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La riabilitazione dei denti mancanti mediante impianti nel paziente affetto da parodontite (piorrea)

Analizzeremo le percentuali di successo e i fattori di rischio legati al posizionamento di impianti dentali nei pazienti affetti da parodontite (piorrea).


Attraverso l'analisi dei dati clinici a lungo termine, spieghiamo perché la stabilizzazione parodontale completa della bocca sia un requisito biologico imprescindibile per garantire la longevità degli impianti ed evitare la perimplantite

Il paziente con storia di parodontite può inserire impianti dentali?

Il posizionamento di impianti dentali rappresenta una soluzione terapeutica eccellente e ampiamente documentata per sostituire i denti persi a causa della parodontite.


Tuttavia, i pazienti che hanno perso la propria dentatura naturale a causa di questa infezione batterica presentano un profilo di rischio biologico superiore. La suscettibilità immunitaria alla piorrea si riflette anche nei confronti delle infezioni che colpiscono i tessuti peri-implantari.

Le ricerche cliniche a lungo termine indicano che la storia di parodontite (cioè una parodontite diagnosticata e trattata) costituisce un importante fattore di rischio per l'insorgenza di complicanze infiammatorie a carico dei tessuti perimplantari.


Uno studio retrospettivo condotto da Hardt et al. (2002) su un periodo di 5 anni ha rivelato che la percentuale di successo degli impianti posizionati in pazienti parodontali è inferiore rispetto a quella dei pazienti parodontalmente sani.


Secondo i dati pubblicati da Hardt et al. (2002), il tasso di fallimento implantare precoce e tardivo si attesta all'8% nei soggetti con una storia di parodontite grave, a fronte di un tasso di perdita di soltanto il 3,3% riscontrato nel gruppo dei pazienti sani.


Questo significa che la probabilità di perdere un impianto è più che raddoppiata nei soggetti sensibili all'infezione parodontale. Inoltre, lo studio di Hardt et al. (2002) ha evidenziato che a distanza di 5 anni ben il 64% dei pazienti con storia di parodontite mostrava un riassorbimento osseo medio superiore a 2 millimetri intorno agli impianti dentali. Al contrario, nel gruppo dei pazienti parodontalmente sani, solo il 24% dei soggetti presentava una perdita ossea peri-implantare di questa entità.

Quali sono i rischi di “infezione dell'impianto” (perimplantite) nel lungo periodo?

La perimplantite è una patologia infiammatoria di origine batterica che colpisce i tessuti circostanti un impianto dentale, provocando la distruzione progressiva dell'osso di supporto. Questa condizione è la principale causa di fallimento (perdita) degli impianti nel lungo termine.


La letteratura scientifica internazionale dimostra in modo inequivocabile che i pazienti parodontali presentano un rischio significativamente maggiore di sviluppare questa complicanza biologica debilitante a medio e lungo termine.


Uno studio clinico prospettico coordinato da Roccuzzo et al. (2010) della durata di 10 anni ha confermato questa tendenza biologica. Nei pazienti con storia di parodontite moderata o grave, la percentuale di perdita degli impianti a distanza di 10 anni si attesta al 10%.


Nei soggetti parodontalmente sani, invece, il tasso di insuccesso è risultato pari a circa il 3%. Un'altra ricerca prospettica a 10 anni condotta da Karoussis et al. (2003) ha riportato risultati del tutto sovrapponibili. La percentuale di fallimento implantare è risultata pari al 9,5% nel gruppo dei pazienti guariti dalla parodontite prima dell'inserimento degli impianti, contro un tasso di perdita di appena il 3,5% nei pazienti non affetti da parodontite.


Una revisione sistematica con metanalisi del 2024 (Guida A. et al) ha evidenziato un significativo maggior rischio di perdita degli impianti nei pazienti con storia di parodontite rispetto ai pazienti parodontalmente sani.

La prevenzione di questa infezione richiede un'adesione rigorosa del paziente alla corretta igiene orale, ai controlli periodici e alle sedute di igiene orale professionale.


Uno studio prospettico di Costa et al. (2012) ha dimostrato che, nei pazienti parodontali, la mancanza di controlli regolari si associa a un'incidenza di perimplantite a 5 anni pari al 43,9%. Al contrario, nei pazienti parodontali che seguono richiami costanti, l'incidenza scende al 18%.

Perché i batteri della piorrea possono contagiare gli impianti dentali?

La cavità orale costituisce un ambiente ecologico unico, all'interno del quale i batteri patogeni possono spostarsi facilmente da una zona all'altra tramite la saliva.


Nei pazienti “parzialmente dentati”, le tasche dei denti naturali residui ancora affetti da infezione attiva rappresentano serbatoi di batteri patogeni, che colonizzano rapidamente la superficie rugosa in titanio degli impianti.


Questo fenomeno biologico di trasmissione intraorale è stato ampiamente documentato da van Winkelhoff et al. (2000). I ricercatori hanno dimostrato che batteri aggressivi come il Porphyromonas gingivalis migrano rapidamente nel solco peri-implantare. Inoltre, Quirynen e Van Assche (2011) hanno confermato che questi patogeni persistono sulla lingua e nella saliva anche dopo l'estrazione totale dei denti; in pratica, il contagio degli impianti da parte di questi batteri può avvenire anche nei pazienti che non hanno più denti.


