Come riconoscere e trattare le lesioni al fegato

Autore: Prof. Alessandro Anselmo
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

È possibile identificare in tempo le lesioni del fegato? E cos’è la radiologia interventistica? Ne parla il Prof. Alessandro Anselmo, esperto in Chirurgia Generale a Roma

 

I tumori al fegato possono essere maligni e benigni e generalmente presentano sintomi solo quando il nodulo ha raggiunto dimensioni talmente grandi da comprimere gli organi vicini.

Come si diagnostica il tumore al fegato?

La prima cosa da fare per diagnosticare un tumore al fegato è l’esame obiettivo da parte di un medico (generico, epatologo, chirurgo). Solitamente vengono richiesti esami del sangue che, oltre all’alfa-feto proteina (marcatore dell’epatocarcinoma), comprendono gli esami di funzionalità epatica (transaminasi, gamma GT, fosfatasi alcalina e bilirubina). In seguito verrà eseguita un’ecografia che in mani esperte è un ottimo esame in quanto molto sensibile su organi compatti come fegato. Nel caso venisse rilevata una massa sospetta è indicata una TAC con mezzo di contrasto e in alcuni casi selezionati, a giudizio dello specialista, una risonanza magnetica. Sempre in casi selezionati può essere necessario eseguire una RM con contrasto epatospecifico: questo tipo di contrasto viene captato dalle cellule del fegato (epatociti) e consente di differenziare le lesioni benigne da quelle maligne, colorando il nodulo benigno e oscurando le lesioni maligne (se il tumore è maligno le cellule non captano il contrasto). In casi dubbi si consiglia invece di effettuare una biopsia, in grado di dare una diagnosi istologica, tenendo conto però di alcuni svantaggi:

  1. È un metodo invasivo e può quindi causare sanguinamento
  2. Può non essere una prova diagnostica nel caso in cui il materiale prelevato non sia sufficiente o se non viene eseguita nel punto giusto
  3. È possibile che nel punto della biopsia percutanea vengano disseminate cellule della neoplasia (seeding) durante l’estrazione dell’ago

Trattamento delle lesioni benigne

La terapia per le lesioni benigne consiste in un controllo periodico (follow up) con ecografia per tenere sotto controllo le dimensioni del nodulo. Solitamente le sue dimensioni sono ridotte, ma se supera i 5 cm può causare sintomi da compressione e, in caso di angioma, aumenta il rischio di rottura dello stesso con conseguente emorragia. Il trattamento chirurgico delle lesioni benigne del fegato deve essere preso in considerazione e discusso con lo specialista: può variare da resezione epatica minima ad un’asportazione più ampia in base alle dimensioni del nodulo.

Come trattare le lesioni maligne

Per le lesioni maligne esistono trattamenti sia chirurgici che parachirurgici (trattamenti locoregionali di radiologia interventistica). Questi ultimi comprendono:

  1. Chemioembolizzazione: iniezione di un farmaco chemioterapico e di un materiale embolizzante all’interno di un’arteria che nutre il tumore. Il materiale introdotto è in grado di chiudere l’arteria causando la necrosi e la morte del tumore
  2. Termoablazione (con radiofrequenza o microonde): consiste nell’inserimento di un ago all’interno del tumore che, utilizzando l’energia termica, provoca una necrosi coagulativa e quindi la morte del tumore
  3. Radioembolizzazione: è simile alla chemioembolizzazione, ma al posto di iniettare un farmaco chemioterapico vengono iniettate delle sfere radioattive che eseguono una radioterapia locale necrotizzando il nodulo
  4. Alcoolizzazione: iniezione locale di alcool all’interno della lesione. Era molto usata in passato ma al giorno d’oggi il paziente viene indirizzato verso una delle precedenti terapie

Questi trattamenti locoregionali costituiscono una terapia efficace per alcuni noduli, ma possono anche essere associati alla chirurgia (open, laparoscopica e robotica).

 

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Editor: Marta Buonomano

 

Prof. Alessandro Anselmo
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