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Tumore al fegato: diagnosi, terapia e controlli

Il tumore del fegato è anche chiamato tumore silenzioso perché, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno di sé. Con l’avanzare della malattia iniziano a comparire i sintomi tra i quali: il dolore alla parte superiore dell'addome, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito. 

Come si diagnostica un tumore al fegato e quali sono i sintomi? A quali esami sottoporsi?

Il tumore del fegato è una malattia silenziosa in particolar modo nelle fasi iniziali. Solo dopo essersi sviluppata possono manifestarsi alcuni sintomi che purtroppo restano per lo più aspecifici. Trattasi di fastidio o modesto dolore all’addome, alle spalle e alla schiena; perdita di appetito e conseguente calo del peso; ingrossamento dell’addome; nausea e vomito; stanchezza. Nel caso in cui il tumore sia a carico delle vie biliari è possibile che si sviluppi l’ittero: le sclere e la cute diventano gialle, le urine color marsala e le feci grigie-bianche. È importante non sottovalutare questi sintomi, benché molti aspecifici, e recarsi dal medico di famiglia o direttamente da uno specialista al fine di poter valutare la situazione.

Come avviene la diagnostica di un tumore al fegato e come si esegue? Quanto è importante la multidisciplinarità?

La diagnosi di un tumore del fegato consta della raccolta della storia del paziente e di un’attenta visita. Il primo esame è quasi sempre un’ecografia, che oltre ad essere di facile accesso non è invasiva. Se l’ecografia risulta negativa ma restano dei sospetti clinici importanti o se risulta dubbia o naturalmente se risulta positiva per la presenza di un tumore è bene approfondire con un esame così detto di secondo livello quale una TAC o una RM dell’addome. La scelta tra TAC e RM dipende da una serie di elementi decisionali e di disponibilità che devono essere valutati nel contesto locale in cui si trova il paziente. Sia la TAC sia la RM sono due esami con un’alta accuratezza diagnostica sul fegato, ma la RM eseguita con un mezzo di contrasto così detto epato-specifico è ad oggi l’esame migliore per studiare il fegato. Agli esami radiologici si aggiungono una serie di esami del sangue atti a stimare la funzione del fegato e di altri sistemi del corpo umano. A giudizio del clinico curante si dosano i marcatori tumorali. È molto importante che gli esami completi siano visionati da uno specialista nella cura dei tumori del fegato, come un chirurgo del fegato, il quale può decidere caso per caso di portare la storia e la documentazione del paziente in una riunione così detta multidisciplinare in cui i diversi specialisti coinvolti nella cura di questi pazienti possono collegialmente dare un’opinione e fornire una diagnosi.

Quali terapie vengono impiegate? Come vengono scelte quelle più adatte al paziente?

Anche la scelta della terapia è funzione della discussione multidisciplinare che il chirurgo del fegato tiene insieme all’epatologo, all’oncologo medico, al radioterapista, al medico nucleare e al radiologo interventista. Questi specialisti insieme forniscono un piano di cura firmato nel quale si assumono la piena responsabilità di una specifica indicazione terapeutica, che è frutto della convergenza di esperienze specifiche di ciascun specialista accreditato, delle linee guida internazionali correnti e delle risorse specifiche disponibili sul territorio. È importante che il paziente sia seguito in tutto il percorso di cura, dalla diagnosi, alla terapia, ai controlli successivi e in queste diverse fasi è proprio il chirurgo del fegato che funge da regista indirizzando di volta in volta il paziente.

Come avvengono le visite di controllo? 

Le visite di controllo periodiche dopo un trattamento chirurgico sono molto importanti perché la malattia, anche quando operata in maniera completa, può ripresentarsi. Con visite periodiche, in genere trimestrali almeno per i primi due anni, si può ragionevolmente intercettare una ripresa di malattia che per numero e dimensioni può essere ritrattata con diverse opzioni terapeutiche. Ciò potrebbe non essere il caso laddove il paziente torni in controllo dopo numerosi mesi dall’intervento.  

Quando è necessario eseguire la Chirurgia del fegato? Per quali patologie?

La chirurgia del fegato è necessaria quando viene diagnosticato un tumore del fegato che per tipologia, numero, dimensioni sia ritenuto dal chirurgo epatico meritevole di essere asportato. Trattasi in genere di epatocarcinoma, colangiocarcinoma o di metastasi epatiche da tumori gastrointestinali, neuroendocrini o in alcuni casi da mammella.

In che cosa consiste? Come si esegue?

Si può praticare con un approccio tradizionale “aperto”, che ancora oggi è riservato alla maggioranza dei pazienti per un tema di complesso approccio ad un organo che resta delicato. Ma si può anche praticare con un approccio “mini-invasivo”, sia esso laparoscopico o robotico, per quei pazienti che hanno una presentazione di malattia che a giudizio del chirurgo epatico si presta a tale approccio.

Esiste una preparazione prima dell’intervento? Cosa deve fare il paziente?

Il paziente deve essere attentamente valutato sia per la malattia oncologica sia per quella che chiamiamo la stima della riserva funzionale del fegato, che alle volte risulta compromessa. È inoltre importante eseguire un attento pre-ricovero per valutare il rischio chirurgico legato agli aspetti cardiologici, respiratori e generali del paziente.

Com’è il recupero post-intervento? È un intervento invasivo? Quanto tempo impiega il paziente per recuperarsi?

Trattasi di interventi con una discreta invasività, che non devono essere sottovalutati e devono essere eseguiti da specialisti accreditati per questa chirurgia. I tempi di recupero sono di circa un mese, durante il quale si assiste ad un progressivo recupero funzionale completo.

Quali sono i vantaggi di questa Chirurgia?

I vantaggi della chirurgia sono la completa asportazione del tumore del fegato associato ad un completo esame istologico, che può fornire importanti informazioni prognostiche. Oggi la cura di questa malattia è noi diciamo multimodale, vale a dire che si avvale dell’applicazione di terapie uguali o diverse reiterate nel tempo con l’intento di prolungare la sopravvivenza.

Quali sono invece i rischi?

Ci sono dei rischi specifici legati alla procedura e dei rischi generici. Iniziando dai secondi, trattasi di rischi presenti in tutti gli interventi chirurgici maggiori. Essi includono eventi di infezioni di ferite, di organi (es. polmonite), o eventi di trombosi venose profonde semplici o complicate. I rischi specifici sono legati alla resezione del fegato, che deve essere fatta tecnicamente bene vale a dire con un attento controllo della quota di fegato residua sufficiente a scongiurare la così detta insufficienza epatica. Tra i rischi specifici ci sono anche l’emorragia e la perdita di bile dalla parte del fegato operata. Trattasi di eventi che il chirurgo del fegato esperto ha modo di gestite accuratamente sia in sala operatoria sia nel postoperatorio se uno di questi eventi si manifesta.