Piedi piatti: come curarli?

Autore: Prof. Nicola Marcello Portinaro
Pubblicato: | Aggiornato: 20/07/2018
Editor: Top Doctors®

Il piede piatto può essere trattato in diversi modi: la terapia chirurgica è quella più conosciuta, ma molte altre possono rivelarsi efficaci e meno invasive. Ne parla il Prof. Nicola Marcello Portinaro, esperto in Ortopedia pediatrica a Milano

Cos’è il piede piatto?

Il piede piatto è una malformazione del piede che consiste nell’assenza della curva plantare e che comporta una superficie d’appoggio della pianta del piede maggiore rispetto alla norma.

È un disturbo che può essere più o meno grave, le cui cause possono essere svariate:

  • Deformazioni congenite delle ossa del piede;
  • Malattie neuromuscolari;
  • Presenza di iperlassità dei legamenti;
  • Sviluppo insufficiente dei muscoli il cui ruolo è quello di sostenere la volta del piede.

Tutti i bambini presentano piede piatto; la volta plantare si forma gradualmente dai primi mesi di vita fino ai 6-8 anni, per consolidarsi e terminare solo verso i 10-12 anni di vita.

Quali trattamenti sono disponibili?

Seguendo le terapie e le strategie sotto elencate, in molti casi è possibile evitare l’intervento chirurgico:

  • Strategia di osservazione: nel caso in cui i piedi piatti non causino sintomatologia dolorosa è consigliabile non intervenire in nessun modo;
  • Trattamento tramite l’uso di ortesi plantari: il loro obiettivo è quello di lasciare maturare le ossa e di modellarle. Verso i 10-12 anni il piede assume la morfologia che conserverà nella vita adulta; se il disturbo è ancora presente e i dispositivi plantari non arrecano alcun sollievo al dolore provato dal paziente, potrà essere considerato necessario l’intervento chirurgico;
  • Stretching per allungare i muscoli della gamba e il tendine d’Achille;
  • Fisioterapia per migliorare il modo di camminare e di correre del paziente, in particolare se quest’ultimo pratica sport;
  • Perdere i chili in eccesso laddove presenti;
  • Prediligere sport quali ciclismo e nuoto;
  • Non praticare con grande intensità altre attività quali corsa, lunghe camminate, pallavolo, pallacanestro e altre che causino un urto continuo del piede contro il terreno;
  • Evitare le scarpe coi tacchi;
  • Cercare di camminare a piedi nudi ogniqualvolta sia possibile.

E la terapia chirurgica?

Se il paziente prova dolore quando appoggia il piede a terra, o se l’osservazione radiologica mostra una malformazione piuttosto importante, potrebbe essere indicato intervenire chirurgicamente.

La chirurgia prevede di inserire una vite sotto l’osso del tarso e di fissarla sul calcagno, con l’obiettivo di impedire al piede di scivolare verso l’interno durante l’appoggio.

L’operazione viene effettuata in regime di Day Hospital e in anestesia locale; il paziente può camminare già dopo due ore dall’intervento. Viene consigliato l’uso delle stampelle per qualche giorno, mentre non è necessario il gesso.

Prof. Nicola Marcello Portinaro
Ortopedia pediatrica

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