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Anticoagulanti e antiaggreganti: cosa sapere prima di un intervento chirurgico

Prima di un intervento chirurgico, la gestione dei farmaci anticoagulanti e antiaggreganti è un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza del paziente. Questi farmaci, infatti, possono aumentare significativamente il rischio di sanguinamento durante e dopo l’operazione; tuttavia, sospenderli in modo indiscriminato può comportare dei rischi. Abbiamo chiesto chiarimenti al Dott. Francesco Giovinazzo, rinomato Chirurgo Generale nel Nord Italia.

Cosa sono gli anticoagulanti e gli antiaggreganti?

Gli anticoagulanti (come warfarin, dabigatran, apixaban, rivaroxaban) rallentano la coagulazione del sangue e sono prescritti per prevenire trombosi venose, embolie polmonari o complicanze in pazienti con fibrillazione atriale.

Gli antiaggreganti (come l’aspirina o il clopidogrel) impediscono l’aggregazione delle piastrine e sono utilizzati soprattutto per prevenire eventi cardiovascolari in pazienti con precedenti infarti o stent coronarici.

Quando devono essere sospesi?

La sospensione dipende da diversi fattori:

  • Tipo di intervento chirurgico (minore o maggiore)
  • Rischio emorragico della procedura
  • Profilo trombotico del paziente
  • Tipo di farmaco in uso


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In linea generale:

  • L’aspirina viene sospesa 5-7 giorni prima dell’intervento, tranne nei casi in cui il rischio cardiovascolare sia molto alto.
  • Il warfarin viene interrotto circa 5 giorni prima della chirurgia, con verifica dell’INR (che deve essere ≤ 1,5 al momento dell’intervento).
  • Gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) vanno sospesi 48 ore prima della chirurgia nei pazienti a basso-moderato rischio trombotico. La ripresa varia tra le 24 e le 72 ore in base al tipo di intervento e alla funzione renale del paziente.

Cos'è la "terapia ponte"?

Nei pazienti ad alto rischio tromboembolico, può essere necessario sostituire temporaneamente l’anticoagulante sospeso con un farmaco a breve durata d’azione, come l’eparina a basso peso molecolare. Questa strategia è chiamata "terapia ponte". Tuttavia, non è indicata nei pazienti a basso-moderato rischio, poiché potrebbe aumentare inutilmente il rischio di sanguinamento.

Chi decide quando sospendere i farmaci?

La gestione preoperatoria deve essere sempre personalizzata, tenendo conto del quadro clinico del paziente. È importante che la decisione venga presa in modo multidisciplinare, coinvolgendo chirurgo, anestesista e talvolta il cardiologo o il medico di medicina interna.

Per i pazienti con stent coronarici o valvole cardiache meccaniche, è fondamentale valutare:

  • Il tipo di dispositivo impiantato
  • Il tempo trascorso dall’impianto
  • La possibilità di rinviare l’intervento

Quando riprendere la terapia?

La ripresa degli anticoagulanti o antiaggreganti dipende dal rischio emorragico post-operatorio. In genere:

  • Si inizia entro 12-24 ore per interventi a basso rischio emorragico
  • Si attende 3-5 giorni per procedure più complesse o pazienti ad alto rischio di sanguinamento

Conclusione

La gestione degli anticoagulanti e antiaggreganti prima di un intervento chirurgico è un processo delicato che richiede una valutazione attenta e individualizzata. La sospensione o la prosecuzione di questi farmaci deve essere decisa caso per caso, con l'obiettivo di minimizzare i rischi e ottimizzare la sicurezza del paziente.

Per ogni dubbio, è importante parlarne con il proprio chirurgo e con il medico curante: un approccio coordinato è essenziale per una corretta preparazione all’intervento.


Riferimenti utili:

André V Coombs, MBBS, MSD Manuale per professionisti – Gestione perioperatoria, University of South Florida, 2024