Protesi d’anca: ritornare alla vita di sempre

Autore: Dott. Matteo Bruzzone
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Editor: Top Doctors®

Operarsi di protesi d’anca comporta necessariamente dei cambiamenti nella vita di tutti i giorni. L’esperto in Ortopedia e Traumatologia a Torino, Dott. Matteo Bruzzone, ci spiega come e quanto incide questo intervento sulla qualità della vita del paziente

1) Chi si sottopone più spesso all’intervento di protesi d’anca?

All’intervento di protesi d’anca possono essere sottoposti pazienti, sia di sesso femminile che maschile, di un’età variabile tra i 25 ai 90 anni. I paziente giovani possono necessitare di questo tipo d’intervento per esiti precocemente invalidanti di malformazioni congenite, come la displasia congenita, patologie delle cartilagini di accrescimento, necrosi della testa del femore o traumi in età giovanile che abbiano alterato l’anatomia dell’articolazione.

Per quanto riguarda i pazienti più anziani, questi vengono sottoposti a protesizzazione per artrosi o anche in regime di urgenza per fratture del collo femorale. Solitamente l’età media di un paziente “standard” sottoposto a questo tipo di intervento, varia dai 55 ai 75 anni. Riguardo il sesso, direi che la distribuzione è piuttosto uniforme.

2) Quanto tempo occorre per il decorso post-operatorio di protesi d’anca?

Per il decorso post-operatorio di protesi d’anca le tempistiche di recupero variano in base all’età e alle condizioni generali del paziente, alla causa che ha determinato la protesizzazione ed alla qualità e tonotrofismo dei muscoli periarticolari (glutei, quadricipite).

La ripresa della deambulazione avviene già nelle 24-48 ore successive all’intervento, qualora non si siano verificate complicanze nell’immediato post-operatorio, come deficit vascolari o nervosi, sanguinamento, fratture periprotesiche, lussazione dell’impianto (comunque inferiori all’1% dei casi). La ripresa della deambulazione avviene progressivamente nell’arco delle settimane successive. Solitamente una buona autonomia deambulatoria, assistita inizialmente da girello o stampelle, si riscontra già dopo 10-15 giorni, per qualsiasi accesso chirurgico utilizzato (postero-laterale o anteriore mini-invasivo). Nel 90% dei casi, a 30 giorni dall’intervento, il paziente è autonomo negli spostamenti e nell’igiene personale. La guida è concessa dalle 6 alle 8 settimane dopo l’intervento.

I rischi a medio-lungo termine sono l’infezione (di sicuro la complicanza più temibile, fortunatamente rara), la lussazione dell’impianto (associata a movimenti incongrui che il paziente viene educato ad evitare), le fratture periprotesiche (associate a cadute) e la mobilizzazione dell’impianto (che può verificarsi solitamente a distanza di 25 – 30 anni dall’intervento nel 3-5% dei casi).

3) È possibile ritornare a praticare sport dopo l’intervento di protesi d’anca?

Dopo l’intervento di protesi d’anca possono essere eseguite le lunghe camminate, mentre la corsa risulterebbe un’attività eccessivamente logorante e traumatica per l’impianto, che potrebbe portare ad un consumo precoce delle superfici di contatto.

La bicicletta ed il nuoto sono concesse, ferma restando la necessità di sottoporre l’articolazione a traumi e movimenti estremi, comunque facilmente evitabili.

Lo sforzo e la durata dell’attività devono essere correlati al grado di allenamento, evitando sempre sforzi sovramassimali che potrebbero portare ad un utilizzo incongruo della neo-articolazione. Tennis e sci a ritmi blandi sono altri sport concessi ad un portatore di protesi d’anca, così come il golf. Da evitare sport con salti e/o contatto fisico, come il calcio, il basket, la pallavolo. Alcune arti marziali e lo yoga sono concessi con limitazioni. 

4) Quanto influisce l’intervento di protesi d’anca nella vita quotidiana?

Prima di tutto, la protesi d’anca è un intervento in grado di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti che ne abbiano indicazione.

La vita dopo la protesi d’anca è assolutamente normale nelle attività quotidiane, ferma restando la necessità di evitare i movimenti che comportano un’eccessiva flessione dell’anca, specialmente se associata ad una intrarotazione eccessiva della gamba, ovvero ruotare il ginocchio ed il piede verso l’interno, nel caso di un accesso chirurgico postero-laterale. Nel caso di un accesso anteriore, le limitazioni riguardano l’eccessiva estensione dell’anca (portare la gamba indietro), specialmente se associata ad una extrarotazione dell’arto (ovvero rotazione del ginocchio o del piede verso l’esterno).

L’attività lavorativa non subisce sostanziali variazioni, specialmente per le attività prevalentemente sedentarie, ma anche per i lavori a più alto impatto fisico, che richiedano deambulazione o ortostatismo prolungati o movimenti articolari ripetuti (come flessoestensioni dell’anca, salire e scendere da piani a differente altezza o automezzi). I moderni impianti sono infatti fabbricati per resistere a milioni di movimenti di questo tipo e a carichi assiali molto importanti. È consigliabile comunque evitare il sollevamento ripetuto di carichi elevati che possano stressare eccessivamente la protesi.

Anche la vita sessuale non subisce sostanziali modifiche: a tale proposito, su richiesta del paziente, viene fornito un opuscolo informativo sulle posizioni concesse o da evitare.

5) Consigli per il paziente operato di protesi d’anca

Riguardo le indicazioni per il paziente operato di protesi d’anca, osservando le norme appena descritte, esso è in grado di minimizzare la possibilità di complicanze, quali la lussazione e l’usura precoce dell’impianto. Mantenere una buona muscolatura è altresì fondamentale per permettere alla protesi di lavorare al meglio. A tal proposito, una bella passeggiata quotidiana di 30-40 minuti è sufficiente.

È sempre necessario ricordare che mantenere le attività e gli sport graditi da parte del paziente è fondamentale per il suo benessere, ed è tra gli obiettivi della chirurgia protesica. Una buona igiene personale è fondamentale per limitare al massimo la possibilità che si verifichi una infezione tardiva della protesi.

Il controllo glicemico nei pazienti diabetici e il trattamento tempestivo con antibioticoterapia di eventuali infezioni in altre sedi (per esempio dentali ed urinarie) è fondamentale nei pazienti protesizzati. La protesi rappresenta infatti una vera e propria “calamita” per i batteri eventualmente presenti nel sangue, che vanno prontamente eliminati prima che possano aderire all’impianto.

Da non sottovalutare sono anche i controlli periodici, clinici e radiografici: come un’automobile, infatti, la protesi va controllata ogni 2 anni circa da parte dell’ortopedico, per evidenziare in anticipo eventuali problemi ancora silenti e prevenire il loro peggioramento. 

Dott. Matteo Bruzzone
Ortopedia e Traumatologia

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