La chirurgia endoscopica per l’ernia del disco

Autore: Prof. Gaetano Gulino
Pubblicato: | Aggiornato: 15/11/2018
Editor: Top Doctors®

L’ernia del disco è una patologia vertebrale piuttosto comune, favorita sia dalla sedentarietà e dall’inattività fisica che da sovraccarichi sulla colonna quali il soprappeso e gli sforzi fisici. In Italia questa patologia ha un’incidenza piuttosto alta, infatti colpisce circa l’8% della popolazione e si presenta con maggiore frequenza nella fascia di età compresa fra i 30 e i 50 anni. Come ci spiega il Prof. Gaetano Gulino, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Paternò (Catania), è possibile intervenire chirurgicamente con la minima invasività

Quando la parte interna del disco vertebrale (nucleo polposo), per svariate cause, supera le resistenze della struttura discale esterna (anulus fibroso) si forma l’ernia del disco che si aggetta nel canale vertebrale. Solitamente tale materiale erniato, di dimensione da un grano di riso a quella di una nocciola, determina una riduzione dello spazio del canale vertebrale a discapito delle strutture nervose che di conseguenza subiscono delle alterazioni.

 

Sintomi dell’ernia del disco

Il quadro clinico dell’ernia del disco è caratterizzato da sintomi lombari (dolore, contrattura dei muscoli paravertebrali, rigidità e a volte scoliosi antalgica) e sintomi periferici (sciatalgia spesso monolaterale, che può acuirsi con un colpo di tosse, uno starnuto o durante la defecazione, deficit muscolari e alterazioni della sensibilità cutanea caratterizzate da parestesie - formicolii, intorpidimenti, sensazione di freddo - ipoestesie sino ad vere anestesie).
La diagnosi è essenzialmente clinica (giovane età, esordio brusco della sintomatologia ed irradiazione del dolore all’arto inferiore) e viene supportata dagli esami strumentali (Risonanza Magnetica Nucleare e/o TC della colonna vertebrale e l’Elettromiografia degli arti inferiori) che aiutano a localizzare la sede e le dimensioni dell’ernia e il grado di lesione delle radici nervose. 

 

Come trattare l’ernia del disco

Nella maggior parte dei pazienti con ernia del disco la sintomatologia dolorosa regredisce spontaneamente con o senza alcuna terapia. Nel 50% dei casi la regressione avviene in due-tre settimane e nel 90% dei casi in tre mesi. Ciò è legato fondamentalmente alle caratteristiche del disco intervertebrale: il nucleo polposo (quello che si ernia) contiene un’alta concentrazione di acqua che col passare dei giorni viene assorbita provocando una perdita di volume dell’ernia e quindi una riduzione della compressione delle strutture nervose con progressiva regressione della sintomatologia dolorosa. 
I farmaci si usano solamente come sintomatici. Generalmente si adoperano antinfiammatori e cortisonici al fine di eliminare l’infiammazione della radice nervosa, colpita dall’ernia discale, che è la causa del dolore. Si può associare l’utilizzo di miorilassanti anche ad azione centrale, che contrastano la contrattura muscolare. 
Il trattamento fisioterapico diventa fondamentale: la terapia antalgica, il rilasciamento muscolare e la rieducazione funzionale globale aiutano alla risoluzione della sintomatologia.

 

Ernia del disco: i trattamenti da evitare

In questa fase, benigna e transitoria, bisogna evitare di subire trattamenti inutili. Fra questi ricordiamo:

  • nucleoaspirazione (asportazione del nucleo polposo con cannule); 
  • chemionucleolisi (distruzione chimica del nucleo polposo) che, se in passato erano considerate valide, oggi sono state abbandonate sia per l’alto tasso di complicanze neurologiche che per la grande quantità di insuccessi;
  • nucleoplastica che consiste nella decompressione del disco con radiofrequenza. La corrente generata all’interno del disco crea una dissociazione molecolare che a sua volta fa salire la temperatura localmente tra i 50 e i 70° C, determinando una zona di coagulazione termica ed importanti modificazioni biochimiche;
  • discectomia percutanea a Laser consiste nella vaporizzazione del tessuto erniato mediate l’utilizzo del Laser attraverso cannule. Rappresenta una procedura pericolosa per l’alta possibilità di danneggiare le radici nervose vicine all’ernia del disco. 

