Cefalea: occorre conoscerla per trattarla efficacemente

Autore: Dott. Claudio Dell'Anna
Pubblicato: | Aggiornato: 21/11/2018
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Claudio Dell’Anna, specialista in Neurologia a Roma ed esperto in Dolore, ci spiega la differenza tra cefalea ed emicrania ed i risultati che può dare la Neuralterapia nel loro trattamento

Che cosa significa cefalea?

Il termine “cefalea” indica genericamente ogni forma di dolore a carico della testa. Le cefalee croniche assumono molti tratti patogenetici, clinici, esistenziali e sociosanitari descritti in Dolore Cronico. Chi ne soffre giura che il suo cervello “scoppia”, “è stretto in una morsa” o “è trafitto da spilli” ma non è mai il cervello che duole essendo privo di recettori per il dolore. Sono piuttosto le meningi, le ossa craniche e facciali, alcuni vasi della testa e del collo, le mucose delle vie aeree e dell’orecchio che, da caso a caso, sono sorgenti di segnali nervosi diretti al cervello ove sono decodificati come dolore.

Cefalea primaria e secondaria

La International Headache Society (I.H.S.) studia le cefalee, ne propone una classificazione e traccia le linee guida per curarle. Essa raccomanda di effettuare sempre la ricerca, caso per caso, per comprendere quale cefalea sia “secondaria” (all’ipertensione arteriosa, a tumori e infezioni, a focolai irritativi a livello dei denti, delle ossa craniche, dell’orecchio, ecc.) e quale invece sia “primaria” (cioè senza cause riconoscibili e pertanto curabile solo con farmaci sintomatici).

Trattamento della cefalea

Nonostante le raccomandazioni dell’IHS nel momento in cui vengano esclusi i tumori e l’ipertensione arteriosa è invalso per tutte le cefalee l’orientamento di saltare la fase preliminare della “ricerca focale” per iniziare al più presto il trattamento farmacologico sintomatico. Questa condotta, che tratta le cefalee come se fossero tutte “primarie”, può offrire un beneficio iniziale ma rende più difficoltosa l’identificazione delle numerose forme “secondarie” e la scelta dei trattamenti più efficaci per queste. Per la cura sintomatica delle cefalee sono disponibili numerosi farmaci ma con il passare del tempo generalmente tutti tendono a perdere l’efficacia iniziale e a presentare sempre più alto il conto degli effetti indesiderati.

Neuromodulazione e Neuralterapia per la cura delle cefalee

Analogamente a molte altre forme di dolore cronico, in associazione o in alternativa alle cure farmacologiche, possono dimostrarsi vantaggiose (talora risolutive) le metodiche di Neuromodulazione e la Neuralterapia con anestetici locali anzitutto perché prevedono la “ricerca focale” come primo atto per un corretto inquadramento del tipo di cefalea in osservazione.

Emicrania e Cefalea

Considerare l’emicrania semplicemente una forma di cefalea è riduttivo poiché essa è una malattia neurologica, cronica e complessa, in cui il mal di testa è il sintomo che si manifesta in forma più drammatica. Gli altri disturbi che si possono associare sono connessi alla sofferenza della corteccia cerebrale (il settore più moderno del sistema nervoso) e del sistema nervoso vegetativo (più antico). La sofferenza della corteccia è la causa delle “auree”: manifestazioni che spesso precedono il mal di testa e che sembrano brevi allucinazioni (più spesso di tipo visivo). La sofferenza del Sistema Nervoso Vegetativo si esprime con nausea, vomito (anche a digiuno), intolleranza alla luce e ai rumori, senso di fatica anche a riposo, ecc. Dato che coinvolge ampi settori nervosi la malattia manifesta inevitabilmente un importante grado di complessità e di variabilità. Familiarità, fattori ormonali, alimentazione e stress da caso a caso hanno dimostrato di avere parte importante di responsabilità nello scatenare le crisi e nel determinare la loro frequenza. Alla base di tutte le forme di emicrania sembra però sussistere sempre un’aumentata eccitabilità di popolazioni neuronali (della corteccia per alcuni, di sedi più profonde secondo altri). Questi rilasciano “mediatori chimici” che determinano nel sistema trigeminale una sorta di infiammazione e lo stimolano a generare segnali dolorifici. Talora possono dimostrarsi efficaci alcuni farmaci (antinfiammatori-antidolorifici o altre sostanze attive sulla motricità dei vasi encefalici) ma anche in questo caso, ove questi siano insufficienti, le metodiche di Neuromodulazione e Neuralterapia con anestetici locali possono offrire risultati terapeutici anche profondi e durevoli.

 

Editor: Marta Buonomano

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