Aritmie e sport: perché valutare attentamente le extrasistoli nell’atleta

Lo sport è salute, ma quando si parla di aritmie cardiache, soprattutto negli atleti, la valutazione non può essere superficiale. Tra le alterazioni del ritmo più frequenti troviamo le extrasistoli, battiti prematuri che interrompono il ritmo regolare del cuore. Nella maggior parte dei casi sono benigne, ma in ambito sportivo — soprattutto se ventricolari — richiedono attenzione e competenza specialistica
Cosa sono le extrasistoli?
Le extrasistoli sono battiti anticipati rispetto al ritmo normale e possono originare:
- Dagli atri (extrasistoli sopraventricolari)
- Dai ventricoli (extrasistoli ventricolari)
Le extrasistoli ventricolari (BEV) pongono maggiori interrogativi nello sportivo, poiché in alcuni casi possono rappresentare il primo segnale di una patologia cardiaca sottostante.
L’extrasistolia nell’atleta è sempre patologica?
No. Quasi sempre le extrasistoli risultano benigne. Negli atleti, soprattutto di endurance, il cuore subisce adattamenti fisiologici — il cosiddetto cuore d’atleta — con aumento delle cavità cardiache, maggiore tono vagale e bradicardia a riposo. In questo contesto, qualche extrasistole isolata può comparire senza significato patologico.
Il punto cruciale è distinguere tra:
- Aritmie benigne, talvolta da adattamento sportivo
- Aritmie spia di una cardiopatia strutturale o elettrica
Ed è qui che entra in gioco la valutazione specialistica.
Perché le extrasistoli ventricolari meritano attenzione?
In rari casi, le extrasistoli ventricolari possono essere associate a condizioni più serie come:
- Cardiomiopatie (aritmogena, ipertrofica o dilatativa)
- Miocarditi, anche pregresse
- Canalopatie ereditarie
In queste situazioni, l’attività sportiva intensa può aumentare il rischio aritmico, scatenando aritmie potenzialmente pericolose.
Le linee guida della European Society of Cardiology sottolineano che la semplice presenza di extrasistolia non basta per escludere l’idoneità sportiva. Contano il contesto clinico, il numero, la morfologia e il comportamento della extrasistolia durante lo sforzo.
Quali caratteristiche fanno sospettare una patologia?
Non tutte le extrasistoli sono uguali. Alcuni elementi possono stratificare il rischio aritmico e sono fondamentali ai fini prognostici:
- Elevato numero di BEV nelle 24 ore ad Holter ECG
- Morfologia complessa (BEV polimorfe, coppie, triplette o tachicardia ventricolare non sostenuta)
- Comparsa o aumento dei BEV durante lo sforzo fisico
- Sintomi associati (sincope, presincope, dolore toracico)
- Familiarità per morte cardiaca improvvisa, soprattutto se in giovane età (<35 anni)
Al contrario, extrasistoli isolate, monomorfe, che si riducono o scompaiono con l’esercizio in un cuore strutturalmente normale, sono spesso benigne.
Il ruolo fondamentale della valutazione cardiologica
La valutazione dell’atleta con extrasistolia non si limita all’ECG basale, ma può includere:
- Test da sforzo
- Monitoraggio Holter ECG 24 ore
- Ecocardiogramma
In casi selezionati, può essere richiesta anche la risonanza magnetica cardiaca.
L’obiettivo non è “trovare un problema a tutti i costi”, ma escludere patologie nascoste e stratificare il rischio aritmico.
Sport sì o no?
La presenza di extrasistolia ventricolare non significa automaticamente sospendere lo sport.
In molti casi, se:
- Il cuore è strutturalmente normale
- Non ci sono aritmie complesse o in aumento durante lo sforzo
- Non vi sono sintomi significativi
l’attività sportiva può essere proseguita, anche a livello competitivo, con controlli periodici secondo i criteri sopra esposti.

