Sensibilità al glutine non celiaca: un disturbo da non sottovalutare
La sensibilità al glutine non celiaca (conosciuta anche con il termine inglese non-celiac gluten sensitivity) è una condizione sempre più discussa in ambito gastroenterologico. Pur non essendo classificata come malattia autoimmune né come allergia alimentare, provoca disturbi gastrointestinali e sistemici in seguito all’assunzione di glutine, senza però determinare i danni intestinali tipici della celiachia. Ne parliamo con la Dott.ssa Emanuela Tedesco, specialista in Gastroenterologia.
Che cos'è la sensibilità al glutine?
La sensibilità al glutine non celiaca è una reazione avversa al glutine contenuto nel frumento, nella segale e nell’orzo. A differenza della celiachia, non provoca alterazioni della mucosa intestinale né positività agli anticorpi specifici. Tuttavia, i pazienti riferiscono sintomi intestinali come gonfiore, dolore addominale, diarrea o stitichezza, che migliorano con la rimozione del glutine dalla dieta.
Sintomi principali
I sintomi possono essere simili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile e includono:
- Gonfiore addominale
- Dolori o crampi addominali
- Irregolarità dell’alvo (diarrea o stipsi)
- Nausea
- Stanchezza e cefalea
- Difficoltà di concentrazione (spesso descritta come “nebbia mentale”)
Spesso coesistono anche disturbi extra-intestinali, come dolori muscolari o articolari.
Diagnosi differenziale: come si distingue dalla celiachia?
La diagnosi della sensibilità al glutine non celiaca è di esclusione. È quindi fondamentale:
- Escludere la celiachia con test sierologici (anti-transglutaminasi, anti-endomisio) e, se necessario, biopsia duodenale.
- Escludere l’allergia al frumento con test allergologici specifici.
- Valutare la risposta clinica alla dieta priva di glutine: la riduzione dei sintomi dopo l’eliminazione del glutine può supportare la diagnosi.
È importante evitare l’autodiagnosi: seguire una dieta senza glutine prima degli accertamenti può falsare i risultati e rendere difficile una diagnosi corretta.
Trattamento e gestione
Attualmente, non esistono biomarcatori specifici per la sensibilità al glutine. Il trattamento si basa sulla dieta di eliminazione, che prevede l’esclusione del glutine per un periodo di tempo determinato (di solito 6-8 settimane), seguita da una reintroduzione controllata sotto supervisione medica.
Nei soggetti effettivamente sensibili, la sintomatologia migliora significativamente durante la fase di esclusione e si ripresenta con la reintroduzione del glutine. Tuttavia, la rigidità della dieta può variare rispetto alla celiachia, e in alcuni casi può essere sufficiente ridurre il consumo di glutine piuttosto che eliminarlo completamente.
Quando rivolgersi allo specialista?
In presenza di sintomi gastrointestinali ricorrenti, è importante rivolgersi ad un gastroenterologo per una valutazione accurata. L’intervento di uno specialista è essenziale per distinguere la sensibilità al glutine da altre condizioni, come la celiachia o la sindrome dell’intestino irritabile, e per evitare diete inutilmente restrittive.


