Osteoporosi e fratture da fragilità. Conosciamole insieme!

Autore: Dott. Francesco Pezzillo
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

L’osteoporosi è una delle patologie più comuni tra gli anziani. Ma di cosa si tratta? Scopriamolo insieme con il Dott. Francesco Pezzillo, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Roma

Che cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una patologia che si manifesta con una consistente riduzione delle dimensioni dell’osso ed una trasformazione nella sua struttura. I sintomi possono non essere evidenti sin dal principio, in quanto le alterazioni ossee si producono in modo progressivo. Le alterazioni infragiliscono l’osso rendendolo più propenso alla frattura.

Quali zone colpisce l’osteoporosi?

Le parti del corpo più colpite da questa malattia sono anche, spina dorsale (tanto nella zona lombare quanto nella toracica), polso e spalle. Non avendo sintomi evidenti, l’osteoporosi deve essere diagnosticata attraverso esami specifici o si riconoscerà solamente in seguito ad una frattura causata anche da traumi lievi.

Qual è la fascia d’età maggiormente colpita?

L’osteoporosi inizia a manifestarsi nella maggior parte dei casi verso i trent’anni d’età. Nella donna peggiora esponenzialmente dopo la menopausa. I sintomi dell’osteoporosi aumentano con la vecchiaia, ed in media colpisce una donna su tre ed un uomo su cinque. Esistono metodi di prevenzione se individuata con tempo a trattata correttamente.

Esistono diverse tipologie di osteoporosi?

Possiamo individuare tre differenti tipi di osteoporosi:

  1. Post-menopausale: si genera con l’abbassamento del livello di estrogeni. All’incirca il 25% delle donne di questa età soffre di osteoporosi soprattutto nella zona della colonna vertebrale;
  2. Senile: riguarda il 6% della popolazione indipendentemente dal sesso. Colpisce tanto vertebre quanto ossa lunghe e bacino;
  3. Secondaria: si manifesta come conseguenza di patologie endocrine (morbo di Crushing, disturbi della tiroide e della paratiroide), di neoplasie (conseguenti a terapie anti tumorali), di patologie croniche come la bronco pneumopatia cronica ostruttiva, il diabete mellito o lo scompenso cardiaco, di infermità reumatiche come l’artrite o per cure prolungate a base di farmaci cortisonici, anti-epilettici, immunosoppressori, ormonali…

Fattori di rischio

Diversi fattori possono influire sulla comparsa dell’osteoporosi:

  • Vecchiaia;
  • Sesso (la donna è più predisposta);
  • Fratture vertebrali o osteopenia individuate con la radiografia;
  • Terapie con farmaci corticosteroidei;
  • Farmaci per la riduzione della struttura ossea;
  • Alcol;
  • Fumo;
  • Artrite reumatoide;
  • Malattie endocrine;
  • Disturbi dell’apparato gastro-intestinale;
  • Perdita di peso consistente e repentina e magrezza eccessiva.

Quali complicazioni può causare l’osteoporosi?

Il rischio più comune è quello della frattura ossea. Questo rischio colpisce soprattutto la spina dorsale, i polsi, le spalle e le anche rendendoli sensibili anche ai traumi più insignificanti.

La frattura da osteoporosi non è da sottovalutare, in quanto può essere causa di altre fatture e fattore di rischio di morte. All’incirca il 28% di pazienti di sesso femminile e il 37% di sesso maschile che vengono ricoverati per frattura da osteoporosi, muoiono nel giro di un anno dalla lesione.

Come si diagnostica l’osteoporosi?

La diagnosi di osteoporosi prevede la ricerca di eventuali fattori di rischio e la valutazione di possibili cause di osteoporosi secondaria. Ci si può avvalere di diversi esami quali: la MOC (mineralometria ossea computerizzata, detta anche densitometria ossea), esame che andrebbe effettuato in tutte le donne oltre i 65 anni e negli uomini oltre i 70 anni, la morfometria vertebrale (una metodica di misurazione delle altezze dei corpi vertebrali dei tratti dorsale e lombare della colonna vertebrale) e l’esame radiografico della colonna vertebrale.

La MOC misura la densità ossea comparandola con quella di un adulto medio. Da questo esame si otterrà il T-score, ossia un confronto tra il risultato del paziente e la densità ossea di un individuo adulto di stessa razza e sesso.

La OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito i seguenti criteri: se il T-score è minore di -2,5 DS si parlerà di osteoporosi, se si trova tra -1 e -2,5 DS si tratterà di osteopenia e se non supera il -1 DS la situazione generale è considerata normale.

Come si cura l’osteoporosi?

Il trattamento sarà necessario in questi casi:

  • Frattura vertebrale o dell’anca;
  • T-score inferiore o uguale a -2,5 DS nelle zone del femore o delle vertebre lombari;
  • Osteopenia diagnosticata in un uomo maggiore di 50 anni ed in una donna in fase post-menopausale.

In presenza di queste caratteristiche si procederà con un trattamento farmaceutico. Si preferiranno prevalentemente terapie anti-riassorbitive, tra le quali: bisfonati, modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni, cure ormonali sostitutive, medicamenti anabolici, i farmaci con doppia azione antiriassiorbitiva e anabolica e gli anticorpi monoclonali (ad esempio l’inibitore del RANK-L).

La terapia si protrae per una durata di all’incirca 3/5 anni, ed il medico potrà decidere se prolungarla ulteriormente in base alle condizioni generali del paziente.

Si può prevenire?

Per prevenire bisognerebbe iniziare già dall’adolescenza a controllare i fattori di rischio ed a prendersi cura dello stato delle ossa. Come farlo?

  • Curando l’alimentazione (frutta, verdura, alimenti ricchi di calcio come yogurt, latte e formaggi) e limitando il sale nella dieta;
  • Controllando di avere un apporto corretto di Vitamina D, e se necessario prendendo integratori (soprattutto dopo i 50 anni);
  • Cercando una esposizione solare giornaliera;
  • Facendo attività fisica per migliorare postura, equilibrio, forza ed agilità;
  • Smettendo di fumare;
  • Limitando il consumo di alcool;
  • Sottoponendosi ad un controllo medico costante.

Per quanto riguarda la frattura, la prevenzione si realizza evitando i traumi da caduta. Si cercherà quindi di curare la vista, i problemi di equilibrio e di limitare l’uso di tranquillanti, soprattutto nelle persone anziane. Si consiglia l’utilizzo di scarpe con suola di gomma e, se necessario, di bastoni o deambulatori. Le stanze devono essere ben illuminate, avere diversi punti di sostegno e togliere oggetti che possano essere causa di caduta (come tappeti).

Dott. Francesco Pezzillo
Ortopedia e Traumatologia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Questo sito Web utilizza cookie propri e di terzi per raccogliere informazioni al fine di migliorare i nostri servizi, per mostrarle pubblicità relative alle sue preferenze, nonché per analizzare le sue abitudini di navigazione..