Riconoscere e curare la stenosi uretrale

Autore: Prof. Salvatore Sansalone
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Prof. Salvatore Sansalone, esperto in Urologia a Roma, ci spiega come riconoscere e curare la stenosi uretrale, una patologia caratterizzata dalla restrizione del lume dell’uretra

Cos’è la stenosi uretrale?

La stenosi uretrale è una condizione causata dalla crescita di tessuto cicatriziale nella parete canale da cui fuoriescono le urine ed è caratterizzata dalla riduzione o, in casi più gravi, dalla completa ostruzione del lume dell’uretra. Tra le principali condizioni che favoriscono l’insorgenza di questa patologia troviamo:

  • Infezioni urinarie
  • Traumi uretrali
  • Interventi chirurgici, cateterismo, uretroscopia, cistoscopia
  • Lichen Sclerosus
  • Ipospadia fallita
  • Tumore uretrale

Come si manifesta?

I sintomi più comuni della stenosi uretrale sono:

  • Sensazione di ostacolo al passaggio delle urine o di incompleto svuotamento della vescica con necessità di urinare ripetutamente
  • Dolore in regione sovrapubica
  • Bruciore ad urinare
  • Presenza di sangue nelle urine o fuoriuscita di sangue dal meato uretrale
  • Infezioni urinarie, talvolta con febbri scuotenti
  • Epididimiti e orchiti

Inoltre, in alcuni casi questa condizione può provocare:

  • Ritenzione improvvisa di urina
  • Calcoli nell’uretra o nella vescica
  • Reflusso vescico-ureterale
  • Insufficienza renale

Come si diagnostica?

Per diagnosticare la stenosi dell’uretra è necessario sottoporsi ad alcuni esami:

  • Uroflussometria: in grado di misurare la pressione dell’urina durante la minzione.
  • Uretrografia: esame radiologico con mezzo di contrasto che consente di esaminare l'uretra e la vescica mediante il posizionamento di un catetere dentro il meato uretrale esterno (uretrografia retrogada). Una volta riempita la vescica con il mezzo di contrasto e dopo aver rimosso il catetere, si invita il paziente ad urinare per poter eseguire radiografie durante la minzione (uretrografia minzionale).
  • Uretroscopia: procedura endourologica che permette allo specialista di ispezionare l’uretra servendosi di strumenti flessibili e semirigidi.

Altri possibili esami sono:

  • Ecografia dell'uretra: esame che fornisce informazioni sull’esatta lunghezza dei tessuti colpiti dalla stenosi
  • Urinocoltura: analisi che risulta spesso positiva a causa del mancato svuotamento completo della vescica

È possibile curare la stenosi dell’uretra?

È possibile risolvere questa condizione ricorrendo alla chirurgia: il tipo di intervento più variare in base alle caratteristiche della patologia (causa, lunghezza, sede della stenosi) e dalle condizioni del paziente (patologie associate, età, ecc.). I due possibili interventi per il trattamento della stenosi uretrale sono l’uretrotomia endoscopica e l’uretroplastica.

Uretrotomia endoscopica per il trattamento della stenosi uretrale

Questo intervento, della durata di pochi minuti, viene eseguito per via endoscopica ed ha lo scopo di dilatare, mediante un’incisione con una lama “a freddo”, il canale ureterale in modo da consentire una corretta minzione. Da alcuni anni è possibile eseguire questa procedura anche utilizzando il laser. A seguito dell’intervento, eseguito in anestesia generale o con una semplice sedazione, verrà lasciato un catetere vescicale in situ. La degenza ospedaliera è generalmente di una sola notte.

Uretroplastica per la stenosi uretrale: cos’è e come si esegue

L'uretroplastica è una chirurgia che ha come obiettivo quello di riparare il canale uretrale. A seconda del tipo di lesione, esistono varie tecniche che il chirurgo può utilizzare durante l’operazione: uretroplastica a tempo unico (anastomosi termino-terminale, uretroplastica di ampliamento del lume uretrale) e a due tempi (l’uretra viene riparata in due o più interventi a distanza di 6-12 mesi). In genere, tutte le uretroplastiche – ad eccezione dell’anastomosi termino-terminale – prevedono l’utilizzo tessuto cutaneo con o senza supporto vascolare, rispettivamente innesti e lembi cutanei. Il tempo di degenza a seguito dell’operazione è di 4-6 giorni ed anche in questo caso verrà lasciato un catetere per 10-21 giorni.

Prof. Salvatore Sansalone
Urologia

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