Come affrontare il dolore cronico?

Autore: Dott. Diego Beltrutti
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Editor: Top Doctors®

Il dolore è quel meccanismo con il quale l'organismo avverte che qualcosa non va. Può però diventare una vera e propria malattia quando perde questa sua funzione di allerta. Ne parla il Dott. Diego Beltrutti, esperto in Medicina del Dolore a Torino

Che cos’è il dolore cronico?

Parlare di dolore cronico vuol dire parlare di una delle esperienze più complesse e antiche dell’uomo. L’uomo è sopravvissuto fino ad oggi proprio grazie alla presenza di un sistema che permette la ricezione di stimoli e impulsi dalla periferia che li conduce al centro, elaborandoli a livello più alto. Proprio grazie a questo sistema di ricezione si è in grado di evitare determinati pericoli: ad esempio, se facendo da mangiare schizza un po’ di olio bollente sulla mano, il primo impulso che si ha è quello di togliersi e scappare. O se per sbaglio si mette la mano su una piastra elettrica calda, immediatamente si toglie la mano e si cerca aiuto. Questi sono sistemi fisiologici importanti che avvertono del fatto che c’è qualcosa che non va nell’organismo a livello fisico, somatico, psicologico e, a volte, anche livello sociale.

Quali sono le forme di dolore?

Quando si parla di dolore, si fa riferimento al dolore acuto, al dolore cronico o al dolore procedurale, ossia quel dolore o sofferenza che accompagnano certe situazioni cliniche, come una biopsia ossea. Il dolore diventa cronico quando quello acuto non viene trattato adeguatamente. Il dolore acuto, infatti, è quel dolore che si accompagna a una causa ben precisa e allo stesso tempo, è il dolore più facile da trattare perché corrisponde a una visione di causa e effetto. Si immagini un soggetto che si frattura un braccio: è chiaro che avrà bisogno di analgesici, ma è anche ovvio che la risposta non sono gli analgesici, ma un intervento chirurgico che, in seguito a un ciclo riabilitativo, gli permette di guarire totalmente.

Perché il dolore cronico è difficile da trattare?

Il dolore può nascere da una causa impossibile da individuare, a volte nasce senza nessuna causa o, ancora, può nascere da diverse cause che portano a incertezza. Il dolore cronico, quindi, oltre ad essere difficile da trattare, è anche difficile da individuare. Per anni il dolore è stato considerato sintomo di una malattia. Non sempre è così, si pensi al fuoco di Sant’Antonio e alla nevralgia del trigemino: è un quadro che insorge acutamente per poi protrarsi nel tempo.

Cosa può fare lo specialista in Terapia del dolore?

Il dolore non interessa più solo le sale operatorie, ma anche la fase successiva: il dolore del postoperatorio sul quale si sposta l’interesse degli anestesisti, che diventano quindi terapisti del dolore in quanto applicano delle terapie. Dolori di recente interesse sono il dolore da parto che, grazie all’uso di cateteri peridurali, e tecniche di blocco anestetico, può essere ben controllato, o il dolore dei pazienti oncologici. Si pensi a quanto dolore ci possa essere in un paziente che soffre di metastasi o tumore. Il terapista del dolore, che diventa così un medico del dolore, comincia a studiare questi problemi e a porre delle diagnosi; grazie a queste è possibile accorgersi della varie tipologie di dolore. Due esempi sono il dolore nocicettivo, quando il dolore colpisce un osso o un muscolo, e il dolore di tipo neuropatico, quando c’è una sofferenza di un nervo. Il dolore quindi non è una cosa sola: ogni tipologia merita un approfondimento e una terapia specifica.

Cos’è e come funziona la scala del dolore?

La scala del dolore è il tentativo di dare un valore numerico, quindi un’intensità, a un’esperienza. È come chiedersi “Quanto mi ama mio figlio?”. La risposta non può essere sì o no. Per questo sono state inventate delle scale per il dolore. Per i bambini che non possono parlare, si fa riferimento all’espressione facciale, a quanto piangono e ad altre situazioni che possono essere misurate. Per l’adulto si usa il Numeric Rating Scale o il Verbal Rating Scale: il primo chiede al paziente “Tra 0 e 10, qual è l’intensità del suo dolore?”; il secondo utilizza le parole “Il suo dolore è lieve, debole, moderato, forte, fortissimo, il dolore più forte della sua vita?”.

Come influisce il dolore sulla qualità della vita?

Il dolore è qualsiasi esperienza negativa o traumatica che provoca seri problemi come il Disturbo da stress post-traumatico che affligge coloro che, ad esempio, sono stati nei campi di battaglia. In campo medico, si usa quindi paragonare il paziente che percorre la sua guerra contro il cancro o altre malattie devastanti, all’esperienza di un militare. Il dolore non controllato è un peso, un fardello che fa cambiare veramente il senso della vita. La medicina offre quindi strumenti e risposte affinché i soffrenti non abbiano esperienze di questo tipo e possano condurre una vita libera dal dolore. 

Dott. Diego Beltrutti
Terapia del dolore

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