La presenza di tasche profonde non curate intorno ai denti naturali residui costituisce pertanto una grave minaccia. Secondo lo studio di Lee et al. (2012), i pazienti con tasche residue superiori o uguali a 6 millimetri presentano un rischio di perimplantite notevolmente maggiore, con una perdita ossea marginale intorno agli impianti significativamente più marcata a distanza di 8 anni dal trattamento.

È preferibile curare i propri denti biologici o sostituirli con impianti?

Un errore comune è ritenere che l'estrazione precoce dei denti affetti da parodontite e la loro sostituzione con impianti sia una soluzione più rapida e definitiva. I dati clinici dimostrano l'esatto contrario: la conservazione dei propri denti mediante terapie parodontali adeguate offre una prognosi a lungo termine nettamente superiore e più prevedibile.


La letteratura scientifica indica che la sopravvivenza a 10 anni dei denti gravemente compromessi, ma correttamente curati e inseriti in un programma di mantenimento, è straordinariamente alta. Secondo le meta-analisi esposte da Lindhe e Nyman (1984), la percentuale di denti persi in pazienti trattati per piorrea avanzata si attesta a soli 2% - 5% su un periodo di 10-14 anni. In sintesi, il tasso di sopravvivenza a 10 anni dei denti naturali sottoposti a terapia parodontale (95% - 98%) è superiore o al massimo sovrapponibile a quello degli impianti posizionati in pazienti parodontali (90%).


Gli impianti costituiscono una risorsa eccezionale per sostituire denti già persi, ma non devono mai essere considerati come una cura o una scorciatoia biologica per evitare di curare la piorrea.

Sopravvivenza a 10 anni dei denti curati vs impianti nei pazienti parodontali

Il confronto diretto tra la conservazione dei denti naturali e la loro sostituzione con impianti nei soggetti suscettibili alla parodontite rivela dati biologici sorprendenti. Molti pazienti ritengono che l'impianto in titanio sia immune alle malattie della bocca. Tuttavia, mentre l'impianto non può sviluppare carie, esso risulta molto più vulnerabile all'infezione batterica rispetto al dente naturale e molto meno responsivo alle terapie.


Il legamento parodontale del dente naturale possiede un sistema vascolare che facilita un’efficace risposta immunitaria locale contro attacchi batterici. L'impianto in titanio, al contrario, è privo di questa vascolarizzazione diretta, con una risposta locale molto più debole e un riassorbimento osseo molto più rapido in caso di infezione attiva.


I dati clinici integrati show che la perdita ossea annuale intorno agli impianti nei soggetti con storia di parodontite è circa 2-3 volte superiore rispetto a quella riscontrata intorno ai denti naturali curati con successo, confermando che la conservazione biologica della propria dentatura deve sempre rappresentare la prima scelta terapeutica del clinico.

Prevenzione e Consigli pratici per la riabilitazione implantare

Prima di procedere all'inserimento di qualsiasi impianto, è assolutamente obbligatorio completare la terapia parodontale attiva per eliminare tutte le tasche gengivali profonde infette. La chirurgia implantare deve essere avviata solo quando l'indice di placca del paziente è inferiore al 20% e l'indice di sanguinamento gengivale complessivo è ridotto al minimo.


I pazienti con storia di parodontite devono essere inseriti in un programma di terapia di supporto estremamente rigoroso. La frequenza delle sedute di igiene professionale deve essere stabilita su base individuale. Lang e Tonetti (2003) evidenziano che i pazienti a rischio elevato devono eseguire controlli e decontaminazioni professionali ogni 3 mesi per prevenire la perimplantite.


A livello domiciliare, l'uso regolare di scovolini interdentali e di spazzolini elettrici è essenziale per prevenire l'accumulo di placca batterica. Nei periodi post-operatori o in presenza di segni di infiammazione iniziale della mucosa perimplantare, l'applicazione localizzata di un gel a base di clorexidina nella sede interessata rappresenta un ausilio utile per ridurre temporaneamente la carica batterica superficiale.

Fonti scientifiche di riferimento 

  1. Costa, F. O., Takenaka-Martinez, S., Lima, R. C., Silva, G. L., & Cortelli, J. R. (2012). Peri-implant disease in subjects with and without preventive maintenance: a 5-year follow-up. Journal of Clinical Periodontology, 39(2), 173-181.
  2. Hardt, C. R., Gröndahl, K., Lekholm, U., & Wennström, J. L. (2002). Outcome of implant therapy in relation to experienced loss of periodontal bone support. A retrospective 5-year study. Clinical Oral Implants Research, 13(5), 488-494.
  3. Roccuzzo, M., De Angelis, N., Bonino, L., & Aglietta, M. (2010). Ten-year results of a three arms prospective cohort study on implants in periodontally compromised patients. Part 1: implant loss and radiographic bone loss. Clinical Oral Implants Research, 21(5), 490-496.