Intervista al Prof. Paolo Sossai: salute pubblica, emergenze e pandemia
Il Prof. Paolo Sossai, Direttore del Dipartimento di Scienze Sanitarie della Scuola Internazionale di Maxiemergenze e Medicina delle Catastrofi (MEDIS), affronta temi cruciali come la salute pubblica, la gestione delle emergenze sanitarie, l’impatto della pandemia da COVID-19 e la tutela della salute nei contesti di conflitto. In questa intervista, il Professore riflette sull’importanza dell’articolo 32 della Costituzione italiana, sulle sfide legate ai flussi migratori, alla poliomielite a Gaza e all’ineguaglianza nell’accesso alle cure, evidenziando la necessità di una pianificazione sanitaria efficace e di formazione per medici e infermieri in situazioni di emergenza
Il valore dell’articolo 32 della Costituzione
L’articolo 32 della Costituzione italiana tutela la salute come diritto fondamentale. Pensa che il concetto di “tutela della salute” dovrebbe essere ampliato?
Prof. Paolo Sossai: L’articolo 32 viene spesso interpretato come il diritto alla salute, ma in realtà stabilisce che “La Repubblica tutela la salute…” senza garantire un diritto assoluto. La tutela della salute fa parte del patto sociale tra cittadini e Stato e va applicata con politiche aggiornate ai tempi, senza modificare la Costituzione. A 77 anni dalla sua entrata in vigore, il suo valore etico rimane pieno, ma serve una politica che lo applichi concretamente.
Emergenze sanitarie nei conflitti
Alla luce delle guerre in Ucraina e a Gaza, crede che siano state fatte tutte le possibili azioni per garantire assistenza sanitaria ai feriti e ai malati?
Prof. Paolo Sossai: Dall’inizio della guerra Russia-Ucraina nel febbraio 2022, l’Italia ha rilasciato circa 163.000 permessi di soggiorno. I flussi di rifugiati hanno generato nuove sfide sanitarie, come la diffusione di COVID-19, soprattutto perché il numero di vaccinati era basso. Per Gaza, ci sono allarmi per poliomielite a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie. La collaborazione tra Farnesina, OMS e strutture nazionali ha permesso il trasferimento di circa 150 bambini per cure complesse, ma oltre 10.000 persone necessitano di assistenza urgente.
Conflitti e interessi economici
Crede che possano esistere interessi che ostacolano il “diritto alla salute” in tempo di pace o durante la guerra?
Prof. Paolo Sossai: Le guerre spesso favoriscono l’industria bellica e la ricostruzione post-bellica. L’accordo dell’Aja della NATO prevede una spesa militare del 5% del PIL entro il 2035, mentre la spesa sanitaria italiana è al 6,3% del PIL, inferiore a Germania e Francia. Molti cittadini rinunciano a cure mediche per motivi economici: questo dimostra che, di fronte agli interessi dei potentati finanziari, la salute pubblica spesso non è prioritaria.
Lezione dalla pandemia
Cosa ci ha insegnato la pandemia da COVID-19 sulla gestione sanitaria?
Prof. Paolo Sossai: La pandemia ha messo in luce le carenze del sistema sanitario, con un numero insufficiente di posti letto in terapia intensiva rispetto ad altri paesi europei. Nonostante l’aumento temporaneo della spesa sanitaria durante la pandemia, la percentuale del PIL dedicata alla sanità è scesa dal 7,3% nel 2020 al 6,3% nel 2024-2025. Combinata con la carenza di personale, questa situazione ha reso difficile rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione.
Preparazione alle emergenze
Quali strategie dovrebbero essere adottate per garantire una risposta sanitaria efficace in caso di conflitto?
Prof. Paolo Sossai: Tutti i medici e infermieri delle cure primarie dovrebbero ricevere formazione in Medicina Tattica e gestione di traumi, emorragie, emergenze cardiorespiratorie in ambienti ostili. Serve anche preparazione alla difesa CBRN (chimica, biologica, radiologica, nucleare). Questi corsi dovrebbero essere parte del curriculum delle facoltà di Medicina e dei programmi di aggiornamento professionale.

