Ernie addominali: ogni paziente si merita una cura su misura!
Nella cura delle ernie addominali, assenza di dolore e migliore qualità di vita sono i pilastri dell’attuale e futura terapia. Ce ne parla il Prof. Giampiero Campanelli, Professore di Chirurgia Generale a Milano, Fondatore e Direttore dell’Hernia Center di Milano, chirurgo di fama internazionale
Prof. Campanelli, che cos’è l’ernia addominale?
L’ernia a carico della parete addominale, in particolare quella inguinale, non è altro che la fuoriuscita dell’intestino, del grasso che lo riveste e/o parte di esso e della membrana peritoneale (sacco) attraverso dei canali preesistenti (inguinale, ombelicale e crurale) oppure ferite, lesioni, incisioni chirurgiche e/o sfiancamenti di tutta la parete dell’addome (in questo caso si parla di laparocele). La causa di queste ernie è sempre una coincidenza tra una debolezza costituzionale e/o acquisita (es. nel caso di laparocele) dei tessuti e l’attività fisica. Questo però non significa che siano congenite: le ernie congenite sono solo quelle dei bambini alla nascita e sono dovute a un difetto dello sviluppo fetale che, in taluni casi, può persistere sino all’età adulta.
Attività fisica e sforzi possono essere responsabili dell’ernia?
In merito agli sforzi, questi possono essere valutati in quanto concause, sempre in coincidenza con una debolezza costituzionale dei tessuti; mentre nel caso dell’attività fisica/sportiva, bisogna distinguere in modo netto la cosiddetta “ernia dello sportivo”, o pubalgia, dalla vera e propria ernia inguinale.
Ernia dello sportivo: di cosa si tratta?
In realtà non si tratta di una vera e propria ernia, dato che non vi è la fuoriuscita dell’intestino con il suo sacco, e associarla solamente agli sportivi è sbagliato in quanto molte volte viene coinvolta la popolazione generale che svolge un attività fisica normale.

È per tali motivi che, da diversi anni, ho proposto alla comunità scientifica internazionale una nuova denominazione, “Sindrome Dolorosa Pubico-Inguinale” (in inglese Pubic Inguinal Pain Syndrome, PIPS), che meglio si presta alla realtà clinica, anatomica e eziologica. Si tratta infatti di una sindrome causata principalmente da tre fattori: una lieve debolezza delle strutture inguinali, un irrigidimento dei tendini di inserzione del muscolo retto addominale e di quello adduttore lungo e la compressione dei nervi sensitivi dell’area.
Dolore inguinale nella donna: può trattarsi di Sindrome Dolorosa Pubico-Inguinale?
Questo tipo di dolore nella donna è molto comune, ma può derivare da diverse cause: ernia crurale, PIPS, endometriosi del legamento rotondo dell’utero. Ognuna di queste condizioni richiede di una terapia distinta, nonostante l’area interessata sia sempre quella inguinale. Per questo motivo è evidente che, prima di stabilire l’iter terapeutico, deve essere posta una precisa e corretta diagnosi, onde evitare la mancata risoluzione di queste situazioni che influiscono negativamente sulla quotidianità delle donne.
Come approcciarsi ad un ernia addominale: i segreti dell’esperto
Oggigiorno, l’approccio a queste condizioni richiede una differenziata e vasta conoscenza di diversi argomenti ed una collaborazione diagnostico-fisioterapico-chirurgica (a volte integrata) che è necessario perfezionare con una vera e propria super-specializzazione. Infatti, solamente una grande esperienza può garantire al paziente la miglior terapia per il suo singolo caso. Questo principio, conosciuto con il nome di “tailored surgery” (trattamento su misura), rappresenta un concetto essenziale nella chirurgia attuale e futura dell’ernia. Ogni fase della terapia (anestesia, ricovero, approccio chirurgico, tecnica e/o protesi utilizzata, postoperatorio, ecc.) deve essere “cucita” su misura per ogni paziente, a seconda del suo stile di vita, dell’età, dell’anatomia e delle sue aspettative.
Non esiste, quindi, la tecnica o la protesi migliore in assoluto?
Esattamente. Ogni trattamento di ernia inguinale non complicata primitiva prevede dei parametri da seguire che devono tuttavia essere “tailorizzati” per ogni paziente. In merito alle protesi, non esiste una tipologia ideale né migliore di un’altra e lo stesso discorso vale per le tecniche. Vero è che lo studio e la ricerca sui materiali (sintetici, biologici, assorbibili, non assorbibili o parzialmente assorbibili) sono essenziali, così come la loro interazione con le cellule e con i tessuti, allo scopo di migliorare sempre più la tollerabilità nei tessuti umani. Proprio per questo ho deciso di fondare e dirigere il primo (e al momento) unico universitario Centro di Ricerca e di Alta Specializzazione sulla Chirurgia delle Ernie Addominali e l’Hernia Center.
Ernia inguinale primitiva: che iter seguire?
- Utilizzo routinario di anestesia locale, vale a dire l’esecuzione di punture nella zona da operare per garantire al paziente una perfetta tollerabilità e nessun dolore;
- Approccio dolce ai tessuti, dato che il paziente è sveglio, nel rispetto della sua anatomia al fine di ridurre le sensazioni e le conseguenze postoperatorie;
- Utilizzo di reti e protesi di tutte le composizioni, tessiture, materiali, ecc. in modo da poter scegliere quella più adatta al paziente e scegliere un tipo di fissaggio possibilmente senza suture, utilizzando una speciale colla; anche riparazioni senza protesi o reti a seconda del tipo di anatomia del paziente e della patologia;
- La chirurgia laparoscopica o robotica delle ernie inguinali primitive è indicata solo nel caso di ernie inguinali bilaterali;
- Regime di Day Surgery, vale a dire la capacità e possibilità organizzativa, clinica e di controllo di poter dimettere il paziente dopo poche ore.
Sono frequenti le complicanze a seguito dell’intervento?
In generale, il trattamento di ernia inguinale non complicata non causa al paziente particolari dolori o impedimenti, ma se eseguito in maniera approssimativa, erronea o non specialistica può dare origine a complicanze che possono compromettere la qualità della vita del paziente. Per questo ritengo fondamentale una super-specializzazione.

Esempi di sequele possono essere recidive, pluri-recidive, nevralgie croniche postoperatorie, tutte temibili situazioni che danno inizio a percorsi diagnostico-terapeutici che possono durare anni e che trascinano il paziente in una vicissitudine a volte drammatica.
È possibile evitare o ridurre queste complicanze?
Ancora una volta, devo dire che l’esperienza, in termini pratici, numerici e culturali, gioca un ruolo essenziale: approcci corretti, tecniche anestesiologiche e chirurgiche ineccepibili, una conoscenza anatomica accurata, nonché la capacità di adottare diverse soluzioni sono prerogative fondamentali per garantire un sereno intra e postoperatorio. È proprio per questo che ho deciso di organizzare l’Hernia Center di Milano, composto non solo da un team di chirurghi ma anche da numerosi altri specialisti, per consentire un approccio a 360º per tutte le patologie erniarie, al fine di identificare il corretto trattamento per ogni paziente e garantirgli una buona qualità di vita.


