali i batteri si incistano con impossibilità di essere aggrediti, da parte degli antibiotici somministrati per via generale.

Alla visita rettale la prostata appare di solito aumentata di volume e pastosa ma la sua palpazione non provoca il dolore terribile come in caso di prostatite acuta.

I sintomi sono molto meno drammatici di quelli della forma acuta, pur rilevandosi:

  • Bruciori urinari
  • Minzione frequente
  • Dolore postejaculatorio
  • Pesantezza perineale e anorettale

La terapia della malattia prevede due livelli terapeutici.

Il primo livello si basa su prolungate assunzioni di antibiotici eventualmente in contemporanea con ripetuti massaggi prostatici.  Se, come spesso avviene, il trattamento di antibiotici per un periodo di tempo prolungato fallisce, allora bisogna passare al secondo livello terapeutico che prevede l’esecuzione di infiltrazioni di antibiotici, sotto guida ecografica, direttamente nel tessuto prostatico infetto.

Prostatite abatterica cronica

La prostatite cronica abatterica pur essendo la forma più comune, di prostatite è anche quella più difficile da curare. Solitamente compare dopo i 20 anni e la causa spesso non appare legata a nulla di specificamente rilevabile. Assenza di batteri patogeni sia nello sperma che nelle urine o nel tampone uretrale.

La malattia, può essere causata dai più svariati fattori e talvolta è la sequela di una vera pregressa prostatite batterica e può originarsi a causa di patologie proctologiche quali fistole, ragadi, emorroidi). Spesso invece fa seguito ad un lungo periodo di stress o di affaticamento psico-fisico con il conseguente permanere di uno spasmo prolungato della muscolatura del pavimento perineale (muscoli elevatori dell’ano), con successiva infiammazione dei nervi pudendi. In questa tipologia di situazione rientrano i pazienti che hanno sviluppato una prostatite abatterica con l’uso prolungato della bicicletta o con la pratica dello spinning. In questa situazione non si rileverà la presenza di batteri patogeni.

Alla visita rettale la prostata non appare assolutamente dolente, mentre si genera forte o fortissima dolenzia a livello dell’emergenza dei nervi pudendi e /o dell’inserzione muscolo-tendinea.

Per questo motivo la prostatite cronica abatterica, non è distinguibile dalla infiammazione dei nervi pudendi (o forse è la stessa cosa?).

I sintomi della prostatite cronica abatterica sono i più vari (urinari, dolorosi, sessuali), ma su tutti usualmente prevalgono i sintomi dolorosi che si possono manifestare come:

  • Bruciore uretrale conseguente o meno alla minzione e/o all’eiaculazione;
  • Dolore/bruciore del pavimento perineale con irradiazione agli inguini, ai testicoli e alla schiena;
  • Dolore perianale ed intra anale con sensazioni di corpo estraneo intra anale.

La terapia in questo caso ha come obiettivo la specifica despasmizzazione del pavimento pelvico associata ad un’azione antiinfiammatoria dei nervi pudendi e pertanto verranno prescritti farmaci antispastici con effetto centrale e periferico, clisterini cortisonici, integratori naturali a base di sostanze protettrici dei nervi periferici e  “devices” meccanici che aiutino il rilasciamento dello sfintere anale.

 

Prof. Federico Guercini
Urologia

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