Riconoscere la trombosi venosa per curarla con efficacia

Autore: Dott.ssa Anita Carlizza
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

 

La Dott.ssa Anita Carlizza, esperta in Angiologia a Roma, ci spiega come riconoscere la trombosi venosa, una patologia che colpisce prevalentemente gli arti inferiori

 

Cos’è la trombosi venosa?

La trombosi venosa consiste in un coagulo abnorme all’interno di una vena, può colpire vene superficiali o profonde ed accompagnarsi ad un’infiammazione della parete del vaso più o meno evidente. Sono comunemente impiegati come sinonimi i termini flebite e tromboflebite. L’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda possono essere identificate come diverse manifestazioni della malattia tromboembolica venosa, la cui incidenza aumenta con l’avanzare dell’età. Il tromboembolismo venoso (TEV) è temibile non solo per l’embolia polmonare potenzialmente fatale, ma anche per le sequele a distanza, invalidanti, come l’ipertensione polmonare tromboembolica cronica e la sindrome post-trombotica degli arti inferiori. Sono necessari dunque una adeguata prevenzione nei soggetti a rischio ed un adeguato trattamento dei soggetti colpiti.

 

Tromboembolismo e trombosi venosa: quali sono i fattori di rischio?

L’interazione tra diversi fattori di rischio è alla base del TEV. Il termine “trombofilia” denota la predisposizione, genetica o acquisita, alla trombosi, associata ad ipercoagulabiltà. L’evento trombotico si verifica generalmente a seguito dell’interazione fra più fattori (ereditari e/o acquisiti). Tra i fattori di rischio acquisiti ricordiamo:

  1. Età avanzata
  2. Immobilizzazione prolungata
  3. Ictus o paralisi
  4. Precedente tromboembolismo venoso (TEV)
  5. Cancro e trattamento oncologico
  6. Varici degli arti inferiori
  7. Insufficienza cardiaca
  8. Chirurgia maggiore (in particolare interventi all’addome, pelvi ed arti inferiori)
  9. Traumi (in particolare frattura del bacino, anca ed arti inferiori)
  10. Apparecchi gessati
  11. Obesità
  12. Malattie infiammatorie croniche intestinali
  13. Sindrome nefrosica
  14. Malattia polmonare cronica ostruttiva
  15. Gravidanza e puerperio
  16. Uso di anticoncezionali

 

Sintomi e diagnosi della trombosi venosa

I principali sintomi della trombosi venosa sono:

  1. Aumento delle dimensioni dell’arto
  2. Aumento della temperatura cutanea
  3. Dolore spontaneo o dolore causato dallo stiramento dei muscoli
  4. Edema franco
  5. Circoli venosi superficiali evidenti
  6. Cianosi
  7. Rossore

Tuttavia questi segni e sintomi non sono specifici e possono essere causati anche da altre condizioni morbose. Pertanto la diagnosi di trombosi venosa deve essere sempre confermata da un ecocolorDoppler o almeno un’ecografia con test di compressione. La TC multistrato con mezzo di contrasto confermerà la diagnosi di embolia polmonare. Il test del D-Dimero è estremamente sensibile, ovvero positivo in molte situazioni, ma scarsamente specifico per il TEV. Ha un elevato valore predittivo negativo entro i primi 7-15 giorni dall’insorgenza dei sintomi. 

 

Trattamento della trombosi venosa

I farmaci impiegati per il trattamento del tromboembolismo venoso comprendono gli anticoagulanti somministrati per via sottocutanea, di cui vengono maggiormente usati quelli a basso peso molecolare, e gli anticoagulanti orali. Gli anticoagulanti orali anti-vitamina K richiedono il monitoraggio di laboratorio con il controllo periodico dell’INR (Rapporto Internazionale Normalizzato). Da qualche anno tuttavia sono stati introdotti i cosiddetti nuovi anticoagulanti orali che non richiedono il monitoraggio di laboratorio e dunque semplificano la terapia. Molto importante infine è l’uso regolare della calza elastica terapeutica per prevenire la sindrome post-trombotica.

 

Dott.ssa Anita Carlizza
Angiologia

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