L’otite esterna acuta: come curarla

Autore: Prof. Vittorio Ferrero
Pubblicato:
Editor: Top Doctors®

Con otite esterna acuta si indica l’infiammazione del condotto uditivo esterno e, in alcuni casi, della membrana timpanica. Conosciuta anche come “otite del nuotatore” o “otite tropicale”, nell’98% dei casi è di origine batterica. Il Dott. Vittorio Ferrero, Otorinolaringoiatra, ci spiega quali sono le cause e come curarla

 

 

Quali sono le cause dell’otite esterna acuta?

  • Eccesso di pulizia: il cerume serve a mantenere un pH lievemente acido che contrasta lo sviluppo di batteri nell’orecchio;
  • Patologie dermatologiche, come eczemi e psoriasi;
  • Microtraumi causati durante la pulizia del condotto uditivo esterno, ad esempio provocati dall’uso del cotton fioc;
  • Irrigazione, o lavaggio, delle orecchie. È da notare che i nuotatori sono molto colpiti da questa malattia;
  • Utilizzo di tappi per orecchie non puliti.

 

Come si cura l’otite esterna acuta?

Come primo passo, è importante controllare il dolore. Il paracetamolo, solo o in associazione ad oppiacei (ad esempio la codeina) e assunto per via orale, si rivela un’arma efficace nella cura dell’otite.

Il trattamento antibiotico, invece, dovrebbe essere topico, ad esempio sotto forma di gocce auricolari. Un farmaco applicato solo sulla zona da trattare, infatti, agisce più rapidamente sull’infiammazione rispetto ad un antibiotico sistemico (che entra in circolo in tutto l’organismo).

In commercio esistono medicinali a base di antibiotico e/o cortisonico (idrocortisone o desametasone). Il cortisonico, aumenta la rapidità di azione del farmaco e accelera la risoluzione dei sintomi.

Già entro le 48-72 ore si dovrebbe avvertire un miglioramento dei sintomi.

 

Consigli da seguire durante il trattamento:

Prima di iniziare il trattamento, è consigliabile eseguire una pulizia dell’orecchio e rimuovere eventuali corpuscoli estranei. Durante il trattamento, invece, si devono evitare manipolazioni e microtraumi (non usare i cotton fioc). Inoltre, bisogna astenersi dal contatto con l’acqua per almeno 10 giorni.

Altri consigli sono quelli di evitare di indossare cuffie o protesi acustiche e di chiedere ad una seconda persona di applicare le gocce: l’automedicazione, infatti, porta nel 50% dei casi ad un sottodosaggio del farmaco.

Una volta applicate le gocce, il paziente deve mantenere la stessa posizione per 5 minuti circa, in modo che il farmaco scivoli nel condotto auditivo, mentre per il resto della giornata l’orecchio deve rimanere libero: inserire il famoso pezzettino di cotone provoca la formazione di un ambiente umido e caldo favorente la proliferazione batterica.

 

Se il trattamento non è efficace

Se passati tre giorni non ci sono miglioramenti, è possibile che ci si trovi davanti ad una delle seguenti ipotesi:

  • Le secrezioni nel condotto uditivo non permettono al farmaco di agire;
  • Errata somministrazione del farmaco, soprattutto nei casi di automedicazione;
  • Resistenza del batterio al farmaco utilizzato;
  • Possibile infezione fungina;
  • Presenza di patologie gravi, come diabete o HIV;
  • Presenza di malattie cutanee, come dermatiti, eczemi, acne e psoriasi;
  • Allergie da contatto ai farmaci.

 

In questa situazione, è consigliabile eseguire un tampone auricolare, per individuare la presenza di funghi e per scoprire se un batterio è diventato immune ai farmaci (antibiogramma). In ogni caso, è sempre consigliabile chiedere una valutazione medica. 

Prof. Vittorio Ferrero
Otorinolaringoiatria

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