Tumore del fegato: epatocarcinoma. Capire per scegliere
L’epatocarcinoma è un tumore epatico primitivo che origina dalle cellule del fegato. Spesso insorge in un fegato già danneggiato, ad esempio da cirrosi o da infiammazione cronica, alterando progressivamente la struttura e la funzione epatica. Approfondiamo l’argomento con la Dott.ssa Paola Tarchi, specialista in Chirurgia Generale a Trieste.
Perché il fegato è vulnerabile?
Il fegato ha molte funzioni vitali: sintetizza sostanze utili all’organismo, smaltisce tossine, immagazzina nutrienti. Per svolgere queste funzioni è continuamente sollecitato da agenti tossici, virus o processi infiammatori cronici che, nel tempo, possono favorire la trasformazione tumorale.
Fattori che aumentano il rischio
- Infezioni croniche da virus epatici (virus dell’epatite B o C)
- Abuso di alcol prolungato
- Steatoepatite non alcolica (NAFLD / NASH), legata a obesità e sindrome metabolica
- Diabete, ipertensione, dislipidemia
- Fumo
- Patologie epatiche genetiche o metaboliche (emocromatosi, deficit di alfa-1 antitripsina)
Questi fattori possono causare infiammazione, danno continuo e cirrosi, condizioni che facilitano la formazione di cellule tumorali.
Quali sintomi possono comparire?
Nei primi stadi, l’epatocarcinoma è spesso asintomatico. Quando la malattia avanza e a seconda della posizione possono manifestarsi:
- Affaticamento persistente
- Perdita di peso importante non intenzionale
- Dolore o peso nella zona addominale destra
- Ittero (colorazione gialla di pelle e occhi)
- Aumento della circonferenza addominale per versamento (liquido)
La comparsa di questi sintomi richiede una valutazione medica tempestiva
Come si arriva alla diagnosi?
Per identificare un epatocarcinoma è necessario un percorso diagnostico articolato:
- Visita clinica e anamnesi: valutare la storia del paziente, fattori di rischio e presenza di sintomi.
- Esami di laboratorio: ematochimici completi, marcatori tumorali come l’alfa-fetoproteina (AFP), indici di funzionalità epatica.
- Ecografia epatica: esame non invasivo che può evidenziare noduli o alterazioni del parenchima.
- Tac quadrifasica: studio con quattro fasi di contrasto per caratterizzare le lesioni epatiche.
- Risonanza magnetica con mezzo di contrasto epatospecifico: offre maggiore dettaglio per distinguere noduli benigni da maligni, per caratterizzazione delle lesioni maligne e per escludere la presenza di noduli subcentimetrici e satelliti
- Altri studi specialistici: quando necessario, biopsia, angiografia, studi vascolari, tac toracica a completamento della stadiazione oncologica.
- Volumetria epatica, studio della riserva funzionale, ricostruzione tridimensionale del fegato: si tratta di valutazioni specialistiche utili nella programmazione del tipo di intervento chirurgico, servono a calcolare quanto fegato sano rimane e se può sopportare la rimozione chirurgica.
Il risultato dell’insieme di questi accertamenti consente di definire l’estensione del tumore, la biologia del tumore, la funzionalità epatica residua, le condizioni di salute generale quindi l’appropriatezza delle varie opzioni terapeutiche.
Discussione multidisciplinare
Ogni caso viene valutato in team multidisciplinare (epatologo, chirurgo epatobiliopancreatico, radiologo, radiologo interventista, oncologo, radioterapista), per offrire la strategia più adeguata a seconda del caso, paziente per paziente:
- Chirurgia epatica
- Trapianto di fegato
- Terapie loco-regionali (Termoablazione con micro-onde o radiofrequenza, TACE, radioembolizzazione, radioterapia)
- Terapie sistemiche innovative basate su targeted therapy e immunoterapia
Un cenno sulla Chirurgia epatica: approccio personalizzato
L’epatocarcinoma può essere affrontato con successo solo con un approccio integrato e personalizzato. La chirurgia, quando indicata, offre la possibilità di guarigione e deve essere eseguita in centri con esperienza e tecnologia avanzata. La chirurgia Epatica è infatti indiscutibilmente complessa e necessita di un’équipe dedicata e altamente specializzata, per garantire sicurezza e precisione.
Nei pazienti selezionati, l’intervento chirurgico rappresenta la terapia potenzialmente curativa.
A seconda dell’ estensione di malattia si può asportare solo la parte del fegato che contiene la massa tumorale (resezione segmentaria), o un intero lobo (lobectomia), oppure si può arrivare a rimuovere una parte più cospicua del fegato purché la parte restante sia sufficiente a svolgere le normali funzioni. Oggi si possono eseguire resezioni epatiche maggiori estese fino al 70% del volume epatico; in alcuni casi, per ottenere un volume epatico sufficiente ad affrontare una successiva epatectomia maggiore esistono tecniche di ipertrofia epatica da poter adottare (es. embolizzazione portale, deprivazione venosa e altri).
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Si possono realizzare inoltre resezioni epatiche iterative, e resezioni epatiche associate a resezioni vascolari.
Tradizionalmente, le resezioni epatiche venivano eseguite tramite laparotomia (approccio “open”). Oggi, in molti pazienti è possibile ricorrere a chirurgia mini-invasiva, utilizzando l’accesso laparoscopico o robotico. L’ approccio mini-invasivo garantisce gli stessi risultati della chirurgia convenzionale, ma offre vantaggi significativi come minore trauma chirurgico e recupero post-operatorio più rapido.
Indipendentemente dal tipo di accesso utilizzato, durante l’intervento viene sempre utilizzata l’ecografia intraoperatoria, fondamentale per identificare con precisione le lesioni, trovare noduli altrimenti non visibili e preservare il tessuto sano.
Follow-up
Anche dopo il completamento di tutti i trattamenti, il paziente non può considerarsi completamente libero da rischio di recidiva. Per questo motivo è necessario un monitoraggio periodico a lungo termine, volto a valutare l’efficacia delle terapie e a rilevare eventuali riprese tumorali. La frequenza e il tipo di controlli dipendono dai fattori di rischio individuali e hanno lo scopo di identificare precocemente eventuali lesioni localizzate e di piccole dimensioni, così da poter intervenire con terapie mirate.