 

Ozonoterapia per l’ernia del disco: è davvero utile?

Menzione a parte merita l’ozonoterapia, procedura recentemente di moda e costosa. Consiste nell’inserimento nel disco intervertebrale di una miscela di ozono ed ossigeno. Tale procedura per essere correttamente eseguita necessiterebbe di una preparazione corretta del paziente con le apposite profilassi di antibioticoterapia e di una sala attrezzata per anestesia, con apparecchio TAC o amplificatore di brillanza e personale specializzato per poter realmente iniettare nel disco la miscela di ozono ed ossigeno. Oggi tale procedura viene praticata con cicli frequenti e costosi e la miscela nella maggior volte dei casi viene iniettata solamente nei muscoli paravertebrali, come delle semplici iniezioni intramuscolari con dubbia efficacia. L’azione della miscela di liberare radicali liberi che riducono il nucleo polposo appare improbabile soprattutto se la tecnica è quella dell’iniezione intramuscolare. 
Ne evince che lo specialista deve essere molto cauto nel porre indicazioni per l’intervento: ci si deve arrivare solo dopo attentissime valutazioni cliniche. L’intervento non va mai eseguito in urgenza se noi in quei rari casi in cui il paziente accusa evidenti deficit neurologi ingravescenti. 
Quando il dolore lombare diventa cronico e/o si irradia all’arto inferiore impedendo le normali attività fisiche del paziente diventa necessario ricorrere al trattamento chirurgico. Lo scopo del trattamento chirurgico è quello di correggere il problema che crea la compressione o l'irritazione delle radici nervose, causa della sintomatologia dolorosa. 

 

La microdiscectomia endoscopica per l’ernia del disco

Nel nostro complesso operatorio, attrezzato con le più moderne apparecchiature di chirurgia vertebrale, vengono utilizzate le tecniche chirurgiche più innovative e fra queste una procedura che consente di ottenere risultati ottimali: la microdiscectomia endoscopica in anestesia peridurale. La particolarità della tecnica endoscopica, frutto della ricerca negli ultimi decenni, è quella di eseguire un intervento mediante l’introduzione di una cannula attraverso una piccolissima incisione chirurgica (1,5 cm), come nell’artroscopia del ginocchio. La cannula è attraversata da un sistema ottico collegato a un monitor per la visione amplificata delle immagini operatorie; ciò consente una ottima visuale operatoria ed una grande agevolazione nelle gesta chirurgiche che facilitano l’asportazione totale dell’ernia del disco. 

 

I vantaggi della chirurgia endoscopica

Le complicanze post-operatorie della chirurgia endoscopica - danni meningei, fenomeni aderenziali cicatriziali, dolore lombare residuo - sono ridotte al minimo. Da un lato, la tecnica endoscopica riduce al minimo il trauma chirurgico e quindi, rispettando le strutture anatomiche, ne migliora i risultati, dall’altro lato, l’anestesia peridurale permette una convalescenza più semplice e quindi la riduzione della degenza postoperatoria. Il paziente inizia a deambulare dopo alcune ore dall’intervento chirurgico e viene dimesso il giorno successivo. Il paziente, dopo alcuni giorni di trattamento fisioterapico e con uno stato di salute soddisfacente, ritorna alle normali attività lavorative; ciò avviene solitamente entro due settimane dall’intervento chirurgico, raramente oltre tale periodo. Alcune attività lavorative pesanti ed alcune pratiche sportive che provocano un’abnorme sollecitazione della zona lombare (golf, equitazione) vengono riprese dopo circa due mesi dall’intervento.

 

Editor. Valerio Bellio

Prof. Gaetano Gulino
Ortopedia e Traumatologia

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