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La EpSiT: una tecnica efficace per trattare la cisti sacro coccigea

La cisti sacro coccigea (o cisti pilonidale) è una lesione a livello del coccige che può portare a non poche conseguenze, ma fortunatamente è disponibile una nuova tecnica in grado di curare questo problema. Si chiama EPSiT, acronimo di Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment, e ce ne parla il Dott: Francesco Mazzola, Chirurgo Generale a Verona

Quando si può manifestare la cisti sacro coccigea?

La malattia pilonidale sacro coccigea si manifesta con una cisti che di solito compare negli uomini caucasici che hanno tra i 15 e 24 anni. Ci sono però dei fattori di rischio che provocano l’insorgenza di questo problema anche in età diverse nelle persone che conducono una vita sedentaria.

Quali sono le complicazioni di una cisti sacro coccigea non trattata?

Di per sé, nel momento in cui una cisti sacro coccigea si infetta può evolvere in un ascesso molto doloroso e il pus che si forma nella cavità può provocare la comparsa di una fistola.

Se però la cisti non viene trattata, l’infiammazione può sfociare in un ascesso e in tal caso è necessaria una terapia chirurgica e una cura antibiotica.

Nei casi più gravi, pur essendo benigna la cisti pilonidale può degenerare in una forma tumorale: carcinoma della pelle a cellule squamose.
Per evitare qualsiasi complicazione è dunque necessario ricorrere a un trattamento efficace, come la EpSiT.

Che cos’è la EpSiT?

EpSiT è una tecnica video assistita che permette di trattare la cisti sacro coccigea e le sue recidive con un’operazione chirurgica. Mediante questa tecnica mininvasiva si opera endoscopicamente per rimuovere l'area infetta, al fine di ottenere una completa guarigione mediante una o due piccole incisioni di circa mezzo centimetro di diametro sulla cute della regione interglutea, ed evitando così ampie ferite chirurgiche e una convalescenza lunga e dolorosa.

 

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Come si esegue l’intervento?

L'intervento viene eseguito in giornata mediante anestesia locale; solo in casi rari viene praticata una sedazione leggera da parte dell'anestesista. Al paziente viene somministrata una singola dose di antibiotico a scopo profilattico, qualche minuto prima dell'intervento.

Lo strumentario chirurgico utilizzato durante l’operazione è il fistuloscopio operativo, che viene collegato a un sistema video grazie a una spazzola, un elettrodo monopolare e pinze endoscopiche, che vengono introdotti nel fistuloscopio che presenta un canale ottico per la visione e uno operativo per il lavaggio e per il passaggio degli strumenti.

Attraverso il fistuloscopio viene introdotta anche una sottile pinza che permette di rimuovere i peli e i loro follicoli contenuti nella zona infetta, sempre sotto visione. Una volta tolti i peli vengono rimosse anche le pinze, che vengono sostituite da un elettrodo monopolare filiforme collegato a un elettrobisturi. Grazie a questo elettrodo viene completamente distrutta e cauterizzata l'intera area infetta, eventuali cavità ascessuali e tramiti secondari. Il materiale cancrenoso viene poi eliminato mediante l’uso di una spazzola endoscopica che passa sempre attraverso il fistuloscopio, oppure con un attrezzo peculiare denominato “cucchiaio di Volkmann”. In conclusione, sempre sotto visione si riutilizza l'elettrodo per completare l'emostasi, evitando in questo modo il sanguinamento postoperatorio.

Quali sono i vantaggi della tecnica EpSiT?

Rispetto alle tecniche tradizionali, in primo luogo EPSiT è mininvasiva e ha una visione diretta che permette di distruggere peli e follicoli o individuare cavità ascessuali non visibili.

Inoltre, a differenza delle altre tecniche chirurgiche, con EPSiT non è necessario utilizzare medicazioni nel post operatorio, ma solo lavaggi con una soluzione fisiologica, che possono essere effettuati dal paziente stesso o da un suo familiare. Solo nell'8% dei casi i pazienti necessitano una terapia analgesica, ma solo durante il primo o secondo giorno dopo l’operazione. In sostanza, rispetto alle tecniche tradizionali la qualità di vita del paziente è eccellente.

 

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