Chirurgia mininvasiva della calcolosi reno-ureterale

Autore: Prof. Antonino Inferrera
Pubblicato:
Editor: Sharon Campolongo

Maggiormente diffusa nei paesi industrializzati con elevato tenore di vita, in Italia la calcolosi renale coinvolge circa il 20% della popolazione con maggiore incidenza nelle aree geografiche con clima caldo umido. Approfondiamo questo argomento in questo breve articolo

Che cosa sono i calcoli renali?

I calcoli renali (nefrolitiasi) sono concrezioni costituite da soluti (calcio, acido urico, ossalati, fosfati) presenti in concentrazioni variabili nelle urine, il cui processo di formazione esordisce con una aggregazione di cristalli nonostante l’azione di specifici inibitori della cristallizzazione come i citrati. Originano all’interno dei tubuli renali con un’etiologia multifattoriale che può essere schematicamente classificata in:

  • Fattori generali (familiarità);
  • Patologie associate (iperparatiroidismo, patologie gastrointestinali, sindrome metabolica, nefrocalcinosi, reni policistici);
  • Fattori genetici (cistinuria tipo a o tipo b - iperossaluria primaria - acidosi renale tubulare);
  • Fattori farmacologici (alcune categorie di antibiotici);
  • Anomalie anatomiche (rene a spugna midollare - malattia del giunto pileo ureterale, stenosi ureterali);
  • Fattori ambientali, professionali, stile di vita.

Caratteristiche dei calcoli renali

I calcoli si differenziano in base a:

  • Composizione (ossalato di calcio, fosfato di calcio, acido urico, struvite)
  • Diametro (da pochi millimetri a dimensioni centimetriche)
  • Colore (giallo, marrone, nero).

Dopo la loro costituzione possono rimane all’interno delle cavità renali (calici o bacinetto renale) o spostarsi lungo l’uretere determinando colica e dilatazione renale (idronefrosi).

visita urologica

Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale è il dolore acuto (colica renale), urente, gravativo, che origina dalla regione lombare del lato coinvolto e si irradia al fianco e all’inguine omolaterale, estendendosi all’emiscroto nel sesso maschile e alle grandi labbra nel sesso femminile.

Al dolore si associano sintomi di carattere neurovegetativo quali:

  • Irrequietezza
  • Nausea
  • Vomito
  • Sudorazione
  • Pallore
  • Tachicardia
  • Stipsi

Nei casi più severi può insorgere sia febbre elevata, significativa di un impegno urosettico, che ematuria. I sintomi irritativi quali l’urgenza e la frequenza minzionale sono invece ascrivibili all’imminente espulsione in vescica del calcolo.

Come si diagnostica la calcolosi reno-ureterale?

Le indagini diagnostiche da effettuare in caso di colica renale sono:

  • L’Ecografia (valutazione delle caratteristiche del parenchima renale, di eventuale idronefrosi e di calcoli intracaliceali, del bacinetto renale o della porzione prossimale dell’uretere);
  • L’analisi delle urine con particolare riguardo al sedimento urinario (presenza di leucociti, eritrociti, piaciti, batteri e cristalli);
  • La TC basale (per la valutazione della sede, del numero e delle dimensioni del calcolo), riservando la Uro-TC (indagine morfologica e funzionale con mezzo di contrasto iodato);

Come trattare la calcolosi reno-ureterale?

Qualora si ritenga indicato un Trattamento Endourologico mediante Ureteroscopia Semirigida o Flessibile con Litotrissia Laser Intracorporea oppure la Chirurgia Percutanea con Litotrissia Ultrasonica o Balistica.

L’Ureteroscopia Semirigida è indicata in tutti i casi di calcolosi dell’uretere non suscettibili di espulsione spontanea (diametro superiore ai 6 mm) e in alcuni casi del bacinetto renale o dei calici superiori ma con diametro non superiore ai 2 cm.

Invece, l’Ureteroscopia Flessibile, grazie alla particolare plasticità passiva e flessibilità attiva distale di questi strumenti miniaturizzati a fibre ottiche, è indicata nei casi di calcolosi delle cavità renali, ma con diametro non superiore ai 2-2,5 cm.

Il sistema di Litotrissia utilizzato sia nell’Ureteroscopia Rigida che in quella Flessibile è l’energia laser che consente di frantumare e polverizzare i calcoli, favorendo la clearance asintomatica di sabbia renale o millimetrici frammenti, riservando il conclusivo posizionamento di uno stent a particolari condizioni.

La Chirurgia Percutanea, indicata nella calcolosi renale superiore ai 2,5 cm, nella calcolosi a stampo caliceale e nella calcolosi coralliforme (o racemosa) del rene, è un Trattamento Endourologico Mininvasivo che consiste in una puntura con guida ecografica e/o radiologica del rene cui segue una dilatazione progressiva del tramite reno-cutaneo fino a creare, con uno specifico dispositivo (guaina di amplatz), un canale operativo attraverso il quale si introduce uno specifico strumento (Nefroscopio) che consente, con visione endoscopica, la frantumazione del calcolo con dispositivi a energia ultrasonica, balistica o più raramente laser.

Sebbene non esenti da complicanze i vantaggi di queste tecniche mininvasive, nei confronti della Chirurgia Tradizionale riservata a casi particolarmente complessi, consistono in:

  • Minore invasività
  • Elevata efficacia
  • Minori perdite ematiche
  • Minore degenza ospedaliera
  • Rapida guarigione
  • Celere ritorno alle normali attività lavorative domestiche e sportive

Prof. Antonino Inferrera
Urologia

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