La fragilità dell’adolescente: le radici della psicopatologia nel teenager

L’adolescenza è una fase di transito dall’infanzia all’età adulta che coincide spesso con la ricerca e l’affermazione dell’identità. Essendo la ricerca un processo difficoltoso, spesso l’adolescente sviluppa psicopatologie. Ce ne parla il Dott. Pasquale Parise, esperto in Psichiatria a Roma
Adolescenza, un concetto moderno
L’adolescenza, come la consideriamo oggi, è una delle tappe più turbolente della nostra vita: all’improvviso ci si trova ad essere equilibristi inesperti sopra un filo spinato. Tuttavia il concetto psico-socioculturale di “adolescenza” è più recente di quanto possiamo immaginare. Infatti il concetto moderno di 'adolescenza', secondo molti storici e sociologi, sarebbe apparso per la prima volta negli ultimi anni dell’800 e si sarebbe diffuso, plasmandosi continuamente, durante tutto il secolo scorso fino ad oggi.
La “famiglia nucleare” e l’origine della figura dell’adolescente
La nascita del concetto di adolescenza trova le sue radici nella struttura
della famiglia borghese dell’epoca vittoriana. Tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, con l’ascesa della borghesia come classe sociale dominante, il modello di “famiglia nucleare” prende il sopravvento. Questa micro-struttura sociale vedeva il padre come il fulcro economico del nucleo familiare e la madre come il centro della vita domestica, mentre il figlio rappresentava l'immagine simbolo del progetto comune, della centralità della coppia rispetto al contesto sociale, elemento portatore di futuro. Il modello di 'famiglia allargata', integrata totalmente nella società e nel tessuto economico, lascia quindi spazio ad una realtà più intima, dove la casa diventa un “porto di pace e di stabilità” ed un “rifugio da un mondo difficile e crudele”. Il divario percepito tra nucleo familiare e collettività, la distanza tra pareti domestiche e società, favoriscono lo sviluppo di sentimenti di autorealizzazione ed individualismo. In questa realtà, dove il bambino diventa nucleo centrale della famiglia, vediamo l’allungarsi del passaggio da infanzia a vita adulta, generando così quello spazio intermedio che oggi chiamiamo adolescenza. Ovviamente, la nozione biologica di pubertà è sempre stata riconosciuta nel corso della Storia, ma è solamente in questo periodo che assume quelle peculiarità psicologiche, culturali e sociali tipiche di quello che oggi noi chiamiamo adolescenza.
La comparsa dell’adolescenza nella letteratura
L’introduzione di una nuova dimensione sociale dell'esperienza si riflette sulla produzione artistico-letteraria dell’epoca. Così, a fine ‘800, vediamo una fioritura di opere letterarie che introducono la figura del giovane-adulto. Basti pensare a “L’educazione sentimentale” di Flaubert (1869) e a “L’adolescente” di Dostoevskij (1875) dove si analizzano le difficoltà dei ragazzi al momento di addentrarsi nella vita adulta. Così come al tema dell'emotività delle giovani adolescenti in “Piccole donne” della Alcott (1880).
La figura più interessante sicuramente è quella di Peter Pan. Nato come personaggio secondario di un romanzo di Barrie, “L’uccellino bianco” (1903), rapidamente diviene protagonista dell’opera teatrale “Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere” e nel 1911, lo stesso Barrie, dedica a questo personaggio, da allora eroe eponimo dell'eterno adolescente, un intero romanzo, titolato appunto “Peter Pan”. La figura di Peter Pan marca il distanziamento dall’ottica dickensiana del bambino. Nei romanzi di Dickens, infatti, i personaggi si trovavano costretti a passare bruscamente dall’infanzia all’età adulta, senza periodi intermedi. Peter Pan segna l’avvento di una letteratura dedicata ad una fascia di età abbastanza nuova per l'800, con protagonisti adolescenti e diretta ad adolescenti. Di questo mondo fanno anche parte “I ragazzi della via Pal” di Molnár (1906) ed “Il meraviglioso Mago di Oz” di Baum (1900).
Il riconoscimento nel Mercato
Poco dopo il riconoscimento della figura dell’adolescente nel mondo della produzione letteraria, anche il Mercato si accorge dell’emergere di questa nuova identità sociale e ne scopre tutte le potenzialità insite nel suo ruolo di potenziale consumatore. Nel 1942, la rivista Life conia il termine “teenager”, battezzando ufficialmente il giovane-adulto con il potenziale consumistico che implicava e che implicherà sempre di più nel futuro.
Le problematiche del giovane adulto
L’adolescenza nel corso del '900 si è sempre più contraddistinta come una epoca della vita difficile e problematica, caratterizzata da un'identità incerta e spesso conflittuale. Un'età in cui non si ha ancora l'esperienza e il ruolo dell'adulto, ma non ci si possono permettere comportamenti e atteggiamenti infantili, che vengono puntualmente stigmatizzati e riferiti ad un passato che non può più tornare. Il giovane-adulto si trova quindi di fronte a realtà emotive e fisiche totalmente nuove, spesso perturbanti e di frequente povero di strumenti e competenze per affrontarle. Ma quali sono le problematiche e le conflittualità più evidenti di questa età?
- Avvicinamento al fenomeno dell’amore. L' emergenza di una sessualità incipiente deve confrontarsi e dare spazio al mondo affettivo delle relazioni amorose. Attraverso le prime relazioni sentimentali, nell'aprirsi ad una persona esterna al nucleo famigliare, l’adolescente scopre una immagine di sé spesso discordante o addirittura totalmente differente da quella che proveniva dal micro-mondo familiare. Questo può determinare percezioni di sé problematiche e discrepanti.
- Cambiamento fisico. L’adolescenza è la fase dei grandi cambiamenti esteriori, tempo del riscoprirsi ed dell'affrontare la goffaggine di un corpo tutto nuovo. Non c’è periodo nella vita in cui odiamo e amiamo tanto il nostro corpo. Spesso lo utilizziamo come strumento per costruire una identità, lo modifichiamo per esprimere il disagio e le emozioni che irrompono prepotenti nella nostra vita e nelle nostre relazioni sociali.
- Scoperta di nuovi sistemi di valore. Il passaggio all’adolescenza rappresenta anche la costruzione di una identità propria, comporta un distacco e un decentramento dal mondo e dalle prospettive della propria storia familiare (ed in particolare di quelle genitoriali). Con l'emergenza del pensiero astratto ci si avvicina a che spesso differiscono o addirittura contrastano con quelli della famiglia d'origine. Si sviluppa un punto di vista più personale, spesso condizionato dai coetanei, e questo può generare un atteggiamento di opposizione a quello che ormai è considerato il “vecchio mondo”. Questo processo ovviamente non è facile e né indolore, considerando che include tutte le problematiche di integrazione tra i pari, gli eventuali momenti di crisi e abbandono dei sistemi valoriali familiari.
Questi fattori, tra gli altri, generano una esigenza di ricerca di una centralità ed una identità che possano integrare le discrepanze di valori, le emozioni, emergenti e prepotenti, e le relative dimensioni nuove ed ignote dell'esperienza (sessualità, corporeità, relazioni sentimentali, cambiamenti dei sistemi valoriali). Ed è su queste difficoltà che soprattutto si generano le problematiche psicopatologiche dell’adolescenza.

