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PRP con monociti e cortisone nelle deformità della colonna: quando possono essere utili?

Nelle deformità della colonna vertebrale, il dolore può dipendere da alterazioni meccaniche, degenerazione articolare o compressione nervosa. PRP con monociti e cortisone possono avere un ruolo in casi selezionati, ma non correggono scoliosi, instabilità o perdita dell’allineamento: la scelta dipende sempre da diagnosi, immagini e quadro neurologico.

PRP con monociti e cortisone correggono la deformità?

No. Il punto centrale è distinguere il controllo del dolore dalla correzione della deformità. PRP con monociti e cortisone non raddrizzano la colonna, non stabilizzano una vertebra instabile e non eliminano una stenosi severa.

Possono essere valutati quando il dolore nasce da strutture precise, come le articolazioni posteriori della colonna o altri segmenti degenerativi selezionati. Quando invece il problema principale è meccanico, con instabilità, compressione neurologica o deformità progressiva, serve una valutazione chirurgica della colonna.

Che cos’è il PRP con componente monocitaria?

Il PRP, o plasma ricco di piastrine, è un prodotto autologo: viene preparato a partire dal sangue del paziente. Alcune preparazioni includono, oltre alle piastrine, una componente cellulare in cui possono essere presenti monociti, secondo il protocollo scelto dallo specialista.

Una revisione sul PRP nel dolore lombare da faccette segnala che le piastrine rilasciano fattori di crescita e che, negli studi disponibili, la concentrazione piastrinica terapeutica viene spesso descritta come superiore rispetto al sangue intero. La stessa revisione sottolinea però che gli studi sul dolore facetale sono ancora pochi e con numeri limitati.

Quando il cortisone può essere preso in considerazione?

Il cortisone può essere utilizzato in alcuni quadri dolorosi con componente infiammatoria, soprattutto quando l’obiettivo è ridurre l’irritazione locale e aiutare a capire quanto una specifica struttura contribuisca al dolore. Non è però un trattamento correttivo della deformità.

Le linee guida della North American Spine Society indicano che, nei pazienti selezionati per procedure sulle articolazioni posteriori con risposta del 50% a un’infiltrazione diagnostica, l’iniezione intra-articolare di steroidi non offre un miglioramento clinicamente significativo a 6 mesi; per il dolore cronico suggestivo di origine facetale, l’evidenza è insufficiente per raccomandare a favore o contro l’uso di steroidi.

Qual è il vero criterio: dolore infiltrabile o deformità chirurgica?

Il valore aggiunto è capire che non tutti i dolori della colonna hanno lo stesso significato. Alcuni sono legati a una sorgente locale, potenzialmente trattabile con infiltrazioni mirate. Altri sono il segnale di un problema strutturale più ampio: curva progressiva, instabilità vertebrale, stenosi severa, scivolamento vertebrale o compressione delle radici nervose.

Nel primo caso, PRP con monociti o cortisone possono essere considerati come strumenti selettivi. Nel secondo, il trattamento infiltrativo rischia di essere insufficiente, perché non agisce sulla causa meccanica principale.

Quando il dolore può essere considerato “infiltrabile”?

Il dolore può essere considerato infiltrabile quando visita, esami e immagini indicano una sorgente anatomica plausibile. Per esempio, dolore localizzato e compatibile con sofferenza delle articolazioni posteriori, senza deficit neurologici importanti e senza segni di instabilità dominante.

In questi casi l’infiltrazione non va intesa come scorciatoia, ma come parte di una strategia diagnostico-terapeutica precisa. La scelta tra PRP con monociti e cortisone dipende dal tipo di dolore, dalla sede, dall’imaging, dalle condizioni generali del paziente e dagli obiettivi realistici del trattamento.



Quando l’infiltrazione può non bastare?

L’infiltrazione può non bastare quando il dolore dipende soprattutto da un’alterazione strutturale: stenosi importante, compressione nervosa, spondilolistesi instabile, deformità progressiva o perdita dell’allineamento del tronco.

Secondo l’American Association of Neurological Surgeons, negli adulti la chirurgia può essere raccomandata quando la curva supera i 50 gradi ed è associata a danno neurologico agli arti inferiori o sintomi intestinali/urinari; nei casi di scoliosi degenerativa con stenosi può essere necessaria decompressione associata a fusione vertebrale.

Quali limiti deve conoscere il paziente prima del trattamento?

Il primo limite riguarda le aspettative: PRP con monociti e cortisone possono agire sul dolore, non sulla deformità. Il secondo limite è la selezione del paziente: non ogni dolore lombare, dorsale o cervicale deriva da una struttura che può rispondere a un’infiltrazione.

Per il dolore discogenico, le linee guida NASS indicano che l’evidenza è insufficiente per raccomandare a favore o contro il PRP intradiscale. Il documento cita studi con risultati promettenti, ma mantiene una raccomandazione di evidenza insufficiente, proprio perché servono dati più solidi e criteri di selezione più chiari.

Come si decide tra trattamento infiltrativo e chirurgia della colonna?

La decisione richiede un inquadramento specialistico. Gli elementi principali sono radiografie sotto carico, risonanza magnetica o TC quando indicate, studio dell’allineamento globale, valutazione della stenosi, presenza di deficit neurologici, dolore irradiato, instabilità e impatto funzionale.

Un paziente con dolore localizzato e senza deficit può avere un percorso diverso rispetto a un paziente con dolore alla gamba, perdita di forza, difficoltà nel cammino o peggioramento rapido della postura. Nelle deformità complesse, l’obiettivo non è scegliere un trattamento “standard”, ma identificare la causa reale del dolore.

Quando rivolgersi rapidamente a uno specialista della colonna?

È opportuno richiedere una valutazione specialistica se il mal di schiena si associa a dolore irradiato alla gamba, formicolii persistenti, perdita di forza, difficoltà a camminare, peggioramento dell’equilibrio del tronco o riduzione progressiva dell’autonomia.

La comparsa di disturbi urinari o intestinali associati a sintomi neurologici richiede una valutazione urgente. Nelle deformità vertebrali, PRP con monociti e cortisone possono avere un ruolo mirato solo quando il dolore è compatibile con una causa trattabile localmente; la chirurgia resta il riferimento quando prevalgono instabilità, stenosi o compromissione neurologica.

Riferimenti (APA)

  1. American Association of Neurological Surgeons. (2024). Scoliosis. Link: https://www.aans.org/patients/conditions-treatments/scoliosis/
  2. North American Spine Society. (s.d.). Diagnosis and Treatment of Low Back Pain – Clinical Guideline. Link: https://www.spine.org/portals/0/assets/downloads/researchclinicalcare/guidelines/lowbackpain.pdf
  3. Patel, A., Koushik, S., Schwartz, R., et al. (2022). Platelet-Rich Plasma in the Treatment of Facet Mediated Low Back Pain: A Comprehensive Review. Orthopedic Reviews. Link: https://orthopedicreviews.openmedicalpublishing.org/article/37076-platelet-rich-plasma-in-the-treatment-of-facet-mediated-low-back-pain-a-comprehensive-review
  4. Machado, E. S., et al. (2023). Systematic Review of Platelet-Rich Plasma for Low Back Pain. Link: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10525951/