Disturbi del movimento: come riconoscerli e quando chiedere una valutazione neurologica
Con “disturbi del movimento” si intende un gruppo di condizioni in cui il movimento è ridotto, rallentato o rigido, oppure al contrario è eccessivo o involontario (tremori, scatti, movimenti anomali). Possono comparire gradualmente e, all’inizio, essere scambiati per stanchezza, stress o “semplice invecchiamento”. In realtà, alcuni segnali meritano attenzione perché possono indicare un quadro neurologico da inquadrare con precisione.
Due grandi categorie: movimenti “in difetto” e “in eccesso”
In modo semplice, i disturbi del movimento si dividono spesso in:
1) Ipocinetici (movimento ridotto/rallentato)
Il gruppo più noto è il parkinsonismo, caratterizzato da:
- bradicinesia (lentezza nei movimenti),
- rigidità,
- talvolta tremore a riposo e instabilità posturale.
- La Malattia di Parkinson è la causa più conosciuta, ma non è l’unica: esistono parkinsonismi “secondari” (farmaci, vascolari, altre condizioni) e “atipici”, per cui la diagnosi specialistica è fondamentale.
2) Ipercinetici (movimenti involontari/eccessivi)
Esempi comuni:
- tremore (non solo Parkinson: molto frequente il tremore essenziale, spesso in famiglia e più evidente durante azione/posizione),
- distonie (posture anomale o spasmi, es. torcicollo),
- discinesie (movimenti “serpeggianti” o a scatti, talvolta legati a terapie o ad altre condizioni),
- tic e mioclono (scatti brevi, improvvisi).
Tremore: quando è “da controllare”
Il tremore è un motivo molto frequente di visita. Alcuni elementi utili per orientarsi:
- Tremore a riposo (mano “che trema” quando è ferma, migliora muovendola) → più suggestivo per parkinsonismo.
- Tremore d’azione/posturale (mentre si scrive, si beve, si tiene un oggetto) → più compatibile con tremore essenziale o altre cause.
In ogni caso, è la combinazione con altri segni (rigidità, lentezza, cambiamenti della scrittura, postura, andatura) che guida la valutazione.
Segnali pratici che meritano una visita neurologica
Prenotare una valutazione è consigliabile se noti:
- lentezza nuova nei gesti quotidiani (abbottonarsi, tagliare il cibo, scrivere);
- rigidità persistente o dolori muscolari “strani” associati a movimenti più piccoli;
- cambiamenti dell’andatura (passi corti, trascinamento, instabilità);
- tremore che progredisce o interferisce con lavoro e vita quotidiana;
- spasmi/posture anomale (possibile distonia);
- comparsa di movimenti involontari dopo inizio o modifica di farmaci.
Diagnosi: cosa si valuta e quali esami possono servire
La diagnosi dei disturbi del movimento è soprattutto clinica: lo specialista osserva il movimento, valuta tono muscolare, postura, riflessi, andatura e raccoglie la storia completa (farmaci, familiarità, tempi di esordio, progressione).
A seconda del sospetto, possono essere indicati:
- esami del sangue (cause metaboliche/tiroidee, ecc.),
- RM encefalo in alcuni casi,
- test funzionali specifici quando utili a chiarire il quadro (non per tutti, non sempre).
Perché è importante inquadrarli presto
Un inquadramento accurato serve a:
- distinguere forme benigne o funzionali da condizioni neurologiche evolutive;
- impostare terapie mirate (farmaci, fisioterapia, logopedia, strategie di adattamento);
- gestire comorbidità (sonno, umore, dolore) che spesso influenzano molto la qualità di vita.
I disturbi del movimento non sono tutti uguali: davanti a tremore, rigidità o lentezza, la cosa più utile è capire il “tipo” di disturbo, la sua causa e l’approccio più adatto, evitando diagnosi fai-da-te o ritardi.
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