Trapianti d’organo: fiore all’occhiello della Medicina italiana

Autore: Prof. Pasquale Bartolomeo Berloco
Pubblicato: | Aggiornato: 21/11/2018
Editor: Top Doctors®

Il Prof. Pasquale Berloco, esperto in Chirurgia Generale, risponde alle domande più frequenti sulla trapiantologia, campo della Medicina in cui l’Italia è considerata al primo posto in Europa

 

 

1) Quando è iniziata la storia dei trapianti d’organo?

Nel mondo vengono eseguiti ogni anno circa 150 mila trapianti d’organo. Di questi, il 60% sono di rene.

La storia dei trapianti è relativamente recente. Il primo trapianto di reni viene eseguito nel 1961, seguito nel 1964 dal primo trapianto di pancreas. Il primo trapianto di cuore, invece, arriva nel 1967, eseguito dal coraggioso Cardiochirurgo Christiaan Barnard in Sudafrica. 

 

2) Si può eseguire un trapianto su un paziente affetto da tumore?

Solitamente no. Il trapianto è possibile solo se dopo 5 anni di osservazione non è stato notato un rischio di sviluppo di recidive o metastasi. Si può eseguire, quindi, quando la malattia è spenta. Per quanto riguarda il tumore al fegato, però, la situazione è leggermente differente. Di solito questo tipo di tumore si origina dai danni causati dalla cirrosi epatica, malattia curabile solo con il trapianto.

 

3) Quanto si è evoluta la pratica dei trapianti negli ultimi anni?

Moltissimo. Le moderne tecniche e i nuovi strumenti a disposizione dei Chirurghi hanno permesso di perfezionare le modalità di intervento e di diminuire il tasso di mortalità. Ad esempio, fino a 20 anni fa un trapianto di fegato poteva durare anche 10 ore, mentre oggi si esegue in 4 ore. Un paziente che ha subito un trapianto ha una percentuale di sopravvivenza dell’80% a un anno dall’intervento, e del 60% a 10 anni. Oggi solo un malato su 100 muore dopo un trapianto. Le cause della morte, poi, sono dovute a problemi infettivi, cardiologici o a problemi dovuti all’età del paziente, anziché per un rigetto dell’organo trapiantato.

Inoltre, bisogna considerare che oggi si possono eseguire trapianti anche su persone più anziane, 65 anni per i trapianti di fegato e 75 per quelli di rene. Questo perché l’aspettativa di vita è aumentata rispetto a 20 anni fa.

Altro aspetto importante è la possibilità di donare anche da vivi, senza che il donatore abbia problemi. Per vivere, ad esempio, è sufficiente un terzo del nostro fegato: questo permette di donarne una parte senza o addirittura metà, senza avere conseguenze sulla propria condizione.

Per concludere, poi, si deve far notare anche il vantaggio economico del trapianto. Un trapianto, per esempio, pesa molto meno sul sistema economico rispetto al mantenimento in dialisi di un paziente malato.

Oggi, quindi, la Trapiantologia non è più una chirurgia sperimentale, ma una chirurgia ben codificata. Il problema, però, è la mancanza di organi da trapiantare. Il numero dei pazienti che necessitano di un trapianto è molto alto: solo in Italia sono circa 11.000 i malati in lista di attesa. I trapianti eseguiti sono solo 3.000.

 

4) Meglio un trapianto da vivente o da cadavere?

Entrambi sono sicuri. Non si può negare, però, che il trapianto da un donatore sano, che quindi è stato sottoposto ad esami specifici per essere considerato idoneo a donare, e che non ha subito il trauma della morte, è preferibile e porta a risultati migliori. Gli organi che si possono trapiantare da vivente sono il fegato, il pancreas, i polmoni e l’intestino. Oggi in Italia, comunque, si eseguono in maggioranza trapianti da cadavere.

È possibile eseguire trapianti anche da pazienti che si trovano in uno stato di coma irreversibile, di morte cerebrale. In questi pazienti non vi è attività elettrica cerebrale, ma il cuore continua a funzionare, così come gli altri organi.

 

5) Cosa si spera per il futuro dei trapianti?

Quello per cui si sta studiando è la creazione di organi ricostruiti con tecniche di biologia e bioingegneria molecolare. Ad esempio, partendo da alcune cellule embrionali si spera di riuscire a creare interi organi. Se ciò dovesse riuscire, si potrà arrivare a costituire una banca di organi per i trapianti.

Si sta studiando anche per eseguire trapianti di cervello, anche se in questo caso bisogna fare i conti con un grande problema etico.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Pasquale Bartolomeo Berloco
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