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Immunologia oncologica: come agisce il sistema immunitario contro i tumori

L’immunologia oncologica è una branca della medicina che studia l’interazione tra sistema immunitario e tumore. Negli ultimi anni ha rivoluzionato l’approccio alla cura del cancro, offrendo nuove prospettive terapeutiche basate sul potenziamento delle difese naturali dell’organismo. In questo articolo analizziamo i meccanismi alla base dell’immunoterapia, le differenze con i trattamenti tradizionali e i principali sviluppi in corso grazie all’aiuto del nostro esperto, il Dott. Pier Francesco Ferrucci.

Come funziona l’immunologia oncologica?

Il sistema immunitario ha il compito di riconoscere ed eliminare le cellule anomale, comprese quelle tumorali. Tuttavia, i tumori spesso riescono a “sfuggire” al controllo immunitario attraverso vari meccanismi di evasione.

L’immunologia oncologica studia questi meccanismi e mira a potenziare la risposta immunitaria del paziente, favorendo il riconoscimento e la distruzione delle cellule maligne in varie fasi della loro trasformazione. Ha anche un’azione preventiva sulle possibili recidive, nell’ottica di una anticipazione delle cure che rappresenta una nuova frontiera di ricerca e applicazione.

Cosa sono i checkpoint immunitari?

I checkpoint immunitari sono molecole che regolano l’attività delle cellule T, impedendo una risposta immunitaria eccessiva. Alcuni tumori li sfruttano per “disattivare” le cellule T che dovrebbero combatterli con meccanismi di inibizione mediate da diversi tipi di citochine.

È un meccanismo finemente regolato che utilizza diversi tipi di recettori, inibitori e stimolatori, verso i quali sono stati sviluppati anticorpi specifici capaci di regolare e indirizzare la risposta immunitaria.

Le immunoterapie a base di inibitori dei checkpoint (come anticorpi anti-PD-1, anti-PD-L1, anti-CTLA-4) sono le prime ad essere state sviluppate ed hanno fruttato il premio Nobel al Prof. Allison ed al Prof Honjo nel 2018. Agiscono bloccando quei meccanismi inibitori e riattivando la risposta immunitaria antitumorale.

Immunoterapia vs trattamenti tradizionali

A differenza della chemioterapia e della radioterapia, che agiscono direttamente sulle cellule tumorali con meccanismi citotossici e di induzione di necrosi cellulare, l’immunoterapia stimola il sistema immunitario a fare il lavoro e induce un tipo di morte cellulare programmata che si chiama apoptosi. Questo approccio non è privo di rischi e tossicità, ma può offrire risposte più durature, anche nei tumori avanzati.

È già impiegata in diversi tipi di cancro, come melanoma, carcinoma polmonare, tumore del rene, della testa e collo e linfomi.


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La sfida dei biomarcatori predittivi

Non tutti i pazienti rispondono all’immunoterapia. Per questo motivo, la ricerca si sta concentrando su biomarcatori predittivi di risposta e tossicità, ovvero indicatori biologici che permettano di selezionare meglio i pazienti candidati al trattamento.

Esempi di biomarcatori studiati includono l’espressione di PD-L1, il carico mutazionale del tumore (TMB) e la presenza di instabilità microsatellitare (MSI). L’agenzia regolatoria americana (FDA) ha recentemente approvato un trattamento con Pembrolizumab (anticorpo anti-PD1) per la terapia dei tumori con elevata espressione di PD1 e instabilità dei microsatelliti, avviando un processo di cambiamento radicale dell’approccio terapeutico, non più basato sul tessuto di origine del tumore, ma sulle sue caratteristiche biologiche e molecolari.

Resistenze e combinazioni terapeutiche

In alcuni casi, il tumore può sviluppare una resistenza all’immunoterapia, rendendo il trattamento inefficace. Per superare questo ostacolo, si stanno testando combinazioni tra immunoterapia e altri trattamenti, come la chemioterapia, i farmaci a bersaglio molecolare o la radioterapia.

Questo approccio, utilizzato anche in fasi più precoci di malattia, contribuisce a sviluppare il concetto di medicina/oncologia di precisione, grazie al quale i pazienti riceveranno solo le terapie più adatte e specifiche per la loro malattia, riducendone le complicazioni, aumentandone l’efficacia ed anche limitando i costi per la sostenibilità del sistema sanitario.

Effetti collaterali: cosa sapere?

Gli effetti collaterali immunoterapici derivano dall’attivazione eccessiva del sistema immunitario, che sviluppa degli auto-anticorpi contro le cellule sane del nostro organismo. Si tratta per l’appunto di una tossicità da auto-immunità che può colpire diversi organi come pelle, intestino, polmoni, fegato e ghiandole endocrine. È fondamentale riconoscerli precocemente e trattarli con farmaci immunosoppressori, come i corticosteroidi.

Il futuro dell’immunologia oncologica

L’immunologia oncologica è in continua evoluzione. Lo sviluppo di anticorpi bispecifici e di nuove terapie cellulari come i CAR-T (Cellule T con Recettore Chimerico dell’Antigene), i linfociti infiltranti il tumore (TIL) e i vaccini terapeutici personalizzati contro il tumore rappresentano il prossimo passo perché la medicina/oncologia di precisione diventi una realtà.

Conclusione

L’immunologia oncologica sta cambiando il modo in cui affrontiamo il cancro, aprendo la strada a trattamenti più mirati e personalizzati. La comprensione dei meccanismi immunitari e l’individuazione dei pazienti più adatti sono oggi le sfide principali per migliorare ulteriormente i risultati clinici e garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.