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La fecondazione assistita in vitro

Autore: Dott. Domenico Carone
Pubblicato:
Editor: Top Doctors®

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono usate per aiutare il concepimento. Processi di fecondazione FIVET e ICSI: ne parla il Dott. Domenico Carone, esperto in Ginecologia e Ostetricia a Bari

Cenni storici

Il primo caso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in vitro venne sperimentato con successo nel 1978 dal Dottor Patrick Christopher Steptoe (ginecologo britannico). Nel mondo si contano più di 5 milioni di bambini nati attraverso la rapida diffusione delle sofisticate tecniche di riproduzione.

Come funziona la fecondazione in vitro?

La fecondazione in vitro è una tecnica che prevede una terapia ormonale iniziale che prevede l’assunzione di gonadotropina, un farmaco che stimola la crescita follicolare multipla nelle ovaie.

Questa terapia permette aumentare il numero dei follicoli e degli ovociti che sono potenzialmente fecondabili. Questi vengono inseminati in vitro (in provetta) per creare diversi embrioni. Dopo circa 2-5 giorni dall’incubazione gli embrioni verranno trasferiti all’utero, attraverso la vagina, dove si verificherà l’impianto e quindi la gravidanza (non tutti gli embrioni si trasformano in gravidanza). In presenza di almeno 3 follicoli di diametro superiore a 18mm si interrompe la stimolazione e si induce la maturazione finale ovocitaria mediante somministrazione di hCG.
La fecondazione in vitro dei follicoli può avvenire attraverso:

  • La tecnica classica denominata FIVET;
  • La tecnica di micromanipolazione ICSI.

La tecnica d’inseminazione viene scelta in base alla storia clinica della coppia, alla qualità e al numero degli ovociti e degli spermatozoi.

FIVET (Fertilizzazione in vitro con Embryo Transfer)

Questa tecnica consiste nella fecondazione in vitro dell’ovulo con successivo trasferimento dell’embrione formatosi nell’utero della donna.

ICSI (Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo)

La ICSI è la tecnica più utilizzata per la fecondazione in vitro poiché permette di trattare con buone probabilità di successo casi altrimenti insoluti. La tecnica consiste nel rimuovere tutte le barriere ovocitarie (cellule del cumulo e cellule della corona radiata) e nell’introdurre un singolo spermatozoo selezionato (in base alle caratteristiche di motilità e di morfologia) all’interno del citoplasma ovocitario (attraverso un micromanipolatore).

Successivamente gli ovociti maturi vengono iniettati con lo spermatozoo precedentemente selezionato.

La ICSI viene eseguita nei seguenti casi:

  • Grave fattore maschile;
  • Precedente fallimento con FIVET;
  • Età della donna e riduzione numero ovociti;
  • Azoospermia e recupero di spermatozoi mediante tecniche di chirurgiche.

Dott. Domenico Carone
Ginecologia e Ostetricia

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