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Sviluppi delle discipline neuromuscolari a Padova: dalle origini all’era molecolare

Le malattie neuromuscolari rappresentano un ambito complesso della neurologia che, a Padova, ha avuto uno sviluppo unico a livello nazionale e internazionale. La città è infatti un centro d’avanguardia per la ricerca, la diagnosi e la cura, grazie alla sinergia tra Università, Associazioni, Biobanche e laboratori dedicati. Ne parliamo con il Prof. Corrado Angelini, specialista in Neurologia e Socio Fondatore della World Medical Society e della Associazione Italiana Miologia e Associazione Miastenia, membro del Direttivo Associazione Sclerosi Laterale Amiotrofica, Editor in Chief del giornale “Muscles”.

Le origini della ricerca neuromuscolare

Negli anni ’60 Massimiliano Aloisi fondò presso l’Università di Padova un Centro CNR, e con il Prof Giovan Battista Belloni e Hrayr Terzian della Clinica Neurologica della Università di Padova la prima Scuola di Miologia, formando una generazione di studiosi destinati a diventare punti di riferimento nella ricerca neuromuscolare. Venne identificato il trattamento della IperCkemia in un modello sperimentale. Parallelamente, si sviluppò un laboratorio di patologia muscolare, dove vennero introdotte tecniche innovative come la microscopia elettronica e i saggi enzimatici per la diagnosi di miopatie metaboliche e glicogenosi.

Nel 1961 nacque a Trieste l’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM), grazie anche alla collaborazione del distrofico Federico Milcovich, con Aloisi e Belloni. L’associazione, con sede successivamente a Padova, ha svolto un ruolo decisivo nel sostenere la ricerca e nel raccogliere fondi per i pazienti. Tale ruolo è stato poi assunto dal 1993 da Telethon in Italia e AFM in Francia.

L’espansione negli anni ’70 e ’80

Tra gli anni ’70 e ’80 il laboratorio padovano si arricchì di nuove metodologie diagnostiche, tra cui test biochimici e radiochimici. In questo periodo si consolidò anche l’attività di consulenza genetica, con campagne di screening mirate alla distrofia muscolare di Duchenne, e altre forme di distrofia dominanti (Facioscapoloomerale e Distrofia miotonica) che portarono a una riduzione dell’incidenza delle malattie genetiche in alcune aree del Veneto. Il Prof. Alan Emery trascorse il semestre di didattica di genetica molecolare a Padova nel 1984.

 

Nel 1978 venne istituito il Centro Regionale per le Malattie Neuromuscolari, che divenne un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutta Italia. Furono avviati i primi trials clinici multicentrici sulla distrofia di Duchenne, con l’aiuto del Prof. Steve Ringel, Neurologo di Denver nel Colorado, che nel 1983 svolse un sabbatico di ricerca clinica a Padova, sperimentando l’efficacia di diete, della fisioterapia e della terapia steroidea.

La svolta della biologia molecolare

Con l’arrivo delle moderne tecniche di biologia molecolare, il Centro di Padova poté compiere un salto qualitativo. Negli anni ’80-’90 furono introdotte metodiche come l’immunoistochimica e l’immunoblotting, ampliando le possibilità diagnostiche. La collaborazione internazionale fu decisiva: nel 1986 Eric P. Hoffman identificò la distrofina, proteina alterata nella distrofia di Duchenne, dando nuovo impulso alla ricerca padovana, che collaborava col Centro di Boston, poi trasferitosi a Pittsburgh e Washington, dove si recarono la Prof. Pegoraro e il Prof Luca Bello.

 

In questi anni il Centro contribuì anche all’identificazione di nuove forme di distrofie muscolari, scoprendo le proteine assenti nella Distrofie dei Cingoli per difetto di beta-sarcoglicano o disferlina, collaborando con scienziati italiani e stranieri tra cui il Prof.Brown di Boston. Parallelamente si formarono all’estero numerosi ricercatori che portarono le competenze acquisite a livello internazionale, ad esempio il Prof. Soraru all’Hammersmith Hspital a Londra, il Prof.Martinuzzi che studiò in California la encefalomiopatia mitocondriale MELAS.

Dalla ricerca clinica alle nuove terapie

Nel 2002 il Centro si trasferì all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare, rafforzando l’integrazione con i laboratori di genetica e biologia cellulare. Sono stati condotti studi epidemiologici su diverse forme di distrofia, inclusa la facio-scapolo-omerale e le distrofie dei cingoli. Inoltre, la ricerca sulle glicogenosi ha portato allo sviluppo di terapie sostitutive con enzimi ricombinanti, aprendo nuove prospettive di trattamento grazie alla collaborazione con il Prof. Marco Sandri.

Nuove terapie sono state sperimentate nella miastenia grave, nelle neuropatie, nella amiotrofia spinale e sclerosi laterale amiotrofica, in vari trials clinici.


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Un aspetto innovativo è rappresentato anche dall’identificazione del difetto molecolare della distrofia LGMD1F/D2, con lo studio con il Prof.Vincenzo Nigro della trasportina-3, proteina alterata in tale distrofia dei cingoli che conferisce resistenza all’infezione da HIV. La collaborazione con reti cliniche nazionali e internazionali tramite l’Associazione “Conquistando Escalones” ha permesso di monitorare i pazienti con tecniche avanzate di neuroimaging, migliorando il follow-up, con la valutazione della qualità di vita.

Conclusioni

Dalle prime osservazioni istologiche fino all’attuale era della genetica molecolare, Padova ha rappresentato un centro di eccellenza nello studio delle malattie neuromuscolari. Numerosi finanziamenti ottenuti da Telethon Grants, e la esistenza di una banca di DNA e tessuti hanno permesso grandi avanzamenti scientifici e identificazion di biomarkers utili per diagnosi e trattamento. L’impegno congiunto di ricercatori, clinici e associazioni ha permesso di sviluppare nuove tecniche diagnostiche, ridurre l’impatto di alcune patologie e avviare le prime sperimentazioni terapeutiche. Un percorso che dimostra come la collaborazione scientifica possa tradursi in benefici concreti per i pazienti.