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Osservate l’evoluzione della vostra arte: capirete un po’ di più di chi siete

L’inconscio non si racconta a parole: decide di aprirsi e manifestarsi usando linguaggi che non hanno a che vedere con la mente razionale. In psicoterapia la narrazione di sé e degli eventi della vita è importante, ma rappresenta una parte della cura: i veri meccanismi segreti della psiche e del corpo si nascondono nel buio e nel silenzio dell’inconscio, e lì vanno ricercati.

Il dipinto “a fasi”: un esercizio di esplorazione interiore

Un esercizio che può rivelare molto di noi è il dipinto “a fasi”. Non ha importanza se non si possiede un vero e proprio talento pittorico: il senso di questo esercizio è l’emersione progressiva dei messaggi inconsci, nell’ottica della rivelazione di sé e delle risorse innate di autocura.

Strumenti, preparazione e via: si inizia a dipingere

Serve munirsi di una tela e di un set di pennelli e di colori acrilici: è possibile usare pastelli, pennarelli e tempera, ma il colore acrilico consente di sovrapporre più strati (cioè fasi) in tempi differenti. Eventualmente si può optare per la creazione di un mosaico con la carta colorata o con i ritagli dei giornali.


Si sceglie un momento tranquillo della giornata e si inizia a dipingere: il soggetto deve essere il più possibile istintivo, immediato, spontaneo. Si possono dipingere macchie di colore, figure o forme: importa che l’opera sia il prodotto di un’energia rapida, non ragionata. Nella prima sessione pittorica si deve arrivare alla sensazione che l’opera sia compiuta: accade quando niente esce più dalla voce interiore, nessun tratto sembra più necessario.

L’osservazione e le aggiunte successive

Il dipinto va messo in un luogo visibile, dove si passa spesso: deve presentarsi frequentemente agli occhi. A un certo punto si decide di ritornare lì, e si dedica un tempo quieto alla sua osservazione finché emergono le aggiunte che si sentono necessarie. E l’opera inizia a modificarsi: sopra la base del primo lavoro si sovrappone la seconda, anche se magari si tratta solo di una pennellata in più.

Le ripetizioni del lavoro sull’opera devono proseguire finché la visione del risultato è piena, completa, e dentro si avverte una soddisfazione tangibile: non si tratta di compiacimento estetico, ma del messaggio dell’inconscio giunto alla manifestazione.


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Il valore terapeutico del dipinto “a fasi”

L’ideale sarebbe creare questo quadro per poi discuterne in psicoterapia, ma può dare qualche risultato anche in solitudine: è vietato ragionarci su, mentre le associazioni libere dettate dalle immagini sono il principio della cura. Si “sente” cosa abbia mosso le mani nella creazione dei diversi strati, si intuisce il percorso dinamico che ha portato alle modifiche, agli ampliamenti, al cambiamento del disegno originario. E la rivelazione di sé diventa ogni giorno più vicina.