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Protesi d’anca con accesso anteriore: quando è indicata e come avviene il recupero?

La protesi d’anca con accesso anteriore può favorire un recupero iniziale più rapido in alcuni pazienti, ma non è dimostrato che sia superiore a lungo termine. La scelta va personalizzata. Uno studio randomizzato con follow-up medio di 7,5 anni aiuta a distinguere i vantaggi delle prime settimane dai risultati nel tempo.

Quando si prende in considerazione una protesi d’anca?

La scelta dell’accesso chirurgico viene dopo una domanda più importante: serve davvero una protesi? Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), nella linea guida NG157 riesaminata nel dicembre 2024, indica che la sostituzione articolare viene in genere proposta quando dolore e limitazione del movimento persistono nonostante trattamenti non chirurgici, come fisioterapia, interventi sullo stile di vita e terapia antalgica. La decisione richiede una valutazione individuale.


Anche l’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS), nella linea guida 2023 sull’artrosi dell’anca, distingue il trattamento conservativo dalla chirurgia. Per l’artrosi sintomatica lieve o moderata, la fisioterapia può essere considerata per ridurre dolore e migliorare la funzione. Quando si arriva alla protesi, la stessa linea guida non indica un accesso chirurgico preferibile per tutti: la qualità dell’evidenza è definita alta, ma la raccomandazione è moderata per l’eterogeneità degli studi.

Che cos’è l’accesso anteriore e in quali pazienti può essere utilizzato?

Con accesso anteriore si indica la via con cui il chirurgo raggiunge l’articolazione dalla parte anteriore dell’anca. Non è un tipo diverso di protesi, ma un modo diverso di eseguire l’intervento. Una meta-analisi del 2025 di Ghandour e colleghi ha confrontato accesso anteriore e posteriore in 27 studi e 44.477 pazienti, mostrando risultati simili per revisione, lussazione e fratture.


Non esiste, nelle linee guida citate, una soglia di età o un singolo parametro che renda automaticamente “indicata” la via anteriore. L’AAOS specifica che la scelta deve essere individualizzata in base alle caratteristiche del paziente e all’esperienza del chirurgo. La raccomandazione deriva da una revisione sistematica della letteratura aggiornata fino ad agosto 2023 e conclude che ogni accesso presenta benefici e rischi propri.

Cosa cambia davvero tra accesso anteriore e altri accessi chirurgici?

Una meta-analisi del 2025 basata su 17 studi randomizzati e 1.575 pazienti ha rilevato, con l’accesso anteriore, un dolore medio inferiore di 0,79 punti il primo giorno e un Harris Hip Score superiore di 3,41 punti a un mese. In compenso, il tempo operatorio risultava più lungo di 14,5 minuti in media. I dati suggeriscono quindi un vantaggio soprattutto nella fase iniziale, non una superiorità assoluta.


La meta-analisi di Ghandour, su 44.477 pazienti, ha inoltre rilevato una degenza più breve di 0,31 giorni e un’incisione mediamente più corta di 33,75 mm con l’accesso anteriore rispetto al posteriore. Le differenze sulle complicanze maggiori non erano invece significative: il rischio relativo di revisione era 0,90 e quello di lussazione 0,78, con intervalli di confidenza compatibili anche con l’assenza di differenza.


I vantaggi dell’accesso anteriore rimangono dopo alcuni mesi?

Il punto più utile per il paziente è capire cosa resta di questi vantaggi nel tempo. Nella meta-analisi randomizzata del 2025, la differenza nel dolore non era più significativa a un mese e quella nell’Harris Hip Score non lo era più a tre mesi; a un anno la differenza media del punteggio era di appena -0,3 punti. Il possibile vantaggio sembra quindi concentrarsi soprattutto nella fase iniziale del recupero.


Il follow-up randomizzato pubblicato da Roberts e colleghi nel 2024 arriva ancora più lontano. Dei 101 pazienti iniziali, 93 erano eleggibili alla valutazione a una media di 7,5 anni. L’Harris Hip Score era 95,3 con l’accesso anteriore e 93,5 con il mini-posteriore; l’Hip disability and Osteoarthritis Outcome Score era 97,4 contro 96,3. Nessuna differenza raggiungeva una rilevanza clinica minima.

L’accesso anteriore è quindi migliore dell’accesso posteriore?

Dire che l’accesso anteriore sia “migliore” in assoluto non è supportato dalle evidenze disponibili. L’AAOS, sulla base di evidenze di qualità alta, non raccomanda un accesso preferenziale. I dati del 2025 e il follow-up a 7,5 anni suggeriscono piuttosto un possibile vantaggio nel recupero precoce, mentre gli esiti funzionali tendono ad avvicinarsi nei mesi e negli anni successivi.

Come avviene il recupero dopo una protesi d’anca con accesso anteriore?

Il recupero inizia presto, indipendentemente dall’accesso. Il NICE raccomanda che fisioterapista o terapista occupazionale offrano la riabilitazione il giorno stesso dell’intervento, quando possibile, e comunque non oltre 24 ore. Mobilizzazione, esercizi e indicazioni sulle attività quotidiane fanno parte di questa fase. L’AAOS considera supportati da evidenze di qualità alta sia la fisioterapia formale sia un programma di esercizi domiciliari non supervisionati dopo protesi totale d’anca.


Non esiste, nelle fonti selezionate, un giorno unico valido per togliere gli ausili, guidare o tornare al lavoro. La meta-analisi del 2025 mostra che il vantaggio sul dolore è già non significativo a un mese e quello funzionale a tre mesi; lo studio di Roberts non rileva differenze clinicamente importanti a 7,5 anni. Tempi e obiettivi devono quindi essere adattati al recupero reale del singolo paziente.

Quali rischi e limiti bisogna conoscere prima di scegliere l’accesso anteriore?

Anche i rischi vanno letti senza semplificazioni. Nella meta-analisi di 17 studi randomizzati, il rischio relativo di lesione nervosa risultava 7,37 volte maggiore con l’accesso anteriore rispetto agli accessi convenzionali, su 858 pazienti di 8 studi. Nello stesso lavoro, lussazione, infezione, complicanze della ferita, trombosi e revisione entro un anno non mostravano differenze statisticamente significative.


I dati più recenti aggiungono un elemento importante. Uno studio multicentrico pubblicato nel luglio 2026 su 11.783 protesi primarie non ha trovato differenze significative nel rischio complessivo di complicanze chirurgiche a un anno. La lussazione è stata osservata nello 0,4% dei casi con accesso anteriore contro l’1,9% con accesso posteriore, mentre le infezioni superficiali erano l’1,6% contro lo 0,8%. Trattandosi di uno studio osservazionale, questi dati non dimostrano da soli un rapporto causa-effetto.

Come prepararsi all’intervento e favorire un recupero sicuro?

Prima dell’intervento è utile chiarire con l’ortopedico perché viene proposta una protesi, perché viene scelto un determinato accesso e quali obiettivi di recupero sono realistici. Il NICE raccomanda un processo di decisione condivisa e una riabilitazione avviata entro 24 ore. L’AAOS ricorda che non esiste un accesso universalmente preferibile: la scelta deve tenere conto del paziente e dell’esperienza del chirurgo.


Dopo l’intervento, il programma riabilitativo deve essere seguito secondo le indicazioni ricevute prima della dimissione. Il NICE prevede che il paziente riceva istruzioni sulla riabilitazione autonoma e raccomanda una nuova valutazione ortopedica in presenza di dolore nuovo o in peggioramento, zoppia o perdita di funzione. Scelta dell’accesso e tempi di recupero richiedono sempre una valutazione specialistica individuale.


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Riferimenti APA

  1. American Academy of Orthopaedic Surgeons. (2023). Management of osteoarthritis of the hip: Evidence-based clinical practice guideline. American Academy of Orthopaedic Surgeons.
  2. National Institute for Health and Care Excellence. (2020). Joint replacement (primary): Hip, knee and shoulder (NICE Guideline NG157). Last reviewed December 19, 2024. NICE.
  3. Roberts, H. J., Hadley, M. L., Mallinger, B. D., Sierra, R. J., Trousdale, R. T., Pagnano, M. W., & Taunton, M. J. (2024). A randomized clinical trial of direct anterior versus mini-posterior total hip arthroplasty: Small, early functional differences did not lead to meaningful clinical differences at 7.5 years. The Journal of Arthroplasty, 39(9 Suppl 1), S97-S100.
  4. Ghandour, M., Salomon, O., Hammouchi, M., et al. (2025). Direct anterior approach versus posterior approach in total hip arthroplasty: A systematic review and meta-analysis. Journal of Orthopaedics, 65, 233-250.
  5. Liu, R., Zhao, Y., Yu, Z., Liu, C., Sun, Q., & Nan, X. (2025). Comparative efficacy of direct anterior approach versus conventional surgical approaches in total hip arthroplasty: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. Journal of Orthopaedic Surgery and Research, 20, 837.
  6. Guarin Perez, S. F., Roberts, H. J., Restrepo, D. J., et al. (2026). Comparison of the type, impact, and resolution of complications following direct anterior versus posterior approach total hip arthroplasty: A multicenter propensity-weighted analysis. JBJS Open Access, 11(3), e26.00172.