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Dal colon-retto al pancreas: come sta evolvendo la chirurgia robotica digestiva?

La chirurgia robotica digestiva sta passando da procedure relativamente standardizzate a interventi più complessi, che possono coinvolgere il retto, il colon e il pancreas. Questa evoluzione è resa possibile da strumenti articolati, visione tridimensionale ingrandita e maggiore stabilità dei movimenti. Il robot, però, non opera in autonomia: ogni gesto è controllato dal chirurgo dalla consolle. I risultati dipendono quindi dalla corretta indicazione, dall’esperienza dell’équipe e dall’organizzazione del centro.

Che cos’è la chirurgia robotica digestiva?

La chirurgia robotica digestiva è una forma di chirurgia mininvasiva assistita da un sistema computerizzato. Il chirurgo introduce telecamera e strumenti attraverso piccole incisioni e li comanda da una consolle posta nella sala operatoria.


Rispetto alla laparoscopia tradizionale, gli strumenti robotici possono articolarsi con maggiore libertà e filtrare alcuni movimenti involontari. La visione tridimensionale e ingrandita aiuta a distinguere vasi, nervi e piani anatomici profondi. Queste caratteristiche possono essere particolarmente utili quando occorre lavorare nella pelvi o eseguire suture e ricostruzioni pancreatiche molto delicate.

Perché la chirurgia robotica si sta estendendo agli interventi digestivi più complessi?

La chirurgia robotica si sta estendendo perché permette di applicare un accesso mininvasivo anche a procedure che richiedono dissezioni profonde, movimenti precisi e numerose ricostruzioni.

Nel retto, lo spazio disponibile è ridotto e circondato da strutture nervose che partecipano alle funzioni urinarie e sessuali. Nel pancreas, invece, il chirurgo deve operare vicino a grandi vasi e ricostruire strutture come il dotto pancreatico e la via biliare, che possono avere un diametro di pochi millimetri.


Il progresso non consiste quindi solo nel praticare incisioni più piccole. Consiste soprattutto nella possibilità di affrontare fasi tecniche complesse con una piattaforma mininvasiva, purché siano presenti formazione specifica, protocolli condivisi e un adeguato volume di interventi.

Per quali patologie dell’apparato digerente può essere utilizzato il robot?

Il robot può essere utilizzato per alcune patologie oncologiche e benigne di esofago, stomaco, fegato, pancreas, colon e retto. La sua effettiva utilità cambia però in base all’organo, alla malattia e al tipo di procedura.


Tra le applicazioni più studiate rientrano:


  • resezioni del colon e del retto;
  • chirurgia del tumore del retto;
  • proctocolectomia per rettocolite ulcerosa;
  • pancreatectomia distale per lesioni del corpo e della coda;
  • duodenocefalopancreasectomia per tumori della testa del pancreas;
  • alcune resezioni gastriche, esofagee ed epatobiliari.


Non tutte queste procedure hanno lo stesso livello di evidenza. La chirurgia mininvasiva del pancreas distale è più consolidata, mentre la duodenocefalopancreasectomia robotica resta un intervento da riservare a équipe esperte e a pazienti selezionati.

Che cosa sta cambiando nella chirurgia robotica del colon-retto?

Nella chirurgia del colon-retto il robot viene impiegato soprattutto per migliorare l’accesso alla pelvi e facilitare la dissezione del retto medio e basso.


Le prove scientifiche non sono state sempre concordi. Il trial internazionale ROLARR, pubblicato nel 2017, non rilevò una riduzione statisticamente significativa delle conversioni alla chirurgia aperta rispetto alla laparoscopia. Questo risultato ha mostrato che il solo impiego del robot non garantisce automaticamente un vantaggio clinico.


Dati più recenti hanno però aperto nuove prospettive. Nel trial randomizzato REAL, condotto su pazienti selezionati con tumore del retto medio o basso, la chirurgia robotica è stata associata a un tasso di recidiva locoregionale a tre anni dell’1,6%, rispetto al 4% osservato con la laparoscopia. Sono stati riportati anche risultati migliori per la sopravvivenza libera da malattia e per alcune funzioni urinarie, sessuali e intestinali. Si tratta di risultati importanti, ma derivano da uno specifico studio condotto in centri cinesi esperti e devono essere confermati in altri sistemi sanitari e popolazioni.

Quale ruolo può avere il robot nella rettocolite ulcerosa?

Nella rettocolite ulcerosa il robot può essere utilizzato quando la chirurgia diventa necessaria e si programma una proctocolectomia con ricostruzione della continuità intestinale.


La chirurgia viene valutata soprattutto nelle forme acute gravi, nelle forme che non rispondono adeguatamente alle terapie mediche e in presenza di displasia o tumore. Quando colon e retto vengono rimossi, in alcuni pazienti è possibile costruire una pouch ileale, spesso conformata a J, collegando l’ultima parte dell’intestino tenue al canale anale. La J-pouch svolge la funzione di serbatoio interno, ma non riproduce esattamente il funzionamento del retto naturale.


Le linee guida ECCO del 2026 indicano l’approccio mininvasivo, laparoscopico o robotico, come opzione preferenziale per l’anastomosi ileo-anale con pouch. Sottolineano però che la procedura dovrebbe essere eseguita in centri specializzati, con esperienza nella chirurgia delle malattie infiammatorie intestinali. Le stesse linee guida ricordano che la robotica può comportare tempi operatori e costi ospedalieri maggiori e che non sono state dimostrate differenze certe per tutti gli esiti funzionali.

Che cosa sta cambiando nella chirurgia robotica del pancreas?

