Ecografie: le varie tipologie

Differenza fra l'ecografia 2D, 3D e 4D

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 19/08/2018
Editor: Top Doctors®

 

L’ecografia è una tecnica di diagnosi utilizzata in molti ambienti ospedalieri. Mediante l’utilizzo di ultrasuoni, vengono create immagini bidimensionali o tridimensionali che permettono di diagnosticare tumori o altre patologie ma, soprattutto, consentono di seguire le madri durante il periodo di gestazione. Il nostro esperto in Ginecologia e Ostetricia ne illustra gli aspetti positivi

Come funziona una ecografia?

Il suono è un’onda che si propaga attraverso la materia in forme di onde. Quando il suono si scontra con una superficie in grado di rifletterlo, si genera l’eco, ovvero un suono riflesso che si muove in direzione della sorgente del suono. L’ecografia sfrutta gli ultrasuoni per generare echi i quali permettono di ottenere immagini degli organi del corpo umano.

 

Quali sono le differenze tra ecografia 2D, 3D e 4D?

Le ecografie 3D e 4D permettono di ottenere immagini e analisi tridimensionali. Ciò fa sì che le gestanti e i familiari siano in grado di riconoscere le immagini che appaiono nel monitor, a differenza di ciò che accade con l’ecografia 2D dove spetta allo specialista interpretare ciò che appare nel dispositivo. Altri vantaggi derivanti dalle ecografie 4D e 3D riguardano la possibilità di analizzare le malformazioni muscoloscheletriche, dimorfismo facciale e le anomalie a piedi e mani. 

 

L’immagine di un’ecografia 4D risulta sempre nitida?

Per quanto riguarda l’ecografia per donne in gravidanza, la posizione fetale, del liquido amniotico e l’indice di massa corporale del soggetto sono tutti fattori che incidono sulla qualità dell’immagine tridimensionale. Tuttavia, questo tipo di ecografie permette di instaurare un contatto umano tra madre, figlio e padre per i quali si privilegiano i legami emozionali che assumono un valore significativo specialmente dopo la nascita.

 

L’ecografia tridimensionale in campo medico

Le ecografie 4D rappresentano un passo avanti nella diagnosi di molte patologie morfologiche ed occorre che tali strumenti vengano utilizzati solo da specialisti in grado di poter effettuare diagnosi più complesse a partire dall’analisi del liquido amniotico, della placenta e della circolazione feto placentare.

 

Articolo redatto in collaborazione con il Dr. Conxa Gamón Moreno, specialista in Ginecologia e Ostetricia

 Redazione di Topdoctors

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