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Adenocarcinoma pancreatico: diagnosi e opzioni chirurgiche

L’adenocarcinoma pancreatico è la forma più comune di tumore maligno del pancreas, rappresentando oltre il 90% dei casi. Si tratta di una neoplasia aggressiva che colpisce principalmente la testa del pancreas e, purtroppo, viene spesso diagnosticata in fase avanzata, quando le opzioni terapeutiche sono limitate. Approfondiamo l’argomento con la Dott.ssa Isabella Frigerio, Chirurgo Generale a Peschiera del Garda e Vicenza.

Diagnosi precoce e sintomi iniziali

Uno degli aspetti più critici dell’adenocarcinoma pancreatico è la difficoltà nella diagnosi precoce. I sintomi iniziali sono spesso vaghi: perdita di peso non intenzionale, dolore addominale che si irradia alla schiena, ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi), e feci chiare. In alcuni casi, il tumore viene scoperto casualmente durante indagini per altri motivi.

Esistono però strumenti diagnostici che, se utilizzati tempestivamente qualora vi sia un sospetto clinico, possono aumentare le probabilità di diagnosi in fase iniziale. Tra questi:

  • Tomografia computerizzata (TC) addome con mezzo di contrasto: standard diagnostico per lo studio dell’estensione tumorale.
  • Marker tumorali come il CA 19-9, utili nel sospetto clinico, anche se non specifici.

Opzioni chirurgiche e indicazioni

La chirurgia, associata alla chemioterapia sistemica, rappresenta l’unica possibilità di guarigione, ma solo il 15-20% dei pazienti è operabile al momento della diagnosi. I criteri per l’operabilità dipendono da:

  • Assenza di metastasi a distanza
  • Rapporto del tumore con i principali vasi addominali
  • Stato generale del paziente


Le principali resezioni chirurgiche includono:

  • Duodenocefalopancreasectomia (intervento di Whipple): quando il tumore è localizzato alla testa del pancreas.
  • Pancreatectomia distale: per tumori al corpo o coda del pancreas.
  • Pancreatectomia totale: indicata in casi selezionati, ad esempio i tumori intraduttali, comporta la perdita completa della funzione pancreatica che viene sostituita dall’insulina e dagli enzimi pancreatici.


Negli ultimi anni, l’introduzione della chirurgia mini-invasiva, in centri specializzati ad alto volume, ha migliorato il recupero postoperatorio, senza compromettere l’efficacia oncologica dell’intervento.

Prognosi e sopravvivenza

La prognosi dell’adenocarcinoma pancreatico dipende dallo stadio alla diagnosi e dalla risposta alla terapia. Nei pazienti sottoposti a resezione radicale e trattamento sistemico, la sopravvivenza a 5 anni può superare il 20%, mentre nei casi non operabili la sopravvivenza mediana resta intorno ai 6-12 mesi.

La combinazione di chirurgia, chemioterapia post-chirurgica e, sempre più frequentemente, l’accesso a chemioterapia neoadiuvante, cioè preoperatoria, sta cambiando l’approccio a questa neoplasia, rendendo operabili pazienti che in passato non lo erano.

Conclusione

In Italia, grazie ai progressi nella diagnostica e nella chirurgia pancreatica, è possibile offrire a molti pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico una strategia terapeutica personalizzata. Tuttavia, la chiave resta la prevenzione primaria, la diagnosi precoce della malattia e il riferimento tempestivo a centri con esperienza specifica nel trattamento di questo tumore.