Quanto incide il diabete nella sopravvivenza?

Autore: Prof.ssa Graziella Bruno
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Editor: Jennifer Verta

Se non diagnosticato precocemente il diabete può arrivare a danneggiare seriamente vari organi, cuore e reni in primis. Fortunatamente, cambiando stile di vita ed alimentazione è possibile evitare ciò. La Prof.ssa Graziella Bruno, esperta in Diabetologia e Medicina Interna a Torino, ci spiega come affrontare serenamente la patologia.

Quanto è diffuso il diabete?

Il diabete è una malattia caratterizzata da valori elevati di glucosio nel sangue. La forma più frequente è il diabete tipo 2, generalmente associato a sovrappeso, soprattutto a livello addominale, familiarità per diabete, ipertensione e ipertrigliceridemia. Di questa forma di diabete è affetta il 6-7% delle persone tra i 50 e i 64 anni, mentre tra i 65 e i 74 anni la frequenza è 3 volte più alta. In Piemonte, tra i 65 ed 79 anni ad una persona su sette è stato diagnosticato il diabete ed il numero aumenta ulteriormente nella fascia tra gli 80 ed 94 anni. A questi, vanno aggiunti i diabetici che non sanno ancora di essere affetti dalla malattia, perché ancora asintomatica. Nel resto dell’Italia non va meglio; secondo le ultime statistiche un diabetico su tre non ha ancora ricevuto la diagnosi per diabete. La patologia infatti non viene spesso riscontrata prima di 6-7 anni dal suo sviluppo e questo implica che le arterie, il cuore, i reni, la retina e le fibre nervose saranno già danneggiati al momento della diagnosi. Ecco dunque perché le complicanze del diabete possono incidere fortemente sulla sopravvivenza, riducendo l’aspettativa di vita di 8-10 anni rispetto a una persona senza diabete a parità di età.

Quali sono le cause del diabete?

La diffusione del diabete a livello mondiale coinvolge sempre più persone ogni anno. La principale causa risulta essere la modifica delle abitudini alimentari dell’intera popolazione mondiale. L’aumento delle calorie ingerite giornalmente a causa della maggiore disponibilità di cereali raffinati e, parallelamente, la diminuzione dell’attività fisica sta infatti colpendo tutte i paesi industrializzati, compresa l’Italia, con sempre maggiori casi di diabete mellito. Tuttavia, un ruolo importante hanno anche fattori demografici. L’allungamento della vita media, infatti, ha radicalmente cambiato negli ultimi decenni la distribuzione per classe di età della popolazione generale, con l’aumento delle persone oltre i 65 anni.

Quali sono le complicanze più frequenti del diabete?

I dati della Regione Piemonte sono emblematici della quantità di possibili complicazioni che colpiscono i soggetti diabetici. Ogni anno, infatti, un diabetico deve ricorrere alla dialisi quattro volte in più rispetto ai soggetti non affetti dalla patologia; lo stesso soggetto ha anche una percentuale di rischio di ricovero per cardiopatia ischemica doppia e può subire un’amputazione 8 volte in più. Oltre il 50% del costo diretto della cura del diabete è attualmente causato dai ricoveri ospedalieri. In media, 1 diabetico su 5 viene ricoverato ogni anno. La buona notizia è che larga parte di queste complicanze potranno essere evitate in futuro tramite la diagnosi precoce e la rapida adozione dei corretti approcci comportamentali e farmacologici, adattati alla singola persona su indicazione del medico specialista.

Il ruolo della diagnosi precoce

Recentemente, l’autorevole New England Journal ha pubblicato un lavoro scientifico svedese che ha dimostrato in modo inequivocabile come la mortalità di una persona non diabetica con valori ottimali di glicemia, pressione arteriosa, lipidi, che non fumi e non abbia microalbuminuria ha un rischio sostanzialmente simile a una persona non diabetica di incorrere in infarto, ictus o di morte rispetto. Il rischio aumenta di 4-5 volte invece in coloro che non hanno valori stabili in queste cinque variabili. Questo studio è molto importante perché conferma l’importanza della diagnosi precoce e dell’individualizzazione della terapia, che deve affrontare tutti i fattori di rischio cardiovascolare, non solo la glicemia.

Come deve cambiare lo stile di vita di una persona affetta da diabete?

Una persona a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 2 deve serenamente affrontare un percorso con il proprio medico specialista di fiducia, in modo da cogliere l’occasione della diagnosi, che generalmente avviene in età matura, per dedicare un po’ di tempo alla riorganizzazione del proprio stile di vita. L’attività fisica e la dieta personalizzata sono aspetti cruciali, sia per ridurre il sovrappeso, sia per ottenere un miglior controllo della glicemia e dei lipidi. Qualora fosse indispensabile l’approccio farmacologico, questo va affrontato con serenità, con la consapevolezza che la ricerca degli ultimi 10-20 anni ha consentito di mettere a disposizione degli specialisti un’ampia scelta di farmaci, per cui la terapia può essere personalizzata sulla base delle caratteristiche di ogni singola persona.

Prof.ssa Graziella Bruno
Diabetologia

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