Perché è importante eseguire ecografie in gravidanza?

Autore: Dott.ssa Elsa Viora
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Si sente spesso parlare di ecografia ostetrica durante una gravidanza: perché è importante eseguirla? Ce lo spiega la nostra esperta in Ginecologia e Ostetricia a Torino, la Dott.ssa Elsa Viora

Che cos’è l’ecografia ostetrica?

Lo studio ecografico è una procedura che, attraverso delle onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) che attraversano i tessuti, permette allo specialista di analizzare gli organi del nostro corpo. Quando viene eseguita un’ecografia in gravidanza, le onde trasmesse dalla sonda appoggiata sull’addome della donna arrivano al feto ed inviano nuove onde al macchinario che verranno poi trasformate in immagini. Grazie all’ecografia, è possibile vedere il feto in modo dettagliato.

Perché è importante eseguire l'ecografia in gravidanza?

È importante eseguire un’ecografia in gravidanza per diverse ragioni:

  • Individuare il numero di embrioni e l’epoca della gravidanza
  • Visualizzare l’attività cardiaca del feto
  • Stabilire la posizione del feto e monitorarne lo sviluppo

In genere, si eseguono due esami ecografici durante una gravidanza fisiologica, uno a 11-13 settimane ed uno a 19-21 settimane di età gestazionale. Quest’ultima viene calcolata a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione.

Ecografia nel primo trimestre

Il primo trimestre corrisponde al periodo che va dall’inizio della gestazione fino a 13 settimane e 3 giorni. Questa ecografia, che può essere eseguita per via vaginale o trans-addominale, permette allo specialista di:

  • Visualizzare il sacco gestazionale (camera ovulare) che si trova all’interno dell’utero
  • Visualizzare l’embrione o il feto e valutarne l’attività cardiaca (per embrione s’intende il prodotto del concepimento fino a 10 settimane compiute, mentre si può parlare di feto a partire dal primo giorno dell’undicesima settimana)
  • Misurare la lunghezza dell’embrione o feto, della camera ovulare e del diametro biparietale per datare la gravidanza

La procedura più utilizzata nelle prime settimane (fino a 7 settimane) è quella che prevede l’introduzione di una sonda nella vagina (ecografia per via vaginale) in quanto consente di eseguire con più precisione una diagnosi di gravidanza.

A 11-13 settimane, con l’ecografia si può misurare la translucenza nucale (Nuchal Translucency o NT), termine che indica lo spessore dei tessuti molli dietro la nuca del feto (è stato scelto questo nome perché appare come un’area nera, translucente, all’ecografia). La translucenza nucale va misurata in un momento preciso della gravidanza, esattamente tra 11 e 13 settimane, cioè quando il feto ha una lunghezza compresa tra 40 e 85 mm e deve essere eseguita da medici preparati, che hanno fatto un corso specifico e si sono sottoposti a “verifica esterna di qualità” (VEQ).

L’ecografia per misurare la translucenza nucale rientra nei di screening “tradizionali” (test combinato, bi test, test integrato) e viene eseguita prima del prelievo di sangue (preferibilmente anche prima del test del DNA fetale): oltre all’età materna ed agli ormoni dosati nel sangue materno, la misura della NT rappresenta uno degli elementi che contribuiscono al calcolo del rischio di trisomia 21.

In caso di spessore uguale o maggiore di 3,5 mm, aumenta significativamente il rischio di patologia cromosomica e/o malformazione, motivo per cui verranno proposti degli esami aggiuntivi.

Ecografia nel secondo trimestre

L’ecografia del secondo trimestre serve per valutare sia il feto (mediante lo studio dell’anatomia fetale è possibile individuare alcune malformazioni fetali) sia la placenta ed il liquido amniotico.

Le patologie malformative maggiori, a cui sono dovuti la metà dei ritardi mentali ed un terzo delle ospedalizzazioni in età pediatrica, si manifestano nel 3% dei nati e sono la causa del 25% della natimortalità e del 45% della mortalità perinatale. Lo screening delle malformazioni fetali, consigliato da molte società scientifiche internazionali, viene eseguito attraverso l’ecografia del secondo trimestre, cosiddetta “morfologica” o “strutturale”, a 19-21 settimane di età gestazionale e consente di identificare circa il 40% dei feti con malformazioni.

L’ecografia diagnostica, la cosiddetta “ecografia di secondo livello” o “ecografia mirata” o “ecografia di riferimento”, ed ulteriori esami come la valutazione dopplerflussimetrica e l’ecocardiografia fetale sono invece consigliate alle donne con fattori di rischio che possono essere precedenti alla gravidanza o insorti durante la gestazione.

Ecografia nel terzo trimestre

Il terzo trimestre corrisponde al periodo di gestazione che va da 27 settimane compiute e termina con il parto.

L’ecografia che viene eseguita in questo periodo, su indicazione del medico/ostetrica curante, ha lo scopo di valutare la crescita del feto, la quantità di liquido amniotico e la sede della placenta. Per valutare la crescita del feto, lo specialità dovrà misurare:

  • La circonferenza addominale
  • La lunghezza del femore
  • L’estremo cefalico, cioè il diametro parietale (BPD) e la circonferenza cefalica

I dati ricavati vanno confrontati con delle tabelle di normalità specifiche per quella settimana di gravidanza (età gestazionale), in modo da stabilire se il feto è cresciuto regolarmente.

Inoltre, sempre attraverso lo studio ecografico, è possibile studiare l’anatomia del feto e visualizzare alcuni organi come lo stomaco, i reni, i ventricoli cerebrali, ecc.

Prima di eseguire l’esame, è molto importante stabilire l’epoca di gravidanza basandosi sulla data dell’ultima mestruazione e/o sugli esami ecografici precedenti: se è stata cambiata l’epoca presunta del parto (cosiddetta “ridatazione”) all’inizio della gravidanza, questa va considerata per valutare la crescita del feto.

Dott.ssa Elsa Viora
Ginecologia e Ostetricia

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