Nella chirurgia pancreatica il cambiamento principale è l’estensione dell’approccio robotico dalle resezioni distali alla più complessa duodenocefalopancreasectomia.

La pancreatectomia distale interessa in genere corpo e coda del pancreas e non richiede la ricostruzione del dotto pancreatico e della via biliare. La duodenocefalopancreasectomia riguarda invece la testa del pancreas e prevede l’asportazione di più strutture, seguita da diverse anastomosi digestive, biliari e pancreatiche.


Le linee guida internazionali riconoscono che, in mani esperte, l’approccio robotico può essere associato a minori perdite di sangue e a una degenza più breve rispetto alla chirurgia aperta. Chiariscono però che la procedura è tecnicamente impegnativa, presenta una lunga curva di apprendimento e richiede programmi strutturati di formazione, selezione e controllo dei risultati.

Che cosa mostrano gli studi più recenti sulla duodenocefalopancreasectomia robotica?

Gli studi più recenti mostrano che la duodenocefalopancreasectomia robotica può ottenere risultati comparabili alla chirurgia aperta nei pazienti selezionati e nei centri ad alto volume.


Il trial PORTAL, pubblicato nel 2026, ha confrontato la procedura robotica e quella aperta in sette centri pancreatici ad alto volume. Nei pazienti con lesioni pancreatiche o periampollari resecabili e non eccessivamente complesse, la robotica ha raggiunto il criterio di non inferiorità per il recupero funzionale postoperatorio, senza compromettere la qualità patologica della resezione o aumentare il carico complessivo delle complicanze. Questi risultati non significano che la robotica debba essere usata in tutti i casi: lo studio ha coinvolto chirurghi accreditati, centri esperti e pazienti sottoposti a criteri precisi di selezione.

La chirurgia robotica è sempre migliore della laparoscopia o della chirurgia aperta?

No, la chirurgia robotica non è sempre migliore e non deve essere scelta soltanto perché tecnologicamente più avanzata.

In alcuni interventi può facilitare la dissezione, ridurre la probabilità di conversione o migliorare determinati risultati a breve termine. In altri casi non produce differenze clinicamente rilevanti rispetto alla laparoscopia. Può inoltre richiedere tempi operatori più lunghi, maggiori risorse economiche e personale specificamente formato.



La chirurgia aperta rimane necessaria quando la malattia è molto estesa, quando sono previste ricostruzioni vascolari particolarmente complesse, quando il paziente non tollererebbe un intervento robotico prolungato o quando manca l’esperienza necessaria. La priorità non è completare l’intervento con il robot, ma ottenere una procedura sicura, radicale quando indicato e coerente con le condizioni del paziente.

Come viene selezionato il paziente per un intervento robotico digestivo?

Il paziente viene selezionato valutando insieme caratteristiche della malattia, condizioni generali, complessità prevista e competenze disponibili.

Per i tumori digestivi vengono considerati sede, dimensioni, stadio, rapporto con i vasi, eventuali metastasi e trattamenti già eseguiti. Nella rettocolite ulcerosa contano anche attività della malattia, risposta ai farmaci, stato nutrizionale, uso di corticosteroidi, rischio infettivo e possibilità di realizzare una pouch.


Sono inoltre importanti la funzione cardiaca e respiratoria, le precedenti operazioni addominali, il peso corporeo e la capacità di tollerare il pneumoperitoneo e una posizione operatoria prolungata. Le decisioni più complesse richiedono il confronto tra chirurgo, gastroenterologo, oncologo, radiologo, anestesista, nutrizionista e altri professionisti coinvolti.

Quali esperienze italiane mostrano questa evoluzione dal colon-retto al pancreas?

Due esperienze eseguite presso l’Ospedale San Marco dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Catania mostrano come la stessa piattaforma robotica possa essere applicata a patologie e distretti molto diversi.


L’équipe di Chirurgia Generale ha eseguito quattro duodenocefalopancreasectomie robotiche in pazienti con adenocarcinoma della testa del pancreas. Il programma ha previsto una selezione basata sulle dimensioni del tumore, sui rapporti con i vasi, sui trattamenti precedenti e sul rischio anestesiologico.


Nello stesso centro è stata eseguita una proctocolectomia totale robotica in una paziente di 60 anni con rettocolite ulcerosa non più controllata dalle terapie mediche e biologiche. Dopo l’asportazione di colon e retto è stata costruita una J-pouch utilizzando l’ultima parte dell’intestino tenue. I due casi non sono direttamente confrontabili, ma rappresentano esempi concreti dell’estensione della chirurgia robotica a procedure digestive multiquadrante, pelviche e ricostruttive.

Quale sarà il prossimo passo della chirurgia robotica digestiva?

Il prossimo passo sarà definire con maggiore precisione quali pazienti ottengono un beneficio reale e quali procedure possono essere introdotte in sicurezza.


La ricerca dovrà confrontare non solo il numero di complicanze o i giorni di ricovero, ma anche qualità di vita, funzioni intestinali e urinarie, risultati oncologici, costi e accesso alle cure. Saranno inoltre essenziali percorsi certificati di formazione e sistemi trasparenti per controllare gli esiti durante la curva di apprendimento.


La tecnologia continuerà a evolvere, ma il risultato dipenderà ancora dalla competenza umana. Il robot è uno strumento: la qualità dell’intervento resta legata all’indicazione, alla preparazione del team e alla capacità di scegliere, per ogni paziente, l’approccio più sicuro.


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Quali fonti sono state utilizzate?

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  8. InSanitas. (2026, 25 maggio). Policlinico di Catania, procedura robotica con l’asportazione di colon e retto.
  9. CataniaToday. (2026). Nuovo intervento con i robot al San Marco: asportazione completa di colon e retto.