Screening dei nevi e delle lesioni patologiche cutanee

Autore: Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Le malattie tumorali della pelle, come il melanoma (nevi maligni), e i tumori non melanoma (epiteliomi, sarcomi, linfomi), rappresentano un gruppo di malattie piuttosto frequenti nella popolazione generale. Ne abbiamo parlato con il Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso, esperto in Dermatologia a Cosenza

Quale tipologia di tumore della pelle è la più pericolosa?

Tra tutti, il melanoma, è senza dubbio altamente insidioso, in quanto si caratterizza, se non diagnosticato in tempi congrui, per una prognosi infausta. Inoltre, ragazza con nei sulla schienaspesso il melanoma ha un insorgenza subdola, in quanto privo di sintomi specifici, e evolve molto rapidamente (in rari casi anche in pochi mesi). Risulta evidente pertanto che la diagnosi precoce rappresenta la principale arma a nostra disposizione, essendo tra l’altro una patologia poco rispondente alla terapia medica, chirurgica e tantomeno radioterapica, nonostante molecole innovative (immunoterapia con anticorpi monoclonali) hanno consentito di aprire nuovi scenari, certamente più favorevoli, nelle forme avanzate di malattie, precedentemente orfane di farmaci efficaci.

È possibile tenere sotto controllo i nei?

Il paziente deve essere addestrato a riconoscere alcuni aspetti che riguardano la biologia dei nevi. Una facile regola, che tuttora viene proposta, riguarda il noto acronimo dell’ABCDE, che fa riferimento all’Asimmetria della lesione pigmentaria, ai Bordi, al cambiamento del Colore, alle Dimensioni, e alle Elevazione/Evoluzione della stessa. Tutto ciò, se estrapolato dal contesto clinico e dalla competenza del dermatologo, potrebbe fuorviare la diagnosi, essendo queste alterazioni talvolta eventi fisiologici delle lesioni pigmentarie, che per loro natura sono strutture biologicamente dinamiche.

Quanto è importante sottoporsi a controlli periodici?

È fondamentale che tutti si sottopongano ad uno screening delle lesioni cutanee, e quindi anche dei nevi, almeno una volta l’anno, o con tempistiche relative ai singoli casi, che attraverso “la mappatura dei nevi”, consentano al dermatologo di caratterizzare le lesioni cutanee presenti, di individuare ove necessario, la presenza di anomalie (atipie) e dare indicazioni specifiche utili a dirimere diagnosi ed evitare di adire a percorsi per così dire “complicati” talvolta addirittura poco risolvibili. Inoltre attraverso la videodermatoscopia computerizzata, il dermatologo è in grado di fotografare una lesione meritevole di approfondimento e monitorarla nel tempo. Tale tecnica è estremamente rapida e indolore e in maniera istantanea fornisce numerose informazioni al dermatologo. Sono note ulteriori tecniche diagnostiche per lo screening delle lesioni cutanee alcune desuete altre più innovative, sebbene non ancora molto diffuse, come la microscopia laser confocale, che consente di individuare altrettanto rapidamente pattern infiammatori delle cellule, oltre che la presenza di fenomeni di atipie in fasi precoci di malattia.

I social, il web più in generale, consentono di rendere più facilmente fruibili concetti medico-scientifici, talvolta banalizzando l’importanza del contatto medico-paziente, specie in alcuni, dove solo attraverso la valutazione analitica della lesione cutanea in questione e il colloquio tra paziente e medico consente spesso di adire a percorsi più specifici, attinenti oltre che coerenti alla patologia paventata, e in questo caso la figura del dermatologo ricopre un ruolo insostituibile. Ecco perché si può considerare una “buona educazione sanitaria”, talvolta salvifica, quella di prevedere periodicamente una valutazione dermatologica delle lesioni cutanee.

Dott. Giuseppe Fabrizio Amoruso
Dermatologia

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