Amnesia, demenza, danni cerebrali: come si trattano? | Top Doctors

Cause e trattamenti dei disturbi di memoria

Autore: Prof. Dario Grossi
Pubblicato: | Aggiornato: 31/07/2018
Editor: Top Doctors®

Conoscere le cause dei diversi disturbi di memoria è una prassi fondamentale per il neurologo che vuole pianificare il giusto trattamento per il paziente. Ne parla il Prof. Dario Grossi, esperto in Neurologia a Napoli 

Come si effettuano le valutazioni?

Le valutazioni della memoria, come per altre funzioni cognitive, si effettuano mediante test neuropsicologici, ossia prove formalizzate tarate per età sesso e scolarità. Naturalmente sono prove di laboratorio che si effettuano in particolari condizioni standard. Nella vita di tutti i giorni le modalità di funzionamento della memoria sono diverse; tuttavia rappresentano un momento fondamentale del processo diagnostico.

Quali sono le cause dei disturbi di memoria e, in particolare, delle forme di Amnesia?

Le cause possibili sono tante:

  • Malattie cerebrovascolari come gli ictus cerebrali, encefaliti
  • Assunzione cronica di alcool
  • Malattie metaboliche, come le gravi insufficienze epatiche
  • Ridotto apporto di ossigeno al cervello, come si può realizzare acutamente nell’arresto cardiaco o cronicamente nelle insufficienze respiratorie
  • Trauma cranico, che è la causa più frequente di amnesia per i giovani
  • Demenza, in particolare la malattia di Alzheimer, che è la causa più diffusa tra gli anziani

I traumi cranici e la demenza nel dettaglio

I traumi cranici sono un evento molto frequente con elevata incidenza tra i giovani; spesso anche traumi di lieve entità possono provocare disturbi di memoria gravi, quali l’Amnesia autobiografica anterograda e/o retrograda. Quando i traumi cerebrali sono di maggiore entità, spesso concomitano anche disturbi del comportamento, a volte importanti, che rendono più difficile il recupero e il successivo reinserimento sociale dei pazienti.
Nei pazienti con processo degenerativo cerebrale, affetti in particolare da malattia di Alzheimer, il disturbo di memoria è lentamente progressivo ed insidioso e lo possiamo definire come un’amnesia anterograda progressiva, cioè la perdita di eventi autobiografici avvenuti di recente con relativa integrità della memoria remota. Frequentemente i familiari di un paziente o il paziente stesso dichiarano di essere in grado di ricordare eventi riguardanti la loro età giovanile per poi dimenticare anche eventi più rilevanti accaduti di recente. Questo è un segnale che non va mai trascurato per una diagnosi precoce, anche perché la malattia è insidiosa, soprattutto per gli anziani a cui i disturbi di memoria sono attribuiti genericamente all’ età. Appena compaiono i disturbi bisogna ricorrere all’esperto.

Esiste una riabilitazione della memoria?

Negli anni sono state approntate diverse tecniche fondate sui modelli cognitivi della memoria. Nella pratica, consistono in tecniche finalizzate a sollecitare l’allestimento di strategie di recupero dell’informazione che sono perfezionate con l’esercizio ripetuto. Un metodo per consolidare le strategie di recupero dell’informazione è quello di attuare anche la riabilitazione ecologico-comportamentale associata alla riabilitazione cognitive in senso stretto, ovvero una riabilitazione in cui sono simulate le condizioni realistiche in cui il paziente manifesta fallimenti e in cui è invitato ad utilizzare le strategie che sono state sollecitate in riabilitazione cognitiva.

Questa riabilitazione è sufficiente nei pazienti con danni cerebrali da trauma cranico?

Per lo più occorre anche riabilitare le funzioni di controllo ed attenzionali che si definiscono “esecutive”, anche se il problema più importante che si associa nei traumi cranici è il disturbo del comportamento che interferisce fortemente con la riabilitazione della memoria e che bisogna trattare contemporaneamente per avere possibilità di successo per il recupero.

Anche per le persone con Demenza è possibile la riabilitazione della memoria?

La riabilitazione, in questo caso, non si propone il ripristino della funzione persa, bensì il mantenimento delle funzioni residue per limitare l’impatto che la malattia ha sull’ambiente, dato che sul piano neurobiologico questa malattia procede progressivamente reclutando sempre più aree cerebrali. La persona con demenza possiede risorse strategiche spesso non utilizzate, che sono molto legate alla sua precedente attività lavorativa e sociale. La riabilitazione sfrutta questo patrimonio cognitivo cumulato negli anni per finalizzarlo all’attuale condizione presente del paziente.

Quali sono le basi neurologiche della memoria?

Occorre necessariamente mostrare un’immagine. Ci limitiamo solo a citare quelle principali, anche perché oggi i nuovi modelli neurofunzionali, dimostrati dalle innovative tecnologie delle neuroimmagini, hanno portato molto in avanti le conoscenze attuali; da questo si spera che si possano derivare innovazioni per il trattamento cognitivo dei disturbi di memoria.
La struttura più studiata è l’Ippocampo, fondamentale per fissare i ricordi. È proprio questa formazione anatomica che è colpita per prima nella Malattia di Alzheimer Questo spiega perché i disturbi di memoria nei pazienti alzhemeriani siano precoci e preminenti. Fondamentale è anche la Corteccia delle aree Prefrontali che hanno un ruolo cruciale nella prospettiva temporale dei ricordi e nell’attivazione dei meccanismi di recupero dei ricordi. L’amigdala è poi importante per l’elaborazione delle emozioni e per la memoria affettiva.

Prof. Dario Grossi
Neurologia

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