L'intervento chirurgico della carotide

Autore: Top Doctors®
Pubblicato: | Aggiornato: 10/11/2018
Editor: Top Doctors®

Le alterazioni delle arterie carotidi portano a una diminuizione della quantità di sangue che arriva al cervello. Oggigiorno, le patologie vascolari cerebrali costituiscono le principali cause di menomazione: parliamone con un esperto in Angiologia

Arteria carotide: cos’è?

L’arteria carotide è la principale arteria che fornisce sangue al cervello. Vi sono due tipi di arterie carotidi: quella destra e quella sinistra. Entrambe partono dall’aorta, dentro il torace (arco aortico), e scorrono fino al cervello passando per un lato del collo (sono protette dal muscolo sternocleidomastoideo). Fino a qui sono definite come “carotidi comuni”. A livello della mandibola le arterie si biforcano in due rami: la carotide interna, che fornisce sangue al cervello, e quella esterna, che provvede a alimentare parte della faccia e dei muscoli facciali.

Quali sono le patologie della carotide?

Così come altre arterie, la carotide può manifestare diverse patologie. Quella più frequente è la stenosi, ovvero il suo restringimento. Generalmente può presentarsi dopo anni e in seguito a cattive abitudini (fumo) o a patologie (diabete, ipertensione arteriosa o colesterolo alto). La stenosi può provocare un deficit di apporto sanguigno al cervello sotto forma di embolizzazione cerebrale o ictus (o accidente cerebrovascolare). La maniera più efficace per individuare una stenosi carotidea è mediante ecodoppler, ovvero un esame non invasivo che viene realizzato in ambulatorio durante la visita presso l’angiologo o il chirurgo vascolare. In questo caso è possibile analizzare il grado di stenosi e, quindi, il trattamento più adeguato da realizzare.

Quando è necessario l’intervento chirurgico?

Dato il rischio di produrre un deficit di apporto sanguigno al cervello, nel momento in cui viene individuata la stenosi carotidea viene intrapreso un trattamento al fine di controllare i fattori di rischio ed evitare l’evoluzione del fenomeno. In genere, quando il restringimento dell’arteria supera il 70%, si suggerisce l’intervento chirurgico.

Endoarteriectomia: l’intervento chirurgico della carotide

L’intervento chirurgico indicato per la maggior parte dei casi di stenosi carotidea è l’endoarteriectomia. Si tratta di un intervento effettuato sotto anestesia generale (il paziente dorme) durante il quale si pratica un’incisione sul collo, si realizza un’apertura longitudinale dell’arteria interna e si elimina la placca che causa il restringimento. La chiusura dell’arteria avviene ponendo una protesi in modo tale da eliminare i rischi di nuove stenosi. L’intervento dura 90 minuti, dopodiché il paziente trascorre le prime 24 ore nel reparto intensivo per un controllo post-operatorio immediato. Un’altra tecnica chirurgica consiste nello stenting carotideo e non prevede incisioni sul collo. 

Quali sono i rischi dell’intervento chirurgico?

L’intervento chirurgico risulta delicato e non presenta rischi; tuttavia, i rischi di complicazioni sono molto più alti se il paziente non viene sottoposto a tale intervento. I risultati della endoarteriectomia sono molto buoni.

Quanto dura il recupero post-operatorio?

In seguito all’intervento, il paziente può tornare a casa dopo 3 o 4 giorni di ricovero. Nel giro di 2 settimane è possibile tornare a svolgere una vita normale.

 Redazione di Topdoctors

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Angiologia


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