Tumore all’esofago: come si presenta e come curarlo

Autore: Prof. Andrea Valeri
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Editor: Jennifer Verta

Si presenta con dolore alla deglutizione, rigonfiamenti dei linfonodi del collo e progressiva modifica della voce. Parliamo di diagnosi e cura del tumore all’esofago con il Prof. Andrea Valeri, esperto in Chirurgia Generale a Firenze

Che cos’è il tumore all’esofago?

L’esofago è un canale lungo circa 30 cm e largo 3 cm preposto al trasporto dei liquidi e degli alimenti ingeriti dalla gola allo stomaco. Le sue pareti interne sono formate da mucose il cui ruolo consiste nel rilasciare un liquido in grado di agevolare il passaggio degli alimenti e dei muscoli che durante la deglutizione permettono di far passare il cibo fino allo stomaco. Il tumore all’esofago si presenta quando le cellule della parete esofagea si sviluppano incontrollatamente. Il tumore può presentarsi in forma squamocellulare, ovvero colpire le cellule della parete interna nella porzione superiore del canale. Si tratta della tipologia di tumore esofageo più frequente dal momento che rappresenta il 60% del totale. Il resto delle neoplasie a carico di questo organo è invece l’adenocarcinoma, che parte dalla proliferazione incontrollata delle cellule della muscosa gastrica o della valvola cardias nell’area in cui l’esofago si connette allo stomaco. Come per altre tipologie di neoplasia, la diagnosi precoce del tumore all’esofago risulta fondamentale.

Come si presenta il tumore all’esofago?

Il sintomo principale dello sviluppo del carcinoma allo stomaco consiste nella difficoltà sempre più fastidiosa durante la deglutizione. A questi si accompagna inoltre una diminuzione del peso corporeo ed in molti casi, a causa dell’aumento di volume della massa tumorale, anche una modifica della voce, blocco del diaframma e dolore all’area del torace. Man mano che il tumore cresce potrebbe inoltre diventare quasi impossibile assumere sia alimenti solidi che liquidi. Quando il tumore raggiunge la fase di metastasi, può anche verificarsi:

  • Rigonfiamento dei linfonodi posizionati nel collo e nella clavicola
  • Versamento pleurico nel polmone
  • Problemi di respirazione
  • Aumento ingiustificato del fegato

Quali sono le cause di questa tipologia di tumore?

Il carcinoma all’esofago si sviluppa per differenti ragioni. Alcool e fumo, specialmente se associati, sembrano tuttavia risultare i due fattori più predisponenti (in circa l’80% dei casi) a questa tipologia di tumore. Una dieta non equilibrata, ricca di grassi e povera di frutta e verdura può inoltre contribuire sensibilmente allo sviluppo del tumore. Esistono infine anche alcune patologie che influiscono fortemente sull’insorgenza del carcinoma dell’esofago. Alcune di queste malattie possono avere origine dalla degenerazione di un’infiammazione cronica, come per la malattia denominata “esofago di Barrett”, mentre in altri casi possono formarsi a causa di rare malattie genetiche come l’Ipercheratosi o la Papillomatosi dell’esofago.

Come avviene la diagnosi del tumore all’esofago?

L’esame cardine è costituito indiscutibilmente dall’endoscopia esofagea che consente di valutare la morfologia della neoplasia e prelevare un campione di cellule per eseguire una biopsia. Tramite l’Ecoendoscopia, la TAC Torace e Addome sarà poi possibile valutare la presenza di metastasi ad altri organi.

Quali trattamenti sono disponibili per curare il tumore all’esofago?

La molteplicità delle vie d’accesso percorribili (addominali, toraciche, cervicali) è una delle specificità della chirurgia delle neoplasie dell’esofago. Esse vengono scelte in base alle necessità chirurgiche di exeresi e di ricostruzione, ma debbono tenere anche conto delle loro conseguenze, che sono essenzialmente respiratorie. L’intervento chirurgico in laparoscopia risulta la metodologia più efficace in mancanza di metastasi negli organi circostanti o nei casi in cui il tumore sia localizzato nel tratto più prossimale allo stomaco. In caso di riscontro, invece, di una neoplasia avanzata si è soliti intervenire con la chemioterapia e la radioterapia o una combinazione delle due. La chemioterapia può essere inoltre utile a seguito dell’operazione chirurgica se si sospettano forme minori di metastasi.

Prof. Andrea Valeri
Chirurgia generale

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