Ictus: come riconoscerlo!

Autore: Prof. Claudio Salvatore Cinà
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Quali sono i principali fattori di rischio di un ictus? È possibile prevenirlo? Quali sono le terapie adottate? Il Prof. Claudio Salvatore Cinà, esperto in Chirurgia Vascolare e in Chirurgia Generale a Catania, risponde a tutti i nostri dubbi

Che cos’è un ictus? 

L’ictus è un evento improvviso ed acuto di alterazione delle funzioni cerebrali in seguito all’interruzione del flusso di sangue a una parte del cervello. Questo evento rappresenta una delle cause più importanti di disabilità a lungo termine, ed è secondo solo alla ischemia coronarica come causa di mortalità.

Le alterazioni della funzione del corpo variano a seconda della parte del cervello interessata sono:

  • Paralisi del braccio e/o della gamba controlaterale all’area colpita;
  • Cecità ipsilaterale all’area colpita;
  • Alterazione della funzione cardiaca e respiratoria;
  • Morte quando le funzioni vitali vengono interessate. 

Quanti tipi di ictus esistono?

Gli ictus possono essere di due tipi:

  • Ictus ischemico (80% dei casi): causato da un coagulo che occlude un’arteria che fornisce sangue al cervello;
  • Ictus emorragico (20% dei casi): è causato dalla rottura di un’arteria cerebrale. Lo spandimento di sangue che ne consegue, non solo causa interruzione di sangue al cervello, ma l’emorragia provoca anche compressione delle rimanenti parti non affette del cervello. 

L’ictus ischemico raramente causa mortalità nelle prime ore, mentre l’ictus emorragico può essere immediatamente fatale. La distinzione tra i due tipi di ictus è fondamentale perché il trattamento e profondamente diverso.

Il TIA (Transient Ischaemic Attack) è un ictus temporaneo o un mini ictus. I sintomi sono simili a quelli di un ictus ma in genere durano solo pochi minuti o alcune ore, e per definizione mai più di 24 ore.

È possibile prevenire un ictus?

La prevenzione degli ictus si basa su diversi interventi:

  • Educazione dei pazienti sui fattori di rischio;
  • Riconoscimento precoce dei sintomi;
  • Consulto e trattamento tempestivo con team specialistico e multidisciplinare. 

La maggior parte degli ictus severi possono essere prevenuti, ma solo se i sintomi precoci sono riconosciuti. 

Un ictus si deve considerare nelle seguenti circostanze:

  • Improvvisa paresi o paralisi del volto, di un braccio o di una gamba, confusione o difficoltà a parlare o capire quello che viene detto;
  • Difficoltà a vedere da uno o entrambi gli occhi;
  • Difficoltà a camminare, vertigine, perdita di equilibrio e coordinazione;
  • Improvviso mal di testa severo senza una causa specifica e di nuova insorgenza.

Questi sintomi devono rappresentare per il paziente una emergenza e spingerlo a cercare un trattamento medico.

Quali sono i principali fattori di rischio?

I principali fattori di rischio medico sono l’ipertensione, il fumo di sigarette, il diabete, le dislipidemie (elevati colesterolo, particolarmente quello cattivo chiamato LDL, e/o trigliceridi nel sangue); e le alterazioni del ritmo cardiaco di cui la fibrillazione atriale è la più frequente.  In quest’ultimo caso, il cuore si muove in modo non coordinato e il sangue tende a ristagnare nelle cavità cardiache. Questo può causare la formazione di coaguli che eventualmente sono spinti nella circolazione sistemica e occludere una o più arterie cerebrali.

Il fattore chirurgico più importante come fattore di rischio è la stenosi carotidea.

Come si diagnostica?

La diagnosi di un ictus in atto è prevalentemente clinica, basandosi sulla storia enunciata dal paziente e l’esame fisico. Le indagini strumentali hanno lo scopo di stabilire la causa e soprattutto differenziare gli ictus ischemici da quelli emorragici.  Tra i test più comunemente usati includiamo la tomografia computerizzata cerebrale, il doppler carotideo, l’angiografia e il monitoraggio delle condizioni cardiache. Il doppler carotideo è un test prevalentemente di screening ed è attendibile solo in quei laboratori accreditati dove si esegue un continuo controllo di paragone con i risultati della TAC. L’angiografia e la angioTAC consentono di identificare precisamente le stenosi carotidee.

Quali sono le modalità di trattamento?

La terapia dell’ictus dipende dalla causa.
In quelli ischemici le metodiche più avanzate includono la somministrazione di farmaci che dissolvono i coaguli di sangue. Questi purtroppo forniscono un vantaggio solo se vengono somministrati nelle prime ore dall’evento. In caso contrario il loro uso può anche essere anche nocivo trasformando un ictus ischemico in emorragico. Un ruolo importante nella terapia e profilassi hanno anche gli antiaggreganti piastrinici.

Recentemente sono stati introdotti nuovi farmaci anticoagulanti che appartengono al gruppo degli inibitori orali del fattore X. Questi sono più facili da utilizzare in quanto non richiedono test periodici di valutazione della coagulazione, la dose non deve essere aggiustata periodicamente e interferiscono meno con la qualità di vita del paziente. Il trattamento degli ictus emorragici (che come già detto sono più gravi di quelli ischemici) si basa sul controllo pressorio, e a seconda dei casi anche su un intervento chirurgico per riparare l’eventuale presenza di un aneurisma delle arterie cerebrali rotto. La riparazione si può fare a cielo aperto aprendo la scatola cranica o attraverso l’inserzione coils per occludere l’arteria sanguinante o di uno stent endovascolare che serve a rinforzare dall’interno l’arteria rotta.

Prof. Claudio Salvatore Cinà
Chirurgia vascolare

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