Terapia di coppia: perché non funziona quando serve?
Molti ricorrono alla terapia di coppia con la speranza di risolvere incomprensioni, conflitti o tradimenti; tuttavia, non sempre il percorso terapeutico porta ai risultati attesi. Capire le ragioni per cui la terapia, in alcuni casi, sembra non funzionare aiuta a riconoscere i fattori che influenzano davvero il successo di un lavoro psicologico sulla coppia. Ne parliamo con il Dott. Saverio Palumbo, Psicologo-psicoterapeuta a Verano Brianza.
Le aspettative nella terapia di coppia
La terapia di coppia rappresenta uno strumento prezioso per affrontare i conflitti all'interno delle relazioni affettive. Tuttavia, non sempre i risultati corrispondono alle aspettative. Capire perché ciò accade può aiutare le coppie a vivere meglio l’esperienza terapeutica.
Spesso si pensa che il percorso con lo psicologo sia la “cura” definitiva per ogni crisi, ma la terapia non è una “riparazione” automatica del rapporto. Serve piuttosto a favorire la comunicazione e a offrire un luogo neutro in cui entrambi i partner possano sentirsi ascoltati da una figura terza, ritenuta affidabile e competente, e al contempo apprendere ad ascoltarsi reciprocamente.
Motivazioni e tempi della terapia di coppia
Uno dei motivi principali di insuccesso è legato al tempo. Spesso le coppie si rivolgono allo psicologo troppo tardi, quando la crisi ha già logorato il legame. In altri casi, uno dei due partner partecipa alla terapia solo per “accontentare” l’altro, senza una reale motivazione personale.
La riuscita di un percorso di psicoterapia di coppia dipende infatti dalla disponibilità di entrambi ad aprirsi e mettersi in discussione. Quando la motivazione è sincera e condivisa, la terapia ha maggiori possibilità di portare benefici.
Il ruolo della comunicazione nella crisi di coppia
Alla base di molte crisi c’è una difficoltà di ascolto reciproco. La terapia aiuta a superare la comunicazione superficiale o conflittuale, dando spazio all’espressione dei bisogni profondi, talvolta non facili da decodificare, anche i propri. Ma se i partner restano fermi sulle proprie posizioni, specie quando convinti che nella sostanza debba essere l’altro/a a modificarsi o che al massimo il proprio mutamento dipenda dai correttivi che innanzitutto l’altro/a debba fare, il superamento dello stallo di coppia diventa oltremodo complicato.
Lavorare sulla gestione dei conflitti e sull’empatia è uno dei compiti principali della terapia. Questo processo richiede tempo adeguato, costanza e capacità di tollerare momenti di frustrazione.
Quando la terapia di coppia non basta
Non tutte le coppie riescono a superare la crisi attraverso la terapia. In alcuni casi, la consapevolezza raggiunta porta alla decisione di separarsi. Questo andrebbe visto come un risultato possibile del percorso, esso stesso richiedente un’elaborazione, ovvero un lavoro mentale capace di far fronte alla nuova situazione di vita.
Accettare che la terapia non sia una “garanzia” di salvataggio della relazione è importante per evitare delusioni. Lo scopo è aiutare la coppia a comprendere sé stessa, anche quando ciò significa intraprendere, volenti o nolenti, strade diverse.
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Conclusioni: quando rivolgersi a uno psicologo
La terapia di coppia funziona meglio se vissuta come un’opportunità di crescita, non solamente come un ultimo tentativo disperato. Rivolgersi a uno psicologo specializzato fin dai primi segnali di crisi, ovvero di ingestibilità delle situazioni problematiche, può favorire un lavoro costruttivo sulla relazione e accelerare i tempi di superamento delle criticità. Se la crisi viene presa prima che si cronicizzi, potrebbero bastare anche poche sedute di counseling.
Il compito del terapeuta non è “aggiustare” la coppia, ma facilitare un dialogo che consenta ai partner di riconoscersi reciprocamente nella propria autenticità, senza confondere la realtà dell’altro/a con le aspettative, talvolta pretestuose, che si coltivano più o meno coscientemente.


