Tofersen è una terapia mirata per adulti con SLA associata a mutazione SOD1. Ecco come funziona, quando si usa e perché il test genetico è importante.

Che cos’è la SLA e perché il test genetico è importante
La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è un insieme di malattie neurodegenerative progressive che colpiscono i motoneuroni, cioè le cellule nervose responsabili dei movimenti volontari. Nella maggior parte dei casi la SLA compare in persone che non hanno altri familiari affetti; si parla allora di SLA apparentemente sporadica (PMID: 37691292). Tuttavia, oggi sappiamo che questa distinzione non basta più. Anche un paziente senza una storia familiare nota può essere portatore di una mutazione genetica associata alla malattia. Le conoscenze degli ultimi anni hanno mostrato che una quota significativa di persone con SLA presenta una causa genetica identificabile. Considerando sia le forme familiari sia una parte delle forme apparentemente sporadiche, si stima che circa il 15–20% dei pazienti possa avere una mutazione monogenica o una variante patogenetica rilevante. I geni più frequentemente coinvolti sono C9orf72, SOD1, FUS e TARDBP. Questo dato ha un significato molto concreto: il test genetico non dovrebbe essere considerato utile solo quando ci sono altri casi di SLA in famiglia. Oggi le raccomandazioni internazionali indicano che l’analisi genetica dovrebbe essere proposta a tutte le persone con diagnosi di SLA (PMID: 37691292).
Perché conoscere una mutazione può cambiare il percorso di cura
Sapere se esiste una mutazione è importante per tre motivi. Il primo è diagnostico: può aiutare a chiarire meglio il meccanismo biologico alla base della malattia. Il secondo è familiare: può orientare una corretta informazione dei parenti, evitando sia allarmismi sia sottovalutazioni. Il terzo, oggi sempre più importante, è terapeutico: alcune terapie sono o saranno disponibili solo per pazienti con specifiche alterazioni genetiche.
Mutazione SOD1 e tofersen: una terapia mirata
Tra le principali forme genetiche di SLA, quella associata a mutazioni del gene SOD1 è oggi la più rilevante dal punto di vista terapeutico. Le mutazioni di SOD1 rappresentano circa il 2% di tutti i casi di SLA, ma sono particolarmente importanti perché, al momento, sono le uniche tra le principali forme genetiche per cui esiste una terapia approvata diretta contro il meccanismo molecolare della malattia: tofersen, commercializzato come Qalsody. È spesso definito, in senso ampio, “trattamento genico” perché interviene sul messaggio genetico che porta alla produzione della proteina SOD1; più precisamente, però, non modifica il DNA del paziente. Tofersen è un oligonucleotide antisenso, cioè una breve molecola sintetica progettata per legarsi all’RNA messaggero di SOD1. In questo modo ne favorisce la degradazione e riduce la sintesi della proteina SOD1 alterata. L’obiettivo non è guarire la SLA, ma rallentare il processo biologico che alimenta la degenerazione dei motoneuroni.
Come viene somministrato tofersen
Poiché il sistema nervoso centrale è protetto dalla barriera emato-encefalica, tofersen viene somministrato per via intratecale, cioè direttamente nel liquido cerebrospinale mediante puntura lombare. Il trattamento è riservato ad adulti con SLA associata a mutazione SOD1 confermata e deve essere avviato e monitorato da centri esperti nella gestione della SLA e nelle procedure intratecali. Lo schema prevede dosi iniziali ravvicinate, seguite da somministrazioni periodiche di mantenimento.
Cosa dicono gli studi clinici su tofersen
Le prove cliniche principali derivano dallo studio VALOR, pubblicato sul New England Journal of Medicine (PMID: 36129998), e dalla successiva estensione a lungo termine pubblicata su JAMA Neurology (PMID: 41661214). Nella fase iniziale dello studio, tofersen non ha raggiunto in modo statisticamente significativo l’obiettivo clinico primario misurato sulla scala funzionale ALSFRS-R dopo 28 settimane. Tuttavia, ha mostrato un effetto biologico coerente con il suo meccanismo d’azione: riduzione della proteina SOD1 nel liquido cerebrospinale e riduzione dei neurofilamenti nel sangue, biomarcatori collegati al danno neuronale.
Perché iniziare precocemente può fare la differenza
I dati di follow-up a lungo termine hanno poi rafforzato un messaggio importante: iniziare il trattamento più precocemente sembra associarsi a un decorso più favorevole rispetto a iniziarlo più tardi. Questo non significa che tofersen sia una cura definitiva per la SLA, né che possa invertire sempre il danno già presente. Significa però che, in una forma specifica di SLA geneticamente definita, è possibile intervenire in modo mirato su uno dei meccanismi della malattia.
Approvazione di tofersen e monitoraggio nel tempo
Sul piano regolatorio, la FDA statunitense ha concesso a tofersen un’approvazione accelerata sulla base della riduzione dei neurofilamenti plasmatici, considerata ragionevolmente predittiva di beneficio clinico. L’Agenzia Europea per i Medicinali ha autorizzato Qalsody nell’Unione Europea in “circostanze eccezionali”, richiedendo ulteriori dati su efficacia e sicurezza a lungo termine, anche attraverso registri e studi in popolazioni presintomatiche.
Medicina di precisione nella SLA: cosa significa per il paziente
Per un paziente, il messaggio centrale è quindi chiaro: conoscere il proprio profilo genetico può cambiare il percorso di cura. Anche chi non ha parenti con SLA può avere una mutazione rilevante. Identificarla precocemente può aprire l’accesso a una terapia già approvata nel caso di SOD1, oppure a studi clinici mirati per altre forme genetiche. Per questo il test genetico, svolto in un centro esperto e accompagnato da counselling, sta diventando una parte sempre più importante della medicina di precisione nella SLA.
Un cambio di paradigma nella malattia del motoneurone
Tofersen rappresenta un passaggio storico: per la prima volta una forma genetica di SLA può essere trattata con una terapia mirata alla causa molecolare nota. Il beneficio va comunicato con realismo, ma anche con speranza razionale. Non siamo di fronte a una guarigione, ma a un cambio di paradigma: dalla cura uguale per tutti alla ricerca del trattamento più adatto al profilo biologico del singolo paziente.
Bibliografia essenziale:
1. Roggenbuck J, Eubank BHF, Wright J, Harms MB, Kolb SJ, et al. Evidence-based consensus guidelines for ALS genetic testing and counseling. Annals of Clinical and Translational Neurology. 2023;10(11):2074-2091. doi:10.1002/acn3.51895.
2. Miller TM, Cudkowicz ME, Genge A, Shaw PJ, Sobue G, Bucelli RC, et al.; VALOR and OLE Working Group. Trial of antisense oligonucleotide tofersen for SOD1 ALS. New England Journal of Medicine. 2022;387(12):1099-1110. doi:10.1056/NEJMoa2204705.
3. Miller TM, Cudkowicz ME, Shaw PJ, et al. Long-term tofersen in SOD1 amyotrophic lateral sclerosis. JAMA Neurology. 2026;83(2):115-125. doi:10.1001/jamaneurol.2025.4946.

