Stenosi carotidea: quando è importante intervenire!

Autore: Prof. Claudio Salvatore Cinà
Pubblicato: | Aggiornato: 11/11/2018
Editor: Antonietta Rizzotti

L’intervento chirurgico per una stenosi carotidea permette di prevenire l’insorgere di malattie vascolari. Il Prof. Claudio Salvatore Cinà, esperto in Chirurgia Vascolare e in Chirurgia Generale a Catania, ci aiuta a capire meglio.
 

Che cos’è una carotide? 

Le carotidi sono arterie che portano sangue al cervello, ma non sono le sole. Dall’arco aortico (l’arteria principale che nasce dal cuore) partono la Carotide Comune Destra (CCD) e la Carotide Comune Sinistra (CCSN). Ciascuna di queste arterie, a livello del collo, si divide in due arterie, la carotide interna destra (CID) e sinistra (CIS) e la carotide esterna destra (CED) e sinistra (CES). Le carotidi interne sono quelle che direttamente portano il sangue al cervello e sono quelle più rilevanti per la possibilità di causare ictus, mentre le carotidi esterne irrorano i tessuti soffici del volto e quindi sono meno importanti. Dalle arterie che vanno alle braccia (le arterie succlavie) prendono origini le arterie vertebrali destra (VD) e sinistra (VS) che portano sangue alla parte posteriore del cervello e anch’esse possono essere interessate da occlusioni e causare un ictus in questa parte del cervello. Le arterie carotidi interne e le arterie vertebrali una volta dentro il cervello si uniscono in modo tale che ognuna di esse può vicariare l’altra nel caso di stenosi o occlusione.

Perché le stenosi carotidee sono pericolose?

Nella vasta maggioranza dei casi la stenosi carotidea è causata dall’accumulo di grassi nella parete della carotide. Questo accade più frequentemente a livello della biforcazione in carotide esterna e carotide interna. Le placche che si formano sono friabili e, a causa del traumatismo delle pulsazioni e del flusso di sangue, si possono frammentare e causare detriti che spinti nelle arterie intracraniche possono chiuderle e causare la morte delle cellule cerebrali. Questo fenomeno va sotto il nome di embolia cerebrale. Se gli emboli sono grossi, si ha un infarto cerebrale di larghe dimensioni e quindi un ictus conclamato con paralisi o paresi degli arti, difficolta della parola, disturbi visivi e dell’equilibrio.  In altri casi gli emboli sono piccoli e possono arrivare in aree silenti del cervello per cui le conseguenze possono essere minime o assenti. In questi casi si parla di micro infarti. A lungo andare, tuttavia questi micro infarti, se multipli e ripetuti, possono causare una forma di decadimento cerebrale con perdita di memoria e di lucidità che ricorda la malattia di Alzheimer. È prevalentemente attraverso questo meccanismo di micro infarti multipli che una stenosi carotidea apparentemente asintomatica può provocare alterazioni della memoria. Una stenosi carotidea, senza infarti multipli, di per sé non è responsabile di perdite di memoria perché il flusso di sangue al cervello è notevole e apportato da ben quattro arterie come descritto sopra.

Qual è la differenza tra una stenosi sintomatica e una asintomatica?

Una stenosi carotidea si definisce sintomatica quando si associa a lesioni del cervello dallo stesso lato della stenosi. Queste lesioni si traducono in sintomi nell’emicorpo controlaterale. Questo è dovuto all’innervazione crociata del nostro corpo dove il cervello di sinistra controlla l’emicorpo destro e viceversa. Una stenosi è asintomatica quando non provoca sintomi clinici. A volte una stenosi asintomatica, tuttavia, si associa, a lesioni cerebrali. Questo accade quando le lesioni sono piccole e in aree silenti del cervello. In questo caso la stenosi viene definita come asintomatica clinicamente ma con lesioni cerebrali (in genere questo viene scoperto come conseguenza di una TAC o una RM cerebrale).

Qual è lo scopo di operare una stenosi carotidea?

L’intervento per una stenosi carotidea si chiama endarterectomia e fu introdotta negli anni cinquanta per la profilassi degli ictus. L’endarterectomia rimuove la placca che causa una riduzione del flusso ematico, ma che è soprattutto una sorgente di detriti originanti dalla degenerazione della placca ateromasica o dalla formazione di aggregati piastrinici sull’endotelio ulcerato. Non tutte le stenosi carotidee devono essere operate. Infatti l’indicazione per l’intervento richiede da parte del chirurgo un’attenta valutazione di diversi fattori che possono aumentare o ridurre il beneficio dell’intervento:

  • Presenza o assenza di sintomi;
  • Grado della stenosi;
  • Composizione della placca come definita con l’ecodoppler;
  • Presenza di ulcere dentro la placca;
  • Sesso maschile o femminile;
  • Età del paziente;
  • Malattie concomitanti che possono aumentare il rischio dell’intervento.  

Le donne che si sottopongono ad intervento hanno dei vantaggi differenti rispetto agli uomini?

In genere nelle donne la chirurgia offre un vantaggio inferiore rispetto agli uomini, sia per le stenosi sintomatiche, ma soprattutto per quelle asintomatiche. La ragione va ricercata nel fatto che le donne hanno un rischio di base inferiore di ictus rispetto agli uomini.

Qual è il rischio di un’operazione alla carotide?  

Il rischio di un’endarterectomia carotidea è basso (complicazioni maggiori e mortalità 1-3%). Questo non significa, tuttavia, che tutte le stenosi si debbano operare se l’obiettivo è ottimizzare il vantaggio dell’intervento per prevenire l’ictus. 

È possibile operare entrambe le carotidi allo stesso tempo?

Sebbene spesso entrambi le carotidi abbiano una stenosi, un intervento bilaterale non è consigliato o consigliabile. Inoltre se una carotide è completamente chiusa, un intervento non è indicato o fattibile perché paradossalmente quando la carotide è chiusa, il rischio di ictus si riduce e si avvicina a quello della popolazione senza stenosi carotidea con paragonabili fattori di rischio.

Prof. Claudio Salvatore Cinà
Chirurgia vascolare

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