Manutenzione di coppia: istruzioni per l’uso

Autore: Dott.ssa Marcella Dittrich
Pubblicato:
Editor: Laura Vitali

Abbiamo chiesto alla Dottoressa Marcella Dittrich, psicoterapeuta esperta in terapia di coppia, dei consigli su come mantenere unita la coppia

La fase dell’innamoramento

Il periodo d’oro dell’innamoramento, accompagnato dalla sensazione di avere un’enorme energia che ci sosteneva, è ormai un ricordo. Tutto sommato è passato poco tempo eppure le cose sono drammaticamente cambiate.

Momenti di malumore e di distanza sono diventati abbastanza frequenti, così come le discussioni che sembrano non cambiare niente se non l’umore di entrambi i partner. Anche sotto le lenzuola, capita spesso che lei e lui si girino dall’altra parte dandosi le spalle, piombando in un sonno che sembra una coltre inaccessibile. Il piacere, il gioco, i progetti comuni futuri sono scomparsi dall’orizzonte condiviso.

Si affacciano i primi interrogativi sulla crisi in atto: sarà il caso di fare qualcosa? Di iniziare a pensare che se la situazione non cambia sarebbe meglio lasciarsi piuttosto che continuare così? Ma prima, anche per tutto quello che c’è stato e per l’affetto che forse ancora c’è, vale la pena di riflettere su alcuni punti.

Di chi è la responsabilità?

Un primo punto importante è: chiediamoci quanto siamo convinti che la colpa sia dell’altro perché non capisce, dovrebbe mostrare più supporto e apprezzamento, che dovrebbe comportarsi diversamente… insomma che l’altro sia il problema e quindi ci aspettiamo un cambiamento che non arriva. Siamo diventati bravissimi ad analizzare la mimica facciale del nostro interlocutore per leggerne le emozioni e cercare dei segnali che innescano un rimuginio costante. Ma la situazione non fa che sclerotizzarsi ripetendo gli stessi meccanismi che portano ad uno svuotamento di energie.

Attenzione: se sono troppo concentrato sulle mancanze dell’altro mi privo del riconoscimento della mia personale capacità di cambiamento. Forse in generale sono portato a svalutarmi, ho un’autostima bassa e mi aspetto che sia l’altro a fare qualcosa per il mio benessere…Probabilmente è un problema antico, di cui facilmente possiamo rintracciare l’origine nel rapporto con i nostri genitori però se mi rendo conto che le cose stanno così è importante farci aiutare, rivolgerci ad un terapeuta che sia in grado di sostenerci e di comprendere la situazione. La sensazione di essere bloccati in una relazione insoddisfacente può essere causa di depressione, vale la pena di provare a fare qualcosa. Tutto sommato la condizione più sana, quando ci troviamo in una relazione insoddisfacente, dovrebbe essere la possibilità e la libertà di cambiare.

Il senso di colpa

Oppure un altro motivo che frena dal mettere in discussione la relazione può essere il senso di colpa nei confronti dei figli, dello stesso partner o della famiglia allargata (che dirà mamma?) o ancora la paura di potercela non fare da soli, non solo economicamente ma nell’affrontare la solitudine casalinga.

Mettersi nei panni dell’altro

Penultimo ma senz’altro non meno importante aspetto è la difficoltà introspettiva ovvero la difficoltà a guardarsi dentro in maniera autentica e riconoscere ciò che si sente nella relazione con l’altro e dare quindi valore a ciò che si vorrebbe.  Ad esempio, se dico a me stessa “mi sento delusa perché lui non mi ascolta e non da valore al mio lavoro” vuol dire che ho percepito la mia delusione e che sentirmi ascoltata e sostenuto dall’altro per me è importante, mi fa sentire bene e me lo aspetto dal mio compagno.

Se invece mi sento confusa e sono portata a pensare “non era il momento giusto per parlare, oppure tanto è fatto così” mi trovo in uno stato di confusione nel rapporto con me stessa e rispetto a quello che voglio.

Il rispetto della libertà reciproca

Ultimo punto importante, molto importante è il rispetto della libertà reciproca. Spesso all’interno della coppia uno dei due ha maggior desiderio di esplorare il mondo, di fare esperienze, di aprirsi agli altri. È un bisogno naturale che va a braccetto con un certo modo di essere che va rispettato.

Se ci sentiamo oppressi e chiusi perché il partner non tollera il nostro allontanamento ed è ben lontano dal condividerlo, questo può diventare nel tempo fonte di grande malessere per via della autocostrizione che ci si infligge.

Come affrontare tutto ciò?

Se non si arrivano ad avere le idee chiare parlandone in coppia o tra sé e sé, è importante rivolgersi ad un terapeuta di coppia per una consultazione naturalmente se entrambi la sentono come una strada percorribile.

In alternativa ci si può rivolgere ad un terapeuta individuale per chiarirci noi le idee e avviare poi un confronto a casa con il lui/lei di turno.

La scelta finale può anche essere l’accettazione dei limiti della relazione, in maniera consapevole. Sarà sempre molto diverso dalla rassegnazione passiva che porta a covare molta rabbia e quindi malessere personale.

Dott.ssa Marcella Dittrich